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Avrai un infarto? Te lo dice 5 anni prima un esame del sangue

Ultimo aggiornamento – 23 giugno, 2016

Infarto ed esame del sangue
Indice

Analizzando la presenza di determinati anticorpi, che fungono da scudo contro un attacco di cuore, i ricercatori britannici hanno messo a punto questo nuovo esame che permetterà di capire se si è prossimi a subire un infarto.

Lo studio

Si tratta di eseguire delle semplici analisi del sangue, che valuteranno la presenza di un anticorpo, il quale permetterà di diagnosticare, con un anticipo di circa 5 anni, l’alta probabilità di avere un infarto.

La scoperta è stata fatta da una squadra di ricercatori che operano all’Imperial College e all’University College di Londra. Confrontando le quantità di anticorpi, con le probabilità di essere a rischio di attacchi cardiaci, gli scienziati hanno appurato che un alto livello dei primi è inversamente proporzionale al rischio di sviluppare problemi all’apparato circolatorio.

Il test del sangue per prevenire l’infarto

Anche nei casi in cui la pressione sanguigna e il livello di colesterolo dovessero essere elevati, la presenza degli anticorpi “scudo” permette all’organismo di proteggerlo da eventuali infarti.

Nella ricerca sono stati coinvolti 1.700 volontari che erano stati inquadrati come soggetti a rischio, ovvero che potevano sviluppare problemi cardiaci nell’arco di un breve periodo. Il test è durato ben 5 anni e mezzo e, durante questo lasso di tempo, è risultato che le persone con un più alto livello di anticorpi “scudo” avevano un minor rischio di malattia coronarica o di infarto.

La percentuale si abbassava addirittura del 58%.

I pareri degli scienziati

Il capo dei ricercatori, Ramzi Khamis, ha dichiarato entusiasta al Telegraph che è stata una scoperta sensazionale, grazie alla quale ora si appresteranno a ricercare ulteriori e nuove cure per le persone che potrebbero essere soggette ad attacchi di cuore.

Grazie a questa novità, ci sarà il modo di riutilizzare gli anticorpi “scudo” per altre ricerche in ambito cardiaco e non solo. Una nuova scoperta scientifica che si spera riduca il numero di infartuati e le probabilità di sviluppare malattie cardiache.

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