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Gli integratori di ferro potrebbero danneggiare il DNA

Ultimo aggiornamento – 29 aprile, 2021

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Come reagireste se vi dicessero che le compresse di ferro possono danneggiare il vostro corpo in appena 10 minuti? Sarebbe di certo un dramma, considerando che si tratta di integratori molto diffusi e utilizzati da chiunque. A quanto pare, uno studio recente condotto su cellule campione (non su quelle umane) in laboratorio, ha dimostrato che queste compresse possono facilmente danneggiare il DNA. Ma, se ciò possa portare a seri danni all’organismo non è ancora provato.

Come sappiamo, le compresse di ferro vengono consumate da milioni di persone per cause differenti, come grandi perdite di sangue o emorragie, anemia o altro.

La mancanza di ferro viene definita come anemia da carenza di ferro, molto comune nelle donne, specie in gravidanza.

Lo studio ha lo scopo di capire se queste compresse possano in qualche modo nuocere ai vasi sanguigni. I risultati sembra abbiano rivelato che il danno venga provocato al DNA, a livello genetico nelle cellule endoteliali, proprio quelle che ricoprono i vasi sanguigni.

Ci sono stati dei dubbi riguardo il livello di ferro utilizzato in questo studio: non si è sicuri se corrisponda esattamente a quello possibilmente presente in una persona che fa uso di queste compresse. Ecco perché sarebbe necessario approfondire le ricerche, esaminando la salute delle cellule e dei vasi sanguigni di chi assume una certa quantità di ferro, piuttosto che limitarsi a uno studio in laboratorio su cellule campione.

L’indagine

L’iniziativa è partita dall’Imperial College di Londra che, grazie ai finanziamenti di Averil Mcdonald Memorial Trust, di National Institute for Health Research e di Imperial College Biomedical Research Centre ha potuto condurre questa ricerca.

Il Mail Online ha riportato lo studio in maniera molto accurata, evidenziandone sia i pro che i contro. Nella prima metà dell’articolo, ci si concentra su ciò che è stato scoperto e sulle possibili preoccupazioni per chi fa uso di queste compresse. Nella seconda parte, invece, si parla di quali siano i limiti di questa ricerca, includendo i punti di vista degli esperti. Alcuni di loro hanno affermato che lo studio si concentra su singole cellule, quindi è necessario un approfondimento per determinare se tutte le cellule di un vaso sanguigno si comportino allo stesso modo.

Compresse di ferro: un bene o un male?

Si tratta di un esperimento in laboratorio condotto su cellule endoteliali che ricoprono i vasi sanguigni.

Stando ai risultati della ricerca, il ferro danneggerebbe i vasi sanguigni. Ma ciò che accade nelle singole cellule di un laboratorio non è necessariamente la stessa cosa che può succedere nel corpo umano, dove sono presenti molte altre interazioni cellulari.

Il procedimento ha visto l’esposizione di queste cellule a 10 µmol per litro di citrato di ferro, osservando le risposte al livello genetico in base ai cambiamenti dell’espressione dell’RNA. L’RNA è una molecola messaggera simile al DNA. Nonostante la dose di ferro sia stata definita dallo studio come una dose minima, esperti esterni a questa ricerca, come Susan Fairweather-Tait, hanno affermato che in realtà si tratta di una dose superiore a quella che si assume tramite le compresse. Inoltre, anche la tipologia di ferro non combacia con quella reale.

Le analisi principali hanno cercato delle possibili differenze nelle molecole di RNA, tra le cellule esposte alla dose di ferro e quelle non esposte.

I risultati?

I ricercatori hanno rilevato che le cellule endoteliali esposte alla dose di ferro apportano rapidi cambiamenti nel RNA, a differenza di quelle che non subiscono questo trattamento. Da ciò i ricercatori hanno dedotto che basta una piccola dose di ferro per modificare l’endotelio vascolare e indurre un conseguente danneggiamento del DNA.

In conclusione

Lo studio si limita a osservare gli effetti del ferro su singole cellule endoteliali. Quindi, per ottenere dati più certi sarebbero necessarie ulteriori ricerche. Per questo motivo, i medici non sono tenuti a modificare il loro approccio verso la prescrizioni di integratori di ferro. Allo stesso modo, i pazienti non devono improvvisamente interromperne l’assunzione, in quanto potrebbe essere pericoloso.


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