Quando si parla di salute, il sonno viene ancora spesso trattato come un dettaglio secondario. Durante le visite mediche di routine si parla di alimentazione, attività fisica, pressione arteriosa o stress, ma raramente vengono fatte domande approfondite sulla qualità del riposo notturno. Eppure, secondo diversi ricercatori, questo approccio lascia scoperto uno degli aspetti più importanti del benessere generale.
Tra i disturbi più ignorati c’è l’apnea ostruttiva del sonno, una condizione che, secondo le stime, interessa quasi 1 miliardo di persone nel mondo. Il numero continua a crescere, ma molti pazienti non ricevono mai una diagnosi corretta.
Il problema è che l’apnea notturna non si limita a causare russamento o sonnolenza. Col tempo può avere effetti molto più seri sul sistema cardiovascolare, sul cervello e sulla qualità della vita quotidiana.
Cosa succede durante l’apnea notturna
La forma più comune è chiamata apnea ostruttiva del sonno (OSA). Durante il riposo, le vie respiratorie si bloccano parzialmente o completamente per brevi periodi. Queste interruzioni della respirazione possono ripetersi anche più di 100 volte in un’ora e durano mediamente circa 20 secondi ciascuna.
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Molte persone non si accorgono di smettere di respirare mentre dormono. I piccoli risvegli che avvengono durante la notte spesso non vengono ricordati al mattino, ma il corpo subisce comunque uno stress continuo.
La riduzione dell’ossigeno nel sangue costringe infatti l’organismo a reagire aumentando frequenza cardiaca e pressione arteriosa. Con il tempo, questo meccanismo può favorire problemi come ipertensione, insufficienza cardiaca e ictus.
Secondo gli studiosi, l’apnea del sonno è stata collegata anche a un rischio maggiore di sviluppare malattie neurodegenerative, incluse alcune forme di demenza come l’Alzheimer.
L'OSA si verifica quando i muscoli della gola si rilassano eccessivamente durante il sonno, permettendo alla lingua o ai tessuti molli (come il palato molle e l'ugola) di collassare all'indietro, bloccando il passaggio dell'aria. Questo genera una pressione negativa nel torace che costringe il cuore a lavorare sotto sforzo in un ambiente povero di ossigeno.
Non riguarda solo uomini anziani e sovrappeso
Uno dei motivi per cui il disturbo viene ancora trascurato è legato agli stereotipi. Per anni l’immagine tipica del paziente con apnea notturna è stata quella di un uomo anziano, sovrappeso e con forte russamento.
La realtà, spiegano gli esperti, è molto più complessa.
Molte donne presentano sintomi differenti, come insonnia, mal di testa frequenti o depressione, segnali che spesso non vengono immediatamente collegati all’apnea del sonno. Questo porta a numerosi casi non diagnosticati, soprattutto nella popolazione femminile.
Anche fattori biologici e ormonali sembrano avere un ruolo importante. I ricercatori sottolineano che i cambiamenti ormonali durante la vita di una donna, insieme a differenze anatomiche delle vie respiratorie, potrebbero influenzare il modo in cui il disturbo si manifesta.
I rischi vanno oltre la stanchezza
L’apnea notturna non compromette soltanto il riposo. Gli effetti si riflettono anche durante il giorno. Molti pazienti soffrono di sonnolenza costante, difficoltà di concentrazione, mal di testa mattutini e irritabilità.
Secondo gli studi citati dagli esperti, il disturbo è associato anche a un aumento del rischio di incidenti stradali, proprio a causa della ridotta attenzione e dell’affaticamento cronico.
Ci sono poi i costi indiretti, sia personali sia sanitari. Una condizione non trattata può infatti peggiorare altre patologie già presenti e aumentare la necessità di cure mediche nel lungo periodo.
Le terapie disponibili stanno cambiando
Negli ultimi vent’anni il trattamento dell’apnea notturna è migliorato molto. La terapia più utilizzata resta la CPAP, un dispositivo che invia un flusso continuo d’aria attraverso una maschera per mantenere aperte le vie respiratorie durante il sonno.
Non tutti, però, riescono a tollerare facilmente questo sistema. Alcuni pazienti lo trovano scomodo o difficile da usare in modo continuativo.
Per questo motivo stanno emergendo nuove alternative. Oltre ai dispositivi dentali che aiutano a mantenere aperta la mandibola, vengono utilizzate anche terapie posturali e programmi di allenamento dei muscoli della lingua e della gola.
Nel 2024 la FDA statunitense ha inoltre approvato la tirzepatide, principio attivo presente nei farmaci GLP-1 come Mounjaro e Zepbound, anche per il trattamento dell’apnea ostruttiva del sonno. Il farmaco agisce soprattutto attraverso la riduzione del peso corporeo, fattore strettamente collegato al disturbo.
Molti casi continuano però a sfuggire
Nonostante i progressi, gli esperti sostengono che esistano ancora forti disuguaglianze nella diagnosi e nell’accesso alle cure.
Alcuni strumenti utilizzati per monitorare l’ossigeno nel sangue, ad esempio, sembrano essere meno precisi nelle persone con pelle più scura. Questo potrebbe portare a sottovalutare la gravità del problema in determinate popolazioni.
Anche l’accesso alle terapie non è uniforme. Negli Stati Uniti, alcuni gruppi sociali e minoranze etniche incontrano più difficoltà nell’ottenere coperture sanitarie per i trattamenti a lungo termine.
Parlarne con il medico può fare la differenza
Secondo gli studiosi, il primo passo resta molto semplice: iniziare a parlare del sonno durante le visite mediche.
Chi sospetta di soffrire di apnea notturna dovrebbe riferire eventuali sintomi come russamento, risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento, stanchezza persistente, frequente bisogno di urinare di notte o forte sonnolenza diurna.
Oggi, inoltre, molti esami possono essere svolti direttamente a casa, senza la necessità di trascorrere la notte in ospedale.
FONTI
ScienceAlert - A Sleep Disorder Affecting Nearly 1 Billion People Is Still Overlooked
The Conversation - Sleep apnea compromises far more than a good night’s rest – 2 neuroscientists outline the risks and the need for better diagnosis