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Curare la paralisi del facciale: come fare

Redazione

Ultimo aggiornamento – Gennaio 11, 2019

Curare la paralisi del facciale: come fare

A cura di  


Dr. Nicola Zerbinati, Dermatologo – Università degli Studi dell’Insubria. Socio fondatore AITEB.
Dr. Alessandro Lozza – Neurologo ed elettromigrafista. Socio AITEB. AITEB – Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino.


Una mattina ci si sveglia e guardandosi allo specchio si osservano forme del viso che non ci appartengono. Fischiare durante la rasatura o distendere le labbra per una precisa distribuzione del rossetto diventano gesti impossibile da eseguire.

Probabilmente, ci troviamo di fronte a una paralisi periferica idiopatica del nervo facciale, nota anche come paralisi di Bell, evento che ci procurerà un percorso di disagio, a volte non solo fisico ma anche psicologico per le sequele estetiche indotte della patologia.

È possibile “riabilitare” il volto dal punto di vista estetico e funzionale? Quali sono le terapie? Anche la tossina botulinica rappresenta una soluzione efficace. Ma andiamo con ordine.

La paralisi di Bell

La paralisi periferica idiopatica del nervo facciale rappresenta probabilmente una delle più comuni patologie che colpiscono i nervi cranici. Ha un esordio acuto e un decorso progressivo rapido, che interessa tutti i muscoli mimici dell’emivolto omolaterale. L’incidenza della patologia è di circa 15-30 casi all’anno ogni 100.000 abitanti, anche se si pensa che questa valutazione sia sottostimata a causa di una raccolta incompleta del dato epidemiologico.

La fascia di età più colpita è quella tra i 30 e 40 anni e alcune particolari condizioni patologiche e fisiologiche possono favorirne la comparsa (diabete, ipertensione arteriosa e la gravidanza).

Le cause

Se escludiamo le cause traumatiche, di facile identificazione, i processi che possono indurre paralisi del VII nervo cranico possono essere di diversa natura, come ad esempio un’esposizione a uno sbalzo termico freddo particolarmente intenso, oppure un’infezione virale, condizioni che possano indurre un processo infiammatorio che comprime il nervo stesso all’interno del canale osseo in cui questo decorre (neuroaprassia). Altre condizioni patologiche, infezioni batteriche o neoplasie possono simulare la paralisi idiopatica di Bell.
Ecco perché l’inquadramento diagnostico dello specialista è estremamente importante.

Come si manifesta?

Come detto all’inizio, da un punto di vista clinico la paralisi periferica idiopatica del facciale si manifesta con un deficit della muscolatura mimica che raggiunge la sua massima espressione nelle 48 ore dalla comparsa e che induce inevitabilmente delle evidenti asimmetrie. A volte, possono essere precedute da sensazioni di tipo parestesico nel territorio facciale corrispondente o da vero e proprio dolore irradiato alle regioni occipitali e cervicali.

I tessuti molli della metà del volto colpita, non essendo più supportati dalla muscolatura sottostante, cedono: morfologicamente si assiste a uno scivolamento verso il basso della fronte, del sopracciglio, della guancia, delle labbra e della regione sottomandibolare.

Accanto ai problemi di natura estetica sopra elencati, abbiamo anche complicanze funzionali, come la caduta di lacrime lungo la guancia (epifora) o a una eccessiva irritazione oculare per una mancata chiusura delle palpebre, con conseguente ridotta lubrificazione dell’occhio oltre a iperacusia, per interessamento del muscolo stapedio, disgeusia e i disturbi della salivazione.

La diagnosi

A seconda del quadro clinico (paralisi completa e paralisi incompleta), è possibile avere una spontanea e completa risoluzione in un periodo compreso tra le tre settimane e i novanta giorni, senza conseguenze a lungo termine nel 70% dei pazienti.

La valutazione clinica e il corretto approccio terapeutico dello specialista è fondamentale per consentire il miglior e rapido recupero possibile.

Le valutazioni con esame elettromiografico (EMG) ed elettroneurografico (ENG) possono risultare utili a distanza di due mesi, se il recupero è lento ed insufficiente, per stabilire l’entità del danno e quindi una più attendibile prognosi.

Approccio terapeutico, il ruolo della tossina botulinica

Oggi le terapie codificate nella fase acuta sono la somministrazione di corticosteroidi per 10-15 giorni, eventualmente associati ad antivirali; può essere utile assumere anche molecole neurotrofiche, come acido alfalipoico, l-acetilcarnetina, palmitoil-etanolamide, che si trovano in alcune associazioni in commercio per facilitare i meccanismi riparativi del nervo.

Il periodo post acuto come detto può durare circa tre mesi ed è stato recentemente discusso come una potenziale finestra di trattamento per l’applicazione di tossina botulinica.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’indebolimento della parte non affetta contribuisce al rafforzamento e al miglioramento della funzionalità della parte interessata dalla malattia; in questo contesto, è stato suggerito ma non dimostrato che le iniezioni di fase acuta di BT potrebbero svolgere un ruolo positivo nel recupero a lungo termine.

Ma anche nel caso della paralisi di Bell, che ha una prognosi favorevole, capita che fino al 30% dei pazienti possa avere un recupero funzionale o estetico incompleto dovuto a una rigenerazione aberrante.

Il difetto funzionale più evidente in questi casi è rappresentato dalle sincinesie, ovvero la perdita nella selettività della contrazione muscolare, che si manifesta con la comparsa di attivazione involontaria simultanea in distretti facciali diversi con alterazione della mimica facciale.

Le più frequenti sincinesie si verificano a carico dei muscoli orbicolare delle palpebre, zigomatico, canino e platisma, ma possono colpire anche altri distretti muscolari. Molto semplicemente alla chiusura volontaria dell’occhio si alza il labbro o si muove l’angolo della bocca, oppure parlando e masticando si chiude involontariamente l’occhio .

In questo caso, l’impiego di tossina botulinica può servire a controllare il fenomeno sincinetico e a riequilibrare il volto con un miglioramento della funzionalità espressiva e una riduzione del disagio del paziente, soprattutto quando le sincinesie sono marcate e comportano chiusura involontaria dell’occhio o deformazione della rima orale.

Anche in questo caso, alla valutazione clinica è utile affiancare una valutazione EMG/ENG per studiare entità e distribuzione delle sincinesie. Con la stessa strumentazione e metodica e l’utilizzo di particolari aghi da iniezione, che in realtà sono elettrodi registranti, si può somministrare con precisione la tossina nei muscoli identificando le zone attive in maniera anormale.

Conclusioni

L’iniezione di tossina botulinica eseguita da professionisti esperti è diventata una soluzione terapeutica efficace e sicura nel trattamento della paralisi facciale e delle sue sequele a lungo termine. Sincinesie, squilibrio facciale e ipercinesia possono essere corrette migliorando sia il recupero motorio che le tangibile alterazioni di natura estetica.

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