Per molto tempo è rimasto ai margini della classificazione ufficiale, nonostante fosse stato descritto già negli anni Cinquanta. Ora il cosiddetto diabete di tipo 5 è tornato al centro dell’attenzione scientifica dopo il riconoscimento formale da parte dell’International Diabetes Federation, che nel 2025 ha deciso di considerarlo una forma distinta di diabete e ha avviato un gruppo di lavoro dedicato.
La condizione era conosciuta in precedenza come malnutrition-related diabetes mellitus, o MRDM, cioè diabete associato alla malnutrizione. Secondo le stime riportate, potrebbe interessare fino a 25 milioni di persone nel mondo, soprattutto in regioni dell’Asia e dell’Africa dove l’insicurezza alimentare è diffusa e l’accesso alle cure è limitato.
Il problema principale è che questa forma può essere facilmente confusa con altre tipologie di diabete. E se il meccanismo che la provoca è differente, anche le terapie potrebbero dover essere impostate in modo diverso.
Una forma di diabete discussa da quasi 70 anni
La prima descrizione del diabete associato alla malnutrizione risale al 1955 in Giamaica. Negli anni successivi la condizione finì però in secondo piano. L’Organizzazione Mondiale della Sanità arrivò a riconoscerla negli anni Ottanta, ma la classificazione rimase controversa e nel 1999 venne ritirata, principalmente perché le prove disponibili non erano considerate sufficienti.
Da allora il dibattito non si è mai completamente chiuso. Per decenni i ricercatori hanno discusso se si trattasse davvero di una forma autonoma di diabete oppure di un insieme eterogeneo di casi riconducibili ad altre condizioni.
Uno dei problemi principali è sempre stato proprio questo: mancavano criteri diagnostici condivisi e, di conseguenza, era difficile stabilire quanti pazienti ne fossero realmente affetti e quale trattamento fosse più appropriato. Il riconoscimento da parte dell’International Diabetes Federation rappresenta quindi un cambiamento importante, ma non conclude il dibattito scientifico.
Perché il diabete di tipo 5 sarebbe diverso dagli altri
Le diverse forme di diabete possono avere meccanismi molto differenti. Nel diabete di tipo 1, il sistema immunitario distrugge progressivamente le cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina.
Nel diabete di tipo 2, invece, uno dei meccanismi centrali è la ridotta sensibilità dei tessuti all’insulina.
Esistono poi forme come il diabete di tipo 3c, associato a danni del pancreas, e il diabete gestazionale, che compare durante la gravidanza in relazione ai cambiamenti ormonali.
Il diabete di tipo 5 sembra seguire una strada differente.
Secondo l’ipotesi attuale, periodi prolungati di carenza nutrizionale, soprattutto nelle prime fasi della vita, potrebbero compromettere lo sviluppo del pancreas e la sua capacità di produrre adeguatamente insulina.
La condizione sarebbe quindi caratterizzata principalmente da una produzione insufficiente dell’ormone, ma senza il quadro autoimmune tipico del diabete di tipo 1 e senza la marcata insulino-resistenza che caratterizza molti pazienti con diabete di tipo 2.
Lo studio che ha mostrato un profilo metabolico distinto
Un contributo importante è arrivato dal lavoro dell’endocrinologa Meredith Hawkins, dell’Albert Einstein College of Medicine e del Global Diabetes Institute. Nel 2022, Hawkins e colleghi hanno descritto un profilo metabolico specifico nei pazienti con diabete correlato alla malnutrizione.
In un piccolo studio condotto nel sud dell’India, i ricercatori hanno osservato che questi pazienti presentavano una carenza di insulina, in modo simile alle persone con diabete di tipo 1, ma meno marcata. Allo stesso tempo, però, conservavano una buona sensibilità all’insulina, diversamente da ciò che accade tipicamente nel diabete di tipo 2.
Questa combinazione ha rafforzato l’ipotesi che il diabete associato alla malnutrizione possa rappresentare una forma metabolicamente distinta. Secondo una recente revisione citata dagli autori, alla base potrebbe esserci proprio uno sviluppo pancreatico compromesso da lunghi periodi di insufficienza nutrizionale.
Perché una diagnosi sbagliata può diventare un problema
Distinguere correttamente il tipo di diabete non è soltanto una questione di classificazione. Il trattamento dipende infatti dal meccanismo che provoca l’alterazione della glicemia. Se una persona con diabete di tipo 5 mantiene una buona sensibilità all’insulina e presenta soprattutto un problema di secrezione insufficiente, utilizzare gli stessi schemi terapeutici impiegati in altre forme potrebbe non essere sempre appropriato.
Secondo gli esperti, alcuni pazienti potrebbero aver bisogno soltanto di piccole quantità di insulina supplementare oppure di strategie differenti volte a stimolare la secrezione dell’ormone.
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Somministrare troppa insulina potrebbe invece provocare ipoglicemia, cioè un abbassamento eccessivo dei livelli di glucosio nel sangue. Il rischio potrebbe essere particolarmente rilevante proprio nei contesti dove questa forma di diabete sembra essere più diffusa, perché l’accesso regolare al cibo e agli strumenti per il monitoraggio della glicemia può essere limitato.
La malnutrizione potrebbe modificare il pancreas fin dall’infanzia
Negli ultimi anni diversi studi condotti sia sugli animali sia sull’uomo hanno indicato che carenze nutrizionali croniche possono lasciare effetti duraturi sul pancreas. L’ipotesi è che una nutrizione insufficiente durante periodi critici dello sviluppo possa limitare la capacità dell’organo di maturare correttamente e, successivamente, di produrre quantità adeguate di insulina.
Il problema potrebbe iniziare già durante l’infanzia. La malnutrizione nei primi anni di vita viene infatti indicata come uno dei possibili elementi centrali della condizione, con conseguenze metaboliche che potrebbero emergere molto tempo dopo. Non significa però che qualunque episodio di malnutrizione provochi automaticamente il diabete di tipo 5.
Il meccanismo preciso è ancora oggetto di studio e gli stessi ricercatori riconoscono che servono dati più robusti per comprendere quali pazienti siano realmente a rischio.
Fino a 25 milioni di persone potrebbero esserne colpite
Una delle stime citate indica che il diabete di tipo 5 potrebbe interessare fino a 25 milioni di persone nel mondo. La condizione sarebbe particolarmente presente in Asia e Africa, soprattutto tra popolazioni esposte a grave insicurezza alimentare.
Hawkins ha sottolineato che il diabete correlato alla malnutrizione potrebbe essere più comune della tubercolosi e quasi altrettanto diffuso dell’HIV/AIDS, ma che la mancanza per molti anni di una classificazione ufficiale avrebbe ostacolato sia la diagnosi sia la ricerca di trattamenti specifici.
Le cifre rimangono però incerte proprio perché per molto tempo non sono esistiti criteri diagnostici universalmente accettati. Alcuni ricercatori ritengono che il numero dei pazienti stia aumentando, mentre altri suggeriscono che la prevalenza possa essere in diminuzione. La difficoltà nel riconoscere la condizione rende complicato stabilire quale delle due tendenze sia corretta.
Non riguarda soltanto Asia e Africa
L’attenzione si concentra soprattutto sui Paesi asiatici e africani, ma il problema della malnutrizione non è limitato a queste aree. Secondo gli autori, forme importanti di insufficienza nutrizionale sono presenti anche in alcune regioni dell’America Latina e dei Caraibi, dove condizioni economiche, ambientali e politiche possono contribuire ad amplificare povertà e disuguaglianze sanitarie.
Questo significa che, se i criteri diagnostici verranno confermati e standardizzati, il diabete di tipo 5 potrebbe rivelarsi una condizione geograficamente più estesa di quanto finora riconosciuto.
Ora servono criteri diagnostici e terapie condivise
Nel 2025 l’International Diabetes Federation ha istituito un gruppo di lavoro dedicato al diabete di tipo 5, presieduto proprio da Meredith Hawkins. Tra gli obiettivi figurano lo sviluppo di criteri diagnostici formali, la definizione di indicazioni terapeutiche, la creazione di un registro globale dei pazienti e la formazione dei professionisti sanitari.
È un passaggio necessario perché, senza criteri condivisi, è difficile condurre studi confrontabili e capire quali interventi siano realmente efficaci. Non tutti gli esperti, comunque, concordano sul fatto che il riconoscimento sia già pienamente giustificato.
Alcuni ricercatori hanno definito la decisione dell’IDF “attesa da tempo”, mentre altri ritengono che persistano incertezze diagnostiche troppo ampie, soprattutto perché i casi di diabete associato alla malnutrizione possono presentarsi in modi diversi.
Il riconoscimento è solo l’inizio
La nuova classificazione non significa quindi che tutte le domande sul diabete di tipo 5 abbiano trovato risposta. Restano da chiarire il reale numero di persone coinvolte, i criteri più affidabili per la diagnosi, il ruolo preciso delle carenze nutrizionali e soprattutto il trattamento più sicuro ed efficace.
Il dato più importante è che una forma di diabete rimasta per decenni ai margini della ricerca ha ora una definizione e un gruppo di studio dedicato. L’obiettivo è evitare che persone con un metabolismo differente vengano trattate come se avessero automaticamente un diabete di tipo 1 o di tipo 2.
Il riconoscimento dell’International Diabetes Federation apre quindi soprattutto una nuova fase di ricerca. E sarà proprio l’accumulo di nuovi dati a stabilire quanto il diabete di tipo 5 sia diffuso e come debba essere affrontato nella pratica clinica.
Fonte:
International Diabetes Federation - Type 5 diabetes