Lo studio riconsidera e critica il modello NEPTUNE, un ambizioso tentativo di creare un paradigma neurofisiologico per spiegare le esperienze di pre-morte (NDE, Near-Death Experiences).
Approfondiamo di seguito.
Il contesto dello studio: i dati italiani
Il Dott. Francesco Sepioni, medico di medicina d'urgenza e responsabile scientifico dell'evento "Le esperienze di pre-morte (NDE) tra scienza, coscienza e spiritualità", ha indicato che negli ultimi dieci anni circa 40.000 italiani hanno vissuto un'esperienza di pre-morte.
Gli studi scientifici dimostrano infatti che una quota compresa tra il 10% e il 20% di chi sopravvive a un arresto cardiaco riporta testimonianze riconducibili alla NDE.
Davide De Alexandris, presidente dell'associazione Nders ha lanciato un monito sulle NDE pediatriche: in un caso su tre, queste esperienze lasciano nei bambini segni profondi che, se non elaborati correttamente, possono sfociare in ansia e depressione in età adulta.
Critiche principali al modello NEPTUNE
Ecco una sintesi delle critiche mosse dai ricercatori:
Il problema dell'ossigeno
Il modello NEPTUNE suggerisce che le allucinazioni di pre-morte siano causate da cambiamenti nei gas cerebrali, endorfine o attività chimica ed elettrica del cervello.
Molte persone che riportano NDE, però, mostrano livelli di ossigeno normali o persino elevati durante gli eventi, contraddicendo questa spiegazione.
Differenze dalle allucinazioni neurologiche
Le allucinazioni neurologiche tipicamente coinvolgono un solo senso, come l'udito o la vista, mentre le NDE sono esperienze multisensoriali.
Le persone spesso ricordano cosa hanno visto, sentito, annusato e toccato, e questi ricordi rimangono vividi per decenni, a differenza delle allucinazioni che vengono rapidamente dimenticate.
Esperienze extracorporee
Il modello NEPTUNE le attribuisce all'attivazione della giunzione temporoparietale: in realtà, però, durante questa fase c'è una sensazione di disincarnazione, ma la percezione visiva rimane normale; gli sperimentatori non vedono le proprie forme né sentono di poter muoversi indipendentemente dai loro corpi, a differenza di quanto accade nelle vere NDE.
Caratteristiche distintive ignorate
Il modello omette caratteristiche fenomenologiche chiave come osservazioni extracorporee veridiche (spesso corroborate dal personale medico), transizioni a "regni ultraterreni", revisioni panoramiche della vita e incontri con parenti deceduti o "esseri di luce".
Effetti trasformativi a lungo termine
Molti sperimentatori subiscono cambiamenti trasformativi permanenti nei valori personali e una marcata perdita della paura della morte, aspetti che il modello non spiega adeguatamente.
Confronto con sostanze psichedeliche
Sebbene NEPTUNE paragoni le NDE agli effetti di droghe con effetti allucinogeni come la ketamina, gli stati indotti da droghe spesso sembrano frammentati, sono emotivamente superficiali e svaniscono rapidamente; le NDE, invece, sono tipicamente descritte come profondamente significative, altamente coerenti e permanentemente memorabili.
Limitazioni metodologiche
Il modello NEPTUNE ha ignorato selettivamente prove scientifiche che contraddicono il modello e non è riuscito ad affrontare alcune delle parti più importanti e definenti delle NDE, secondo Greyson.
Conclusioni dello studio
Nonostante le critiche, i ricercatori riconoscono il valore del tentativo, ma concludono che la neurofisiologia non può ancora spiegare completamente le esperienze di pre-morte.
Sottolineano l'importanza di mantenere una mente aperta nella ricerca continua, riconoscendo che le NDE sono tipicamente innescate da eventi fisiologici (arresti cardiaci, forti traumi) e che, quindi, ha senso esplorare quelle connessioni, ma questo sforzo è solo all'inizio.
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Lo studio rappresenta un importante contributo al dibattito scientifico sulla coscienza e le esperienze di pre-morte, evidenziando i limiti degli approcci puramente materialistici e neurobiologici nella spiegazione di questi fenomeni complessi.
“Comprendere le esperienze di pre-morte non significa solo chiarire cosa accade in condizioni estreme”, concludono Greyson e Pehlivanova, autori principali dello studio “ma affrontare domande fondamentali sul rapporto tra mente e cervello e sui limiti dei modelli neuroscientifici attuali.”
Fonti:
- Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice - A neuroscientific model of near-death experiences reconsidered;
- Nature Reviews Neurology - Limitations of neurocentric models for near-death experiences