Come scoprire se soffri di apnee notturne

Come scoprire se soffri di apnee notturne

A cura di Gioia Gioi MD, Specialista in Neurologia – Medico Esperto in Medicina del Sonno Certificato AIMS e ESRS. 


Le apnee notturne sono un disturbo legato alla respirazione durante il sonno, più frequentemente osservato negli obesi, ma diffuso anche in altri gruppi di individui.

Alcuni sintomi possono insinuare il sospetto di soffrire di apnee notturne, anche se non si è consapevoli di tutte le avvisaglie del problema. In questo caso, é fondamentale la testimonianza del partner o, nel caso dei bambini, dei genitori.

Le apnee notturne nei bambini sono meno frequenti che negli adulti e si stima che interessino l’1-3% dei bambini.

Cosa si intende con apnea notturna?

Per apnea notturna si intende l’interruzione completa (>90%) o parziale (del 30%) del flusso respiratorio per almeno 10 secondi, più volte nel corso della notte. Le apnee notturne possono essere classificate come ostruttive, centrali o miste.

Le prime sono le più frequenti e dovute a un’ostruzione nelle vie aeree. Le apnee notturne centrali sono meno diffuse e causate da una sospensione transitoria dello stimolo nervoso diretto ai muscoli respiratori. Le apnee notturne miste sono causate, invece, da entrambi i fattori precedenti.

Il sintomo per eccellenza nella sindrome delle apnee notturne è il forte russamento notturno, soprattutto per chi ha apnee ostruttive, con risvegli con fame d’aria. Non sempre il paziente ricorda i frequenti risvegli notturni, ma durante il giorno potrebbe sperimentare sonnolenza, proprio perché il sonno notturno è frammentato e non ristoratore.

Quando si soffre di apnee notturne, infatti, l’organismo tende a non stabilizzare il sonno profondo e rimanere in uno stato di sonno più leggero, per potersi svegliare più rapidamente in caso di mancanza d’aria. Ne consegue che stanchezza generale, difficoltà di concentrazione, irritabilità, ansia, apatia, mal di testa sono altri sintomi tipici che si avvertono durante il giorno.

In caso di sospetto di apnee notturne, il medico valuta i sintomi riferiti dal paziente e ascolta il racconto del partner, perché spesso il paziente è inconsapevole del russamento e/o dei risvegli notturni. La diagnosi però si effettua solo dopo aver eseguito un test chiamato polisonnografia, presso una struttura sanitaria o a casa.

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Cos’è la polisonnografia (e come funziona)?

La procedura non è invasiva e consiste in un esame del sonno, con la registrazione di parametri legati alle attività respiratoria, cerebrale, cardiaca, muscolare e oculare. Nelle ore precedenti alla polisonnografia, il paziente non deve consumare caffeina e alcolici e, se l’esame è effettuato presso una clinica, è incoraggiato a portare con sé pigiama o altri oggetti con i quali è abituato a dormire o ad addormentarsi, allo scopo di porlo nelle condizioni migliori per il rilassamento e, quindi, per monitorare il sonno come se avvenisse nell’ambiente casalingo.

Durante il sonno, i parametri fisiologici vengono rilevati attraverso elettrodi e sensori collocati su capo, mento, volto (occhi e naso), dito, torace, addome e gambe.

Una volta diagnosticata l’apnea notturna, in base alla sua severità, vanno attuati gli interventi terapeutici opportuni. Non trattare la sindrome delle apnee notturne, infatti, non rappresenta solo un fattore peggiorativo per la qualità di vita del paziente (e del partner), ma anche un rischio per la salute. È noto, infatti, che chi soffre di apnee notturne ha anche un maggior rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e malattie metaboliche.

Nei casi lievi, il trattamento consiste essenzialmente nel cambiamento di alcune abitudini di vita, come quella al fumo e al consumo di alcolici, così come nel dimagrimento quando necessario. Talvolta, anche l’utilizzo di un apparecchio intra-orale può essere risolutivo.

Nei casi moderati e severi, invece, si fa ricorso a uno strumento per le apnee notturne che realizza la ventilazione meccanica a pressione positiva continua (CPAP). La terapia con CPAP è particolarmente utile nelle apnee ostruttive e consente di mantenere pervie le vie aeree superiori. Tuttavia, è possibile che l’apnea sia refrattaria alla terapia CPAP e costringa a ricorrere alla chirurgia delle vie aeree superiori, con un intervento che sia adatto per la specifica causa di apnea.

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