Cosa succede al cervello dopo un anno di attività aerobica regolare

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 14 Gennaio, 2026

persone vanno in biciletta al parco

L’attività fisica è da tempo considerata un pilastro della prevenzione cardiovascolare, ma il suo ruolo nella salute del cervello continua a essere oggetto di studio. Nuove evidenze scientifiche indicano che l’esercizio aerobico praticato con regolarità potrebbe essere associato a un invecchiamento cerebrale più lento già nella prima e media età adulta. 

A suggerirlo è una ricerca pubblicata sul Journal of Sport and Health Science, basata su dati di risonanza magnetica cerebrale e su un programma strutturato di allenamento.

Uno studio controllato sull’attività aerobica

La ricerca è stata condotta dall’AdventHealth Research Institute e ha coinvolto 130 adulti sani di età compresa tra 26 e 58 anni. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: uno sottoposto a un programma di esercizio aerobico e uno di controllo, senza interventi specifici sullo stile di vita.

Il protocollo di allenamento ha avuto una durata di 12 mesi e prevedeva circa 150 minuti a settimana di attività aerobica da moderata a vigorosa, in linea con le raccomandazioni dell’American College of Sports Medicine. 

Tra le attività proposte rientravano esercizi come camminata veloce, corsa leggera e ciclismo.

Il parametro centrale analizzato dai ricercatori era la cosiddetta brain age, una stima dell’età biologica del cervello, ovvero una stima dell’età biologica del cervello calcolata tramite tecniche di imaging a risonanza magnetica e modelli computazionali. 

La differenza tra l’età cerebrale stimata e l’età anagrafica reale, definita brain predicted age difference (brain-PAD), è considerata in letteratura un potenziale biomarcatore associato a funzione cognitiva, salute generale e rischio di mortalità.

Un valore positivo indica un cervello “più vecchio” rispetto all’età cronologica, mentre un valore negativo suggerisce un cervello biologicamente più giovane.

I risultati dopo un anno di allenamento

Al termine dei 12 mesi, i partecipanti che avevano seguito il programma di esercizio aerobico hanno mostrato una riduzione media della brain-PAD di circa 0,6 anni, indicando un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale rispetto ai valori iniziali

Nel gruppo di controllo, al contrario, si è osservato un lieve aumento dell’età cerebrale stimata pari a +0,35 anni, un dato non statisticamente significativo.

Nel confronto diretto, la differenza tra i due gruppi è risultata di quasi un anno a favore di chi praticava attività fisica regolare. Secondo gli autori, si tratta di variazioni contenute in termini assoluti, ma potenzialmente rilevanti se considerate su scale temporali più lunghe.


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Quali meccanismi potrebbero essere coinvolti

Lo studio ha analizzato anche diversi parametri fisiologici per comprendere i possibili meccanismi alla base dell’effetto osservato. Tra questi figuravano la capacità cardiorespiratoria, la composizione corporea, la pressione arteriosa e i livelli di BDNF, una proteina coinvolta nella plasticità neuronale.

Sebbene l’esercizio aerobico abbia migliorato in modo significativo la forma fisica complessiva, nessuno di questi fattori ha spiegato in modo diretto le variazioni dell’età cerebrale. Questo suggerisce il possibile coinvolgimento di altri processi, come cambiamenti sottili nella struttura del cervello, nella salute dei vasi sanguigni o nei meccanismi infiammatori.

A differenza di molti studi precedenti, spesso focalizzati sulla popolazione anziana, questa ricerca si è concentrata sulla prima e media età adulta. Una fase della vita in cui i segni di invecchiamento cerebrale sono meno evidenti, ma potenzialmente più modificabili. Secondo gli autori, promuovere l’attività fisica già in età adulta potrebbe contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo e demenza nelle fasi successive della vita.

Nel complesso, i risultati rafforzano l’idea che l’esercizio aerobico regolare non sia utile solo al cuore e ai muscoli, ma possa rappresentare anche una strategia promettente per preservare la salute del cervello

Pur non dimostrando un effetto causale diretto sugli esiti cognitivi clinici, lo studio apre nuove prospettive sul ruolo preventivo dell’attività fisica lungo tutto l’arco della vita.

Fonti

AdventHealth Research  - Fitness and Exercise Effects on Brain Age: A Randomized Clinical Trial

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