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Esame degli anticorpi, per scovare le malattie autoimmuni

Ultimo aggiornamento – 21 ottobre, 2019

Esame anticorpi antinucleo: a cosa serve questo test
Indice

Le analisi del sangue sono sempre raccomandate – almeno una volta all’anno! – per monitorare il proprio stato di salute e verificare alcuni valori importanti, tra cui il colesterolo, il ferro e la ferritina, il potassio, i globuli bianchi e i globuli rossi, il numero di piastrine, la VES, l’albumina e molti altri riferimenti che ci aiutano a capire se l’organismo gode o meno di buona salute.

Non tutti però conoscono cosa significhi la sigla ANA e perché è importante controllare se a questa voce corrisponda o meno un valore numerico. Cerchiamo di capirne di più.

ANA, Anticorpi Anti Nucleo: cosa sono?

La sigla ANA deriva dall’acronimo Anti-nuclear antibody, che in italiano viene tradotta con la dicitura ‘anticorpi anti nucleo’ e che corrisponde, nella pratica, ad un’articolata categoria di anticorpi anomali, perché si scagliano contro alcuni componenti delle cellule umane, come il DNA e l’RNA.

Questi anticorpi, quindi, sono diretti contro le cellule sane del corpo umano, poiché erroneamente percepite come aggressori (antigeni), dunque da attaccare.

In un individuo sano sono presenti in percentuali trascurabili, mentre nei soggetti che soffrono di malattie autoimmuni sistemiche (MAIS) crescono esponenzialmente di numero.

Qualche esempio? Chi soffre di lupus eritematoso sistemico o di connettivite mista ha un numero sensibilmente alto di ANA nel sangue.

Perché e quando misurare la presenza degli anticorpi anti nucleo

Come anticipato, gli ANA sono incapaci di discernere le parti proprie dell’organismo, poiché le percepiscono come minacce esterne.

Per questo, l’attacco alle cellule sane genera infiammazione di organi e tessuti, nonché senso di affaticamento, dolore muscolare e articolare.

Quindi, perché misurare la presenza di anticorpi anti nucleo? Per scoprire in tempo alcune malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico. Tuttavia, l’esame è utile solo in fase diagnostica, e non serve per monitorare l’andamento o il decorso delle malattie autoimmuni.

Tale test può anche essere usato in associazione ad altre indagini, tra cui:

  • Pannello ENA
  • VES (velocità di eritrosedimentazione) e/o PCR (velocità della proteina C-reattiva)
  • Dosaggio anticorpi anti-ds DNA, anti-centromero e/o anti-istone

L’indagine viene prescritta quando si sospetta che il paziente sia affetto da una malattia autoimmune sistemica e non è, pertanto, raccomandata in chi non accusa i tipici sintomi di una di tali patologie o non abbia fattori di rischio rilevanti. Non si tratta, pertanto, di un test di screening.

Quando ci si sottopone al primo test, non vengono vagliate le singole immunoglobuline, ma si effettua un dosaggio del titolo complessivo degli ANA. Se il risultato sarà positivo, si passerà poi a verificare l’incidenza dei singoli autoanticorpi per capire di quale patologia si tratti.

Quali sono i valori di riferimento

Quando un valore è preoccupante? Si ritiene che siano positivi i valori con concentrazioni di 5Ul/mL o superiori al rapporto 1:40.

Quando si è in presenza di concentrazioni superiori a 20Ul/ml o al rapporto di 1:160 (o in alcuni casi di ANA con 1:180) significa che, con tutta probabilità, il paziente soffre di una patologia autoimmune sistemica. In questo caso si renderanno necessari gli approfondimenti di cui sopra.

Al di sotto della soglia di 1:40 (ANA bassi), il paziente è esente da tali malattie, mentre valori compresi tra le due fasce sopra indicate (ossia superiori all’1:40 ma inferiori all’1:160) indicano che il paziente va tenuto monitorato nel tempo, facendo ripetere l’esame in futuro.

In rari casi (5% della popolazione) vi è un risultato di ANA di 1:160 anche in soggetti sani, mentre il 31% dei pazienti non affetti da queste patologie ha un titolo di anticorpi anti nucleo di 1:40.

Questo può avvenire soprattutto se si tratta di individui anziani o di sesso femminile, in soggetti con ustioni, in malati con patologie particolari (virus di Epstein-Barr, endocaridte batterica subacuta, epatite C, malaria e tubercolosi) e in pazienti trattati con farmaci specifici (tra cui: anticonvulsivanti, metildopa, diltiazem, penicillamina, procainamide, idralazina, clorpromazina, minociclina, isionazide).

Tra le patologie, invece, autoimmuni sistemiche, che possono dare valori di ANA positivi, vi sono:

  • LES
  • Artrite reumatoide
  • Artrite idiopatica giovanile
  • Connettivite mista
  • Dermatomiosite
  • Polimiosite
  • Sindrome di Sjögren
  • Sclerodermia

Anche alcune malattie autoimmuni organo-specifiche possono dare i medesimi risultati:

  • Colangite primaria autoimmune
  • Epatite autoimmune
  • Tiroidite autoimmune

Quali sono i sintomi per decidere di fare un test ANA

A seconda della patologia di cui si soffre, i sintomi possono essere i più svariati: ciò che è certo è che tendono ad aggravarsi nel tempo, per intensità o per numero di episodi. A questi possono alternarsi periodi in cui di remissione.

Le patologie autoimmuni possono comportare varie manifestazioni, vaghe e non specifiche. Spesso, questi disturbi cambiano nel tempo, diventando progressivamente più gravi, o alternando periodi di remissione a periodi in cui i sintomi si acuiscono.

Esistono comunque alcuni sintomi che, se ricorrenti, potrebbero spingere il medico a prescrivere un esame ANA. Tra questi:

  • Febbriciattola
  • Senso di fatica
  • Debolezza
  • Eruzione cutanea rossastra (nel lupus si manifesta con una macchia dalla forma di farfalla, posta tra guance e naso)
  • Perdita dei capelli
  • Dolori muscolari
  • Dolori articolari
  • Formicolio a mani e/o piedi
  • Intorpidimento a mani e/o piedi
  • Infiammazioni ad organi e/o tessuti
  • Fotosensibilità cutanea

Misurazione degli ANA e interpretazione del referto

Per l’analisi è sufficiente un esame del sangue, a digiuno da 8-10 ore, con prelievo da vena. Poi il sangue può essere misurato attraverso due diversi test:

  • Metodo IFA
  • Test immunometrico

La malattia più comune, quando si riscontrano valori positivi è, come già accennato, il lupus eritematoso sistemico (LES). Tuttavia, per stabilire una corretta diagnosi, è necessario consultare il medico, indicare i propri sintomi, ed eseguire esami più approfonditi.

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