Il NICE britannico (National Institute for Health and Care Excellence) ha approvato in via provvisoria due tecnologie non invasive, Endotest ed EndoSure, per diagnosticare l'endometriosi in medicina generale.
La misura – annunciata il 7 luglio 2026 – punta a ridurre un'attesa che, solo nel Regno Unito, supera in media i nove anni (per una patologia che riguarda circa una donna su dieci in età fertile).
Un'attesa che dura quasi un decennio
Nove anni e quattro mesi: è la durata media, nel Regno Unito, tra la comparsa dei primi sintomi di endometriosi e una diagnosi certa, secondo quanto dichiarato da Anastasia Chalkidou, responsabile del programma healthtech del NICE, nell'annuncio ufficiale del NICE del 7 luglio 2026.
Il dato sale a undici anni per le donne appartenenti a comunità etnicamente diverse. Un'indagine condotta dall'All-Party Parliamentary Group on Endometriosis su oltre 10.000 donne ha rilevato che più della metà si è recata dal proprio medico di base più di dieci volte prima di ottenere una diagnosi, e altrettante hanno finito per rivolgersi al pronto soccorso senza risposte.
Fino a oggi l'unico modo per confermare la diagnosi era la laparoscopia: un intervento chirurgico in anestesia generale, con una piccola telecamera inserita attraverso un'incisione nell'addome per individuare le lesioni endometriosiche.
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Efficace, certo, ma invasivo, costoso e non privo di rischi chirurgici. La lentezza del percorso diagnostico non è un dettaglio burocratico: contribuisce, secondo le testimonianze raccolte dal NICE, ad aggravare la sofferenza delle pazienti e a favorire una progressione della malattia più difficile da trattare in fasi avanzate.
Come funzionano i due nuovi test
Il primo, Endotest, analizza un campione di saliva alla ricerca di microRNA, piccole molecole biologiche che regolano l'espressione genica e che, in presenza di endometriosi, mostrano un pattern riconoscibile. Il campione viene inviato a un laboratorio e il risultato torna al medico curante per orientare i passi successivi.
Il secondo, EndoSure, misura, invece, i segnali elettrici dell'intestino attraverso sensori applicati sull'addome: la paziente digiuna per sei/otto ore, beve acqua fino a sentirsi sazia durante un test di 45 minuti, e ottiene il risultato non appena l'esame è concluso.
Una terza tecnologia, DotEndo, non ha ancora raccolto evidenze sufficienti per una raccomandazione, segno che il settore procede a velocità diverse. Va detto che nessuno dei due test approvati sostituisce la valutazione clinica: entrambi vanno usati insieme alla pratica standard, e solo in donne in cui il sospetto di endometriosi persiste nonostante un esame obiettivo normale e un'imaging negativo o inconcludente.
A dare sostanza scientifica al principio dietro Endotest c'è lo studio ENDOmiRNA, condotto in 17 centri francesi su 971 pazienti tra i 18 e i 43 anni, che ha misurato una sensibilità del 97,3% e una specificità del 94,1% nel riconoscere la malattia rispetto alla diagnosi chirurgica – secondo quanto riportato da Medscape a proposito dello studio ENDOmiRNA, presentato al Paris Women's Health Congress 2025 e relativo al test sviluppato dall'azienda Ziwig.
Per fare un paragone concreto: il tasso di classificazione errata dello stesso studio è stato del 4,6%, contro il 27,2% dell'imaging tradizionale via ecografia transvaginale o risonanza. Numeri che, se confermati su scala più ampia, cambiano davvero il rapporto costi-benefici della diagnosi precoce.
Cosa cambia per chi convive con i sintomi
Dietro le percentuali ci sono percorsi umani lunghissimi, raccolti all’interno dello studio del NICE: Ami Robertson, istruttrice di Pilates di Glasgow, ha convissuto con sintomi scambiati per sindrome dell'intestino irritabile dai 16 anni. Il test, racconta, le ha dato in meno di un'ora "qualcosa che non avevo mai avuto: una prova concreta da portare dal medico".
Simran Chavda, 15 anni, ha atteso una diagnosi dai 13 anni tra visite dal medico di base e accessi ripetuti al pronto soccorso, prima che il test salivare aprisse la strada a un intervento chirurgico.
Gail Busby, ginecologa consulente al Manchester University NHS Foundation Trust, descrive questi strumenti come un cambio di paradigma: permettono risposte più rapide senza ricorrere subito alla chirurgia, liberando peraltro spazio negli ambulatori per altre pazienti in attesa. Il punto, però, non è solo tecnologico.
Emma Cox, amministratrice delegata di Endometriosis UK, ricorda che i tempi di diagnosi nell'ultimo decennio sono aumentati, non diminuiti, e che la disponibilità dei test da sola non basta: serve una formazione capillare di medici di base e infermieri, altrimenti il rischio è che gli strumenti restino sottoutilizzati proprio dove servirebbero di più.
I limiti che nessuno dovrebbe tacere
Non tutto è già dimostrato, e qui sta il nodo che distingue un annuncio promettente da una svolta consolidata. Tom Clutton-Brock, che presiede il comitato diagnostico del NICE, ha ammesso che la base di evidenze è ancora in costruzione e che gran parte degli studi disponibili è stata condotta in contesti di cure secondarie o terziarie fuori dal Regno Unito, non nella medicina generale dove i test verranno effettivamente impiegati.
È per questo che l'autorizzazione resta condizionata: tre anni di raccolta dati aggiuntivi, con le aziende produttrici responsabili di organizzare gli studi di conferma e il NICE che rivedrà i risultati anno per anno.
Resta il fatto che la modellazione economica preliminare suggerisce solo un possibile rapporto costo-efficacia favorevole, non una certezza. E il periodo di consultazione pubblica sulla bozza di linee guida è aperto fino al 27 luglio 2026, con un secondo incontro del comitato previsto per il 12 agosto: le raccomandazioni finali potrebbero ancora cambiare.
Chi lavora nel settore sa che tra un via libera condizionato e l'adozione diffusa in corsia possono passare anni, specie quando di mezzo c'è la formazione del personale sanitario.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il Regno Unito non è un caso isolato: il NICE ha aggiornato a più riprese negli ultimi due anni le proprie linee guida sull'endometriosi, dai trattamenti ormonali alle raccomandazioni sulla fertilità pubblicate nel marzo 2026.
La traiettoria indica una attenzione crescente verso strumenti diagnostici non invasivi, capaci di intercettare precocemente una malattia che per troppo tempo è stata liquidata come dolore mestruale ordinario.
Se il periodo di raccolta evidenze confermerà i numeri emersi finora, il modello britannico potrebbe diventare un riferimento anche per altri sistemi sanitari europei, Italia compresa, dove i tempi di diagnosi dell'endometriosi restano tra i punti critici più citati dalle associazioni di pazienti
La strada, però, passa ancora da protocolli condivisi, formazione dei medici di base e – non da ultimo – dalla volontà dei sistemi sanitari di investire in prevenzione prima che in chirurgia.
Fonti:
- NICE – New technologies could help cut years-long wait for endometriosis diagnosis
- NICE Newsroom – Embargoed: New technologies could help cut years-long wait for endometriosis diagnosis, says NICE
- Endometriosis Uk – Endometriosis in the UK: time for change
- Medscape – Saliva Test May Reshape Endometriosis Diagnosis