Perché, a parità di allenamento, alcuni sembrano correre senza fatica mentre altri lottano contro ogni respiro? Sebbene forza muscolare e condizione atletica siano pilastri fondamentali, la vera "centrale di controllo" della fatica risiede nel cervello.
Lo sforzo non è solo un dato energetico misurabile in calorie o watt, è un'esperienza soggettiva: quando l'esercizio diventa "troppo pesante" nella nostra mente tendiamo ad abbandonarlo.
Ma cosa accadrebbe se potessimo abbassare artificialmente questa percezione, rendendo l'attività fisica più tollerabile e gratificante?
È questa la sfida di Benjamin Pageaux, docente presso l’Università di Montréal, che insieme a un team internazionale dell'Università Savoie Mont Blanc, sta esplorando nuove frontiere per "ingannare" i segnali di stanchezza che arrivano al cervello.
Oltre il limite meccanico: la soglia della fatica
La ricerca si è concentrata su una tecnologia indossabile capace di far vibrare i tendini prima dello sforzo: durante i test un gruppo di volontari è stato sottoposto a due diverse sessioni di cyclette, una preceduta da 10 minuti di vibrazioni sui tendini d’Achille e del ginocchio e una di controllo senza stimolazione.
Dopo il trattamento, i partecipanti hanno pedalato per tre minuti regolando l'intensità in base alla propria sensazione di fatica (moderata o intensa).
I risultati sono stati straordinari:
- maggiore potenza: con i tendini stimolati dalla vibrazione, i ciclisti hanno generato più forza;
- battito accelerato: il corpo stava lavorando di più (frequenza cardiaca più alta);
- sforzo costante: nonostante l'intensità maggiore, gli atleti non hanno percepito un aumento della fatica rispetto alla sessione normale.
La scienza dietro i benefici della vibrazione
In che modo una vibrazione può silenziare la stanchezza? Pageaux spiega che il meccanismo agisce sulla comunicazione tra periferia e centro: "A seconda dell'ampiezza e della frequenza della vibrazione, possiamo eccitare o inibire i neuroni nel midollo spinale. Inoltre, una vibrazione prolungata modifica la reattività dei fusi neuromuscolari e altera il segnale inviato al cervello."
In pratica, si intercetta il messaggio inviato dai muscoli, rimodellando il modo in cui il cervello interpreta il movimento. Il risultato? I muscoli spingono al massimo, ma la mente percepisce una passeggiata.
Fino a oggi i benefici della vibrazione sono stati osservati su un campione ristretto: giovani adulti in salute impegnati in brevi sprint sui pedali, ma la sfida ora è ampliare l'orizzonte.
I ricercatori puntano a testare questo protocollo su:
- soggetti sedentari: per capire se la tecnologia possa rendere l'approccio allo sport meno traumatico;
- popolazioni patologiche: per valutare il supporto della vibrazione in contesti clinici;
- sessioni prolungate: allineando i test alle reali linee guida internazionali sull'attività fisica, che prevedono sforzi ben più lunghi di una semplice pedalata di tre minuti.
La psicologia della scelta e della performance
Se la vibrazione riduce la percezione della fatica, potrebbe facilitare la scelta di allenarsi in chi solitamente rinuncia per paura dello sforzo.
In altre parole, abbassando la "barriera mentale" del dolore fisico si potrebbe aumentare drasticamente l'impegno costante nell'attività motoria.
Inoltre, il team di ricerca sottolinea la necessità di passaggi tecnici fondamentali per consolidare queste scoperte: "Confermare questi risultati a una potenza di uscita fissa, utilizzando report analogici o numerici per la valutazione della percezione dello sforzo, rappresenterebbe una replica necessaria e preziosa per la solidità dello studio."
Infine, non si può ignorare il riflesso di queste scoperte sulle prestazioni sportive d'élite, perché a possibilità di generare più potenza mantenendo inalterato il carico percepito apre scenari promettenti per gli atleti che cercano di ottimizzare ogni frazione di watt durante le competizioni.
Il futuro: dal laboratorio alla vita attiva
Lo studio è stato condotto su brevi intervalli di tre minuti e, come avverte lo stesso Pageaux, "non è stato ancora testato su una maratona"; è, però, la prima prova concreta che questo metodo funziona durante l'esercizio dinamico.
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Il prossimo obiettivo del team sarà mappare l'attività neurale tramite risonanza magnetica ed elettroencefalografia per vedere esattamente cosa accade nella mente sotto sforzo.
"Capire come il cervello valuta il rapporto tra fatica e ricompensa ci permetterà di promuovere uno stile di vita più attivo, fondamentale per la salute di tutti" conclude Pageaux.
Fonti:
Journal of Sport and Health Science - Prolonged passive vibration of Achilles and patellar tendons decreases effort perception during subsequent cycling tasks