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Aritmia: gli esami necessari per una diagnosi (certa)

Ultimo aggiornamento – 20 dicembre, 2018

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Indice

Sentiamo spesso parlare di fibrillazione atriale ma, purtroppo, pochi sanno davvero di cosa si tratta.

Si tratta infatti di un disturbo che causa un ritmo cardiaco irregolare noto come aritmia. Spesso può far battere il cuore più velocemente, riducendo l’afflusso di sangue che giunge al resto del corpo.

Come sempre, una diagnosi precoce aiuta a ridurre il rischio di gravi complicazioni, come ictus o insufficienza cardiaca.

Dunque, cosa fare per la fibrillazione atriale? Iniziamo dagli esami necessari.

Quali esami fare se il cuore batte in modo irregolare

La diagnostica cardiologica offre diverse tipologie di test per la diagnosi di questo disturbo e per identificare possibili cause e complicazioni della condizione. Tra gli esami prevedono procedure diverse tra loro. In particolare:

  • Anamnesi – L’anamnesi è fondamentale per inquadrare l’eventuale stato patologico: il medico chiederà tutte le informazioni necessarie su sintomi, patologie pregresse e interventi chirurgici, peso, abitudini alimentari, stile di vita, familiarità per malattie croniche ed eventuale assunzione di farmaci del paziente preso in esame. L’indagine verrà effettuata tramite semplici domande a cui il paziente dovrà rispondere (in totale sincerità).
  • Esame fisico – Il medico specialista, a questo punto, potrà procedere con una visita del paziente. Il segnale fisico più evidente di fibrillazione atriale è un ritmo cardiaco irregolare. Il medico, solitamente, ausculta ritmo e frequenza cardiaca con uno stetoscopio. Il controllo può essere effettuato anche monitorando il battito a livello del polso, che indica la frequenza cardiaca. L’esame obiettivo permette di controllare anche eventuali edemi presenti agli arti del paziente,  segni di cattiva circolazione del sangue o disturbi renali associati. Il controllo potrà estendersi al collo: anche la tiroide, infatti, potrebbe determinare aritmie.
  • ECG – L’elettrocardiogramma registra l’attività elettrica del cuore, e si rivela molto utile per la diagnosi di aritmia. Un paziente affetto da tale disturbo presenta infatti un ritmo “irregolarmente irregolare”, dunque senza un modello preciso.
  • Test di resistenza – Un test da sforzo fisico può aiutare a mostrare l’efficienza dell’attività cardiaca mentre si è sotto sforzo, per controllare come reagisce il cuore quando l’organismo non è a riposo.
  • Monitoraggio Holter – Si tratta di un monitor ECG portatile che il paziente dovrà indossare per registrare il ritmo e la frequenza cardiaca per un periodo che, generalmente, si estende dalle 24 alle 48 ore. È un metodo efficace per documentare l’eventuale fibrillazione atriale a intermittenza o che si manifesta senza sintomi.
  • Registratore di eventi – È un macchinario simile a un monitor Holter che, tuttavia, va indossato per settimane o addirittura mesi. L’individuo che indossa il monitor preme un pulsante per iniziare a registrare ogni volta che manifesta sintomi. Ciò consente al medico di esaminare la frequenza cardiaca e il ritmo quando si manifestano i sintomi e giungere così a una diagnosi accurata. Si tratta di un test efficace per i soggetti con aritmia ad intermittenza. Tuttavia, il soggetto deve comprenderne i sintomi per sapere quando iniziare la registrazione. E ciò non è sempre possibile.
  • Ecocardiogramma – Si tratta di una ecografia del cuore. Viene utilizzato un dispositivo chiamato trasduttore che invia onde sonore per produrre un’immagine in movimento del cuore, aiutando a evidenziare eventuali blocchi, come i coaguli di sangue.
  • Esami del sangue – Aiutano a identificare potenziali cause di fibrillazione atriale, come l’ipertiroidismo. Possono anche evidenziare eventuali altre condizioni patologiche alla base della fibrillazione atriale, come l’ anemia o problemi di funzionalità renale.
  • Radiografia del torace – Fornisce un’immagine del torace, inclusi cuore e polmoni. Una radiografia può evidenziare se una persona ha problemi cardiaci, come l’insufficienza cardiaca che ha causato l’accumulo di liquido nei polmoni o l’ingrossamento del cuore.
  • Elettrofisiologia cardiaca – Questo è un test invasivo che implica l’inserimento di un catetere attraverso un vaso sanguigno nelle camere del cuore. Il catetere stimola il cuore e registra da dove provengono gli impulsi anomali, quanto sono veloci e quali importanti vie di conduzione bypassano.

Una volta che il medico specialista ha individuato e diagnosticato un’aritmia, sono disponibili trattamenti finalizzati a ridurne la sintomatologia.

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