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Forse abbiamo trovato il modo per sconfiggere l’acne

Ultimo aggiornamento – 02 ottobre, 2018

vaccino acne: le novità
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L’acne vulgaris, detto anche semplicemente acne, è – ed è stato – il flagello dell’adolescenza per molti di noi. Si tratta, infatti, di una condizione cutanea che colpisce quasi 9 adolescenti su 10 e che può persistere anche nell’età adulta, lasciando talvolta cicatrici permanenti.

Oltre ai danni fisici, non bisogna sottovalutare il disagio psicologico che questa problematica può provocare, andando addirittura a influire sui rapporti sociali. Nella maggior parte dei casi, infatti, causa bassa autostima nei ragazzi e nelle ragazze che ne sono affetti.

Non si può dire che sia una patologia che attenta alla nostra vita, certo. Ma non possiamo ignorare che gli effetti psicologici possono essere devastanti, tanto da aumentare anche il rischio di ammalarsi di depressione.

Alcuni dei trattamenti maggiormente prescritti includono antibiotici e retinoidi, una classe di composti chimici collegati alla vitamina A, che dovrebbe aiutare a mantenere la salute e l’aspetto sano della pelle. Tuttavia, questi trattamenti tradizionali non sono sempre adeguati o efficienti, ma possono addirittura causare ulteriori effetti indesiderati più o meno gravi, come secchezza della pelle e irritazione.

Al momento, quindi, non esistono terapie rapide ed efficaci per curare l’acne, e per chi ne è affetto questo diventa un vero dilemma. Per fortuna, la scienza continua a fare passi da gigante e le cose potrebbero presto cambiare.

Ecco perché.

Anticorpi per combattere l’acne: un’idea rivoluzionaria?

Un recente studio, pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology, ha presentato un nuovo vaccino (efficace e sicuro) per curare l’acne. Un team di ricercatori internazionali (provenienti dall’Università della California a San Diego, dal National Central University di Jhongli e dalla Brandenburg Medical School Theodore Fontane di Dessau) è riuscito – per la prima volta in assoluto – a trovare il modo di combattere la tossina secreta dai batteri coinvolti nelle eruzioni acneiformi, e per farlo utilizzano un anticorpo specifico.

Il vero responsabile dell’acne è un batterio chiamato Propionibacterium acnes (comunemente indicato come Cutibacterium acnes), che vive nei follicoli pilosebacei e sulla cute degli esseri umani, anche se non sono affetti da acne. In chi, però, soffre di questa condizione, il batterio induce processi infiammatori che portano allo sviluppo di comedoni (punti neri), pustole (brufoli) e nei casi più gravi noduli e cisti.

Il Propionibacterium acnes produce una tossina chiamata fattore Christie-Atkins-Munch-Peterson (CAMP), in gran parte responsabile dell’infiammazioni in queste lesioni.

Gli scienziati hanno lavorato con un modello murino ed ex vivo in cellule della pelle umana, su cui hanno testato l’efficacia di un insieme di anticorpi monoclonali – un tipo di cellula immunitaria – contro il fattore CAMP. Fino ad ora, gli esperimenti hanno mostrato risultati promettenti e gli anticorpi si sono dimostrati efficaci contro le proprietà che inducono l’infiammazione della tossina.

Una strada ancora da percorrere

Tali risultati dimostrano – come spiega anche dal dr. Emmanuel Contassot, PhD del Dipartimento di dermatologia dell’Università di Zurigo, nell’editoriale che ha affiancato lo studio – che i vaccini contro l’acne potrebbero essere più sicuri ed efficaci rispetto ai trattamenti tradizionali preesistenti.

Comunque, pur rappresentando un nuovo accattivante approccio, è importante che questi vaccini garantiscano che l’equilibrio batterico sulla pelle non venga influenzato, per evitare disturbi indesiderati del microbioma che garantisce l’omeostasi cutanea, dal momento che alcuni filamenti batterici aiutano effettivamente a proteggere la salute generale della pelle.

Resta il fatto che si tratta di un risultato molto importante perché, fino a questo momento, nessuno aveva pensato a un eventuale coinvolgimento del fattore CAMP nella patogenesi dell’acne vulgaris. Come ha affermato anche il dr. Eric C. Huang, dell’University of California: “Una volta convalidato da una sperimentazione clinica su larga scala, il potenziale impatto delle nostre scoperte è enorme per le centinaia di milioni di persone che soffrono di acne vulgaris”.

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