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Perché le donne sottovalutano il rischio dell’infarto

Ultimo aggiornamento – 18 Marzo, 2015

Secondo una recente indagine dell’Università di Yale, le giovani donne hanno un rischio maggiore degli uomini di sottovalutare i sintomi dell’infarto e, quindi, una probabilità più alta di essere colpite da attacchi di cuore. Ogni anno, negli Stati Uniti più di 15.000 donne sotto i 55 anni muoiono a seguito di malattie cardiache, conferendo a queste patologie il triste primato di principale causa di morte per le donne in questa fascia d’età.

La ricerca

È da questo dato che la ricercatrice Judith Lichtman, professoressa associata e presidente del dipartimento di epidemiologia delle malattie croniche alla Yale University, è partita per impostare lo studio. Sono state esaminate le esperienze di donne di età compresa tra i 30 e i 55 anni, ricoverate per infarto del miocardio, per capire, dopo averle intervistate, come avessero reagito ai primi e significativi sintomi che indicavano la presenza di un infarto in corso (come vertigini e dolore) e che le avevano spinte a chiedere aiuto.

I 5 esiti principali

Il team di nove studiosi ha intervistato le pazienti per capire fino a che punto abbiano aspettato prima di cercare aiuto e perché. Le principali motivazioni sono 5:

  1. i sintomi iniziali delle donne sono molto variabili sia per la natura sia per la durata;
  2. le donne valutano in modo sbagliato il rischio di essere colpite da infarto;
  3. fattori esterni (come lavoro e famiglia) possono influenzare la decisione di cercare aiuto in caso di emergenza;
  4. non tutte le pazienti ricevono un controllo immediato o una diagnosi formale;
  5. le donne non accedono abitualmente alle cure primarie, comprese quelle preventive per le malattie cardiache.

L’indagine della dottoressa Lichtman ha dimostrato, inoltre, come i rischi esistano anche per le donne più giovani, specialmente se hanno una predisposizione genetica con le malattie cardiache.

Imparare a riconoscere i sintomi

Ciò che appare evidente da questo studio è l’importanza di una giusta e tempestiva autodiagnosi: “I risultati dello studio suggeriscono che c’è ancora molto da fare per educare le donne a riconoscere i primi segnali di un attacco di cuore e a cambiare il modo in cui le pazienti e gli operatori sanitari rispondono ai sintomi”, dichiara Leslie Curry, ricercatrice e co autrice dello studio.

A queste indicazioni va naturalmente aggiunto l’invito alla prevenzione mediante visite ed esami periodici che aiutino a tenere sotto controllo lo stato di salute generale.

 

 

 

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