La lotta contro l'Alzheimer potrebbe aver appena trovato un alleato inaspettato: un semplice kit di autocampionamento domestico.
Un’innovazione promette di abbattere le barriere geografiche e socio-economiche che, fino ad oggi, hanno limitato la diagnosi e la ricerca scientifica alle sole aree dotate di infrastrutture mediche d'avanguardia.
Oltre gli esami invasivi: come funziona il test
Attualmente, diagnosticare l'Alzheimer richiede procedure complesse: punture lombari per il liquido spinale o costose scansioni cerebrali.
Sebbene i test del sangue venoso (venipuntura) siano diventati più precisi, presentano ancora ostacoli logistici: richiedono personale specializzato e una rigorosa catena del freddo per il trasporto dei campioni.
Una nuova ricerca scientifica propone un metodo potenzialmente rivoluzionario per individuare i segnali precoci della malattia attraverso una banale puntura del dito, eliminando le barriere logistiche che oggi limitano la diagnosi precoce.
La novità risiede nella semplicità:
- procedura: poche gocce di sangue dal polpastrello;
- conservazione: il sangue viene lasciato asciugare su un apposito cartoncino;
- logistica: il campione può essere spedito via posta ordinaria, senza necessità di refrigerazione.
Numeri e accuratezza dello studio
Il team, guidato dal Dott. Nicholas Ashton del Banner Health Institute in collaborazione con le Università di Göteborg ed Exeter, ha coinvolto 337 partecipanti.
I risultati sono straordinari:
- precisione dell'86% nell'identificare i cambiamenti legati all'Alzheimer rispetto ai test del liquido spinale.
- correlazione elevata tra i campioni casalinghi e i test clinici standard per il biomarcatore chiave p-tau217.
- monitoraggio multi-patologico: il test ha rilevato con successo anche altri marcatori come GFAP e NfL, utili per studiare Parkinson, Sclerosi Multipla e SLA.
Le voci della ricerca: un cambio di paradigma
"Questa scoperta potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui studiamo l'Alzheimer", spiega Nicholas Ashton. "Dimostra che i biomarcatori usati dai medici sono misurabili con una semplice puntura del dito, anche in contesti remoti. Stiamo aprendo le porte a ricerche finora impossibili, includendo comunità storicamente escluse dagli studi."
Potrebbe interessarti anche:
- Cos'è la Late? Cosa sapere sulla demenza confusa con l'Alzheimer
- Alzheimer: il primo indizio può arrivare sotto la doccia
- Un esame del sangue può rilevare l’Alzheimer 11 anni prima della comparsa dei sintomi
Anne Corbett, professoressa presso l'Università di Exeter, sottolinea l'aspetto etico e sociale: "Ciò che mi entusiasma è l'accessibilità. Ci muoviamo verso un futuro in cui chiunque, ovunque, può contribuire alla scienza del cervello. Non è solo un salto tecnico, è un cambio di paradigma nelle neuroscienze."
Il professor Clive Ballard ha aggiunto che le prossime fasi della ricerca serviranno a capire se questo metodo possa diventare lo strumento standard per individuare chi, all'interno della comunità, necessiti di ulteriori approfondimenti diagnostici.
Cosa cambia per il futuro?
Sebbene l'uso clinico su larga scala richieda ancora alcuni anni di perfezionamento, la strada è tracciata.
Sebbene non sia ancora pronto per l'uso clinico immediato e richieda ulteriori validazioni, si tratta di un metodo che apre scenari inediti per la ricerca epidemiologica su larga scala.
Potrebbe diventare uno strumento fondamentale per monitorare soggetti ad alto rischio, come le persone con sindrome di Down, e per facilitare il reclutamento in sperimentazioni cliniche internazionali.
La possibilità di effettuare screening di massa a basso costo e senza infrastrutture ospedaliere avanzate promette di democratizzare la ricerca e la prevenzione di una delle malattie più sfidanti del nostro secolo.
Ballard conclude ricordando che il lavoro prosegue per determinare se questa tecnica potrà fungere da "filtro" primario nella comunità, individuando chi necessita di indagini diagnostiche più approfondite.
Fonti:
Nature Medicine - A minimally invasive dried blood spot biomarker test for the detection of Alzheimer’s disease pathology