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Coronavirus: c'è chi è positivo senza saperlo

Ultimo aggiornamento – 07 settembre, 2020

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Negli scorsi giorni si è tornato a parlare di Covid-19 e asintomatici, ossia persone che hanno incubato il virus eppure non presentano sintomi, oppure hanno sintomi lievi (paucisintomatici) e per questo non fanno il tampone.

La scarsa tracciabilità dei positivi asintomatici, sui quali non viene eseguito il tampone, fa aumentare le possibilità di contagio. L'alto tasso di letalità del nuovo coronavirus è infatti riconducibile anche all'alto numero di contagiati senza sintomi. E il tracciamento degli asintomatici risulta, ora, un provvedimento cruciale per arrestare l'epidemia

Alcuni studi riportano che gli asintomatici si aggirano tra il 18% e il 30%. A confermarlo è Giovanni Rezza, che dirige l'Istituto Superiore di Sanità, 

Per quanto tempo un positivo asintomatico resta contagioso?

Un paziente positivo al coronavirus si individua grazie a un tampone naso-faringeo, che localizza la presenza del virus vivo nelle sue vie respiratorie. Dunque, tutti i soggetti positivi al tampone, anche se senza sintomi, vanno considerati rischiosi

È vero che risulta più difficile che un asintomatico (cioè senza tosse) possa contagiare facilmente ed efficacemente qualcun altro. Tuttavia, chi ha avuto contatti ravvicinati con un paziente positivo per più di un quarto d'ora deve comunque, in via precauzionale, auto-isolarsi per due settimane (che equivale, ormai lo sappiamo, al tempo di incubazione del virus).

L'unica certezza? Il tampone

Secondo l'ISS (Istituto Superiore di Sanità) una persona asintomatica ma positiva al nuovo coronavirus deve essere testata tramite tampone entro sette giorni; nel caso risultasse positivo, il test deve essere ripetuto dopo sette giorni fino a che il tampone non risulterà negativo. Tale negatività andrà poi verificata con un ulteriore tampone dopo 24 ore e solo allora un paziente potrà dirsi guarito.

A questo proposito si ricorderà la decisione di qualche giorno fa di Luca Zaia, presidente della regione Veneto, ossia estendere i tamponi anche ai contatti occasionali, con lo scopo, appunto, di isolare efficacemente anche i positivi senza sintomi. Ma come fare ad aumentare i tamponi disponibili ed effettuarli in tempi più brevi? Allo Spallanzani di Roma stanno lavorando a un test che potrebbe dare risultati dopo 10 minuti anziché 24 ore: se tale procedura sarà approvata, permetterà di aumentare notevolmente i possibili pazienti da testare.

In Lombardia, invece, a malapena si riescono a praticare tamponi ai pazienti sintomatici: finora ne sono stati effettuati 37.000 su una base nazionale di 109.170. A chi ha sintomi blandi, infatti, viene direttamente consigliato di andare in isolamento domiciliare, senza esame preliminare. Questa, peraltro, è anche la linea adottata dall'OMS.

L'importanza della quarantena

La quarantena rimane quindi l'unica alternativa percorribile per chi ha avuto contatti con persone positive al coronavirus. Ora più che mai è necessario attuarla e, soprattutto, portarla fino in fondo. Le epidemie si controllano con il contenimento e con la sorveglianza attiva. Se la seconda deve aspettare (per mancanza di test più rapidi o per difficoltà operative a livello ospedaliero) è bene intensificare massicciamente la prima.

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