Il fumo passivo continua a rappresentare un problema rilevante di salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco provoca ogni anno più di 7 milioni di morti nel mondo e oltre 1,6 milioni riguardano persone che non fumano, ma che vengono esposte al fumo prodotto dagli altri.
Da tempo le evidenze indicano inoltre che, nel caso delle sigarette tradizionali, non esiste una soglia di esposizione al fumo passivo considerata sicura. Il problema non riguarda soltanto il tumore del polmone: l’esposizione è associata anche a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, ictus, patologie respiratorie e morte prematura, con una particolare attenzione per bambini, donne in gravidanza e persone già affette da disturbi cardiaci o respiratori.
Negli ultimi anni, però, alla sigaretta convenzionale si sono aggiunti prodotti molto diversi tra loro, dalle sigarette elettroniche ai dispositivi a tabacco riscaldato. La domanda diventa quindi più complessa: l’esposizione di chi sta vicino a una persona che utilizza questi prodotti è paragonabile a quella provocata dal fumo di una normale sigaretta?
Senza combustione cambiano le sostanze disperse nell’ambiente
La sigaretta tradizionale funziona attraverso la combustione del tabacco, un processo che genera una miscela complessa composta da gas, particelle e numerose sostanze tossiche e cancerogene. Il fumo viene inoltre disperso nell’ambiente non soltanto durante l’espirazione del fumatore, ma anche direttamente dalla sigaretta accesa tra una boccata e l’altra.
E-cigarette e prodotti a tabacco riscaldato funzionano in maniera differente. Nei primi viene riscaldato un liquido fino alla formazione di un aerosol, mentre nei secondi il tabacco viene portato a temperature inferiori rispetto a quelle raggiunte durante la combustione di una sigaretta convenzionale.
Le revisioni scientifiche citate nella fonte indicano che, per molti contaminanti, le concentrazioni presenti nelle emissioni dei prodotti a tabacco riscaldato risultano generalmente inferiori rispetto al fumo delle sigarette tradizionali. Questo non significa però che le emissioni siano prive di sostanze potenzialmente dannose.
Potrebbe interessarti anche:
- Sigarette più care da maggio 2026: quanto costano adesso
- Sigarette ed e-cig alzano la pressione: il nuovo studio sui rischi cardiaci
- Fumo, prezzi alle stelle: 5 euro in più per dire addio alle sigarette?
Anche l’aerosol delle sigarette elettroniche può contenere nicotina, particelle ultrafini, composti organici volatili e metalli, che possono essere dispersi nell’ambiente ed essere inalati dalle persone presenti.
Meno sostanze tossiche non significa rischio zero
È proprio qui che emerge una delle distinzioni più importanti. Dimostrare che nell’aria vengono disperse quantità inferiori di determinate sostanze tossiche non equivale automaticamente a dimostrare una riduzione proporzionale del rischio di tumori, infarti o altre malattie nelle persone esposte passivamente.
Per ottenere questo tipo di risposta servono studi indipendenti e osservazioni condotte nel lungo periodo, soprattutto perché e-cigarette e dispositivi a tabacco riscaldato sono disponibili da molto meno tempo rispetto alle sigarette convenzionali.
I dati sulle emissioni e alcuni biomarcatori possono suggerire una minore esposizione a determinati composti nocivi, ma non consentono ancora di quantificare con precisione quanto questo si traduca in una riduzione del rischio sanitario nel corso degli anni.
Il principio rimane quindi prudenziale: respirare meno sostanze tossiche è diverso dal non respirarne affatto.
E-cigarette e tabacco riscaldato possono ridurre il danno?
Il tema assume un significato differente quando si considera il fumatore adulto che non riesce a smettere di fumare. Eliminare la combustione sostituendo completamente la sigaretta tradizionale con un prodotto alternativo può ridurre l’esposizione a molte delle sostanze prodotte dalla combustione.
È quindi plausibile che anche le persone vicine siano esposte a livelli inferiori di diversi contaminanti rispetto a quelli prodotti dal fumo convenzionale. Tuttavia, la riduzione del danno non deve essere confusa con l’assenza di rischio.
Per chi non fuma, infatti, il punto di riferimento rimane un altro: evitare l’esposizione. La presenza di quantità inferiori di sostanze tossiche non rende automaticamente appropriato utilizzare e-cigarette o prodotti a tabacco riscaldato negli ambienti frequentati da altre persone, soprattutto quando sono presenti soggetti più vulnerabili.
Perché la combustione rimane il problema principale
La combustione del tabacco è responsabile della produzione di una grande quantità di composti tossici presenti nel fumo di sigaretta. Eliminare questo processo modifica quindi in maniera sostanziale quantità e composizione delle emissioni.
Questo è uno dei principi su cui si basa la cosiddetta strategia di riduzione del rischio: per una persona che continuerebbe comunque a fumare, passare completamente a un prodotto che non brucia il tabacco può diminuire l'esposizione a molte sostanze nocive.
La prospettiva della persona che si trova accanto al consumatore deve però rimanere distinta. Anche gli aerosol prodotti senza combustione non possono essere considerati equivalenti all’aria pulita, perché possono ancora contenere nicotina e altre sostanze potenzialmente dannose.
Una riduzione delle emissioni può quindi rappresentare un miglioramento rispetto alla sigaretta combustibile, ma non giustifica l’idea che il fumo o l’aerosol passivo dei prodotti alternativi sia innocuo.
I rischi del fumo passivo restano ben documentati
Per quanto riguarda le sigarette tradizionali, le evidenze sono invece consolidate. Il fumo ambientale è associato a conseguenze che interessano diversi organi e apparati e non soltanto i polmoni.
Le persone esposte respirano una miscela contenente numerosi prodotti della combustione. Nel tempo, questa esposizione può contribuire allo sviluppo di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche.
Particolarmente importante è evitare il fumo negli ambienti chiusi. Aprire una finestra, utilizzare sistemi di ventilazione o fumare in una stanza diversa non elimina completamente la presenza delle sostanze disperse nell’aria e depositate negli ambienti.
La differenza tra ridurre il rischio ed eliminarlo
Il quadro che emerge dalle ricerche disponibili richiede quindi una certa precisione. Sigarette convenzionali, e-cigarette e prodotti a tabacco riscaldato non producono emissioni identiche, e l’assenza di combustione può ridurre significativamente la presenza di diverse sostanze tossiche.
Quello che ancora non può essere affermato con la stessa certezza è quanto questa riduzione modifichi, nel lungo periodo, il rischio di malattie nelle persone esposte passivamente agli aerosol dei prodotti alternativi.
La conclusione più prudente resta quindi semplice: non fumare e non essere esposti rappresentano le condizioni con il rischio minore. Per chi continua a fumare, eliminare completamente la combustione può ridurre l’esposizione a molti composti dannosi, ma e-cigarette e tabacco riscaldato non devono essere presentati come prodotti privi di conseguenze per chi li utilizza o per chi respira le loro emissioni.
La riduzione del rischio può avere un ruolo nella salute pubblica, ma funziona soltanto se la differenza tra “meno dannoso” e “innocuo” rimane chiara.
Fonte:
WHO - Tobacco and Nicotine