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Fumare sigarette può portare alla demenza

Paolo Pate | Blogger

Ultimo aggiornamento – 04 Marzo, 2015

Fumare sigarette può portare alla demenza

Da circa un secolo fumare sigarette di tabacco è ormai un’abitudine diffusa. In tutti questi anni, la comunità medico-scientifica ha condotto numerosi studi per verificare l’influenza negativa del fumo sulla salute umana. I disturbi più comunemente noti (malattie polmonari, ipertensione, problemi alla cavità orale) sono solo alcuni dei modi in cui le sigarette danneggiano il nostro organismo.

Una nuova ricerca canadese, condotta da Sherif Karama della McGill University (Montreal), ha dimostrato come il prolungato consumo di sigarette possa contribuire all’assottigliamento della corteccia cerebrale.

L’importanza della corteccia cerebrale

La corteccia cerebrale è lo strato esterno del cervello ed è fondamentale per coordinare funzioni, come il linguaggio, la conoscenza e la memoria. Queste capacità generalmente si indeboliscono con la vecchiaia o quando insorge uno stato di demenza.

La nostra corteccia cerebrale si assottiglia nel corso del tempo a causa di un naturale processo d’invecchiamento, ma secondo questo studio anche il fumo di sigaretta concorre ad aggravare il fenomeno. Negli anni, diversi studi sono stati promossi per indagare il legame tra fumo e spessore corticale, ma sono stati tutti di portata minima.

La ricerca

Il team di ricerca guidato da Karama ha sottoposto a risonanza magnetica la corteccia cerebrale di 504 soggetti (260 femmine e 244 maschi) tutti di circa 73 anni, molti dei quali avevano partecipato a test cognitivi e di salute mentale nel 1947 in ​​Scozia. I soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda delle loro abitudini con le sigarette:

  • fumatori
  • ex fumatori
  • mai stati fumatori

I risultati dei test svolti a così grande distanza di tempo sono stati poi meticolosamente confrontati. Sono emerse differenze significative nello spessore corticale di fumatori (corteccia più sottile) e non fumatori (corteccia più spessa). “Abbiamo scoperto che attuali ed ex fumatori hanno, all’età di 73 anni, molte aree della corteccia cerebrale più sottili rispetto a chi non ha mai fumato. Inoltre, chi ha smesso di fumare sembra aver recuperato parte dello spessore corticale per ogni anno passato senza sigarette”, ha rivelato Karama.

Quali sono le possibili conseguenze?

Anche se è incoraggiante constatare che la corteccia cerebrale può ricrescere nel tempo (senza tuttavia poter mai tornare ai livelli di un non-fumatore), sembra proprio che fumare sigarette infligga danni permanenti, favorendo l’insorgere di disturbi come la demenza. “I fumatori devono essere informati che le sigarette potrebbero accelerare l’assottigliamento della corteccia cerebrale e che questo potrebbe portare ad un deterioramento cognitivo. L’assottigliamento corticale sembra persistere per molti anni anche dopo aver smesso di fumare”, ha concluso Karama.

Studi futuri sembrano orientati a ricercare una causa molecolare in questo fenomeno, ma al momento non esistono ancora risposte definitive. Ecco perché, piuttosto che ragionare di un possibile trattamento futuro, è probabilmente meglio considerare l’ipotesi di smettere di fumare.

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