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I bambini e lo stress: un disturbo che non ha età

I bambini e lo stress: un disturbo che non ha età

Anche se gli adulti spesso tendono a dimenticarlo, lo stress può colpire anche i bambini, che possono avere preoccupazioni e diventare ansiosi.

Fonti di stress nei più piccoli

Lo stress è una conseguenza delle esigenze poste su di noi e varia in base alla nostra capacità di soddisfarle. Queste richieste possono essere generate da fonti esterne, come la famiglia, il lavoro, gli amici, o la scuola, ma possono anche essere di natura endogena ed avere origine dal conflitto che si genera tra le difficoltà di ciò che siamo chiamati a fare rispetto a ciò che pensiamo di essere realisticamente in grado di fare.

Lo stress, quindi, a certi livelli è un segnale positivo, in quanto fornisce l’attenzione e l’energia per affrontare una sfida. È l’eccesso di stress a essere sempre negativo, in quanto ottiene l’effetto opposto, paralizzandoci e rendendoci incapaci di affrontare e risolvere un problema.

Così lo stress può colpire chiunque si senta sopraffatto e i bambini non fanno eccezione. L’ansia da separazione nei bambini in età prescolare, ad esempio, è ormai ben conosciuta. Crescendo, le pressioni sociali o meglio le difficoltà e gli sforzi del cercare di adattarsi sono grosse fonti di stress.

Molti ragazzi, ad esempio, sono troppo impegnati per avere il tempo di giocare, sviluppare la propria creatività o rilassarsi dopo la scuola. Meglio prestare attenzione ai bambini che si lamentano delle troppe cose da fare o che ne rifiutano qualcuna, e controllare che non siano sovraccarichi. Se non è possibile alleggerire i carichi, l’attenzione e il dialogo aperto possono consentire ai bambini di apprendere come organizzare il proprio tempo e vincere lo stress.

Anche i problemi familiari sono causa di stress. Problemi legati al lavoro dei genitori, al bilancio familiare o preoccupazioni sulla salute, sono tutti temi che andrebbero trattati senza la presenza dei bambini ed evitando il più possibile di farsi vedere ansiosi o preoccupati in loro presenza.

Una notevole fonte di tensione è la televisione e, nell’era di internet, la facilità di accesso alle informazioni di cui godono i più piccoli. I bambini che vedono immagini inquietanti in tv o sentono parlare di disastri naturali, guerra e terrorismo, possono preoccuparsi per la propria sicurezza e quella delle persone che amano. Anche in questo caso, il controllo, oltre alle eventuali rassicurazioni, è fondamentale per evitare il rischio di ansie [1].

Quali sono i segnali che si sottovalutano e che invece devono preoccuparci?

Nei bambini lo stress si manifesta, in genere, attraverso cambiamenti nel comportamento. Modifiche comuni sono quelle che vanno a incidere sul carattere; i bambini diventano facilmente irritabili o lunatici, o assumono atteggiamenti di rifiuto con lamenti e pianti, ad esempio nei confronti della scuola, a volte anche con reazioni sproporzionate. Ai cambiamenti caratteriali si associano variazioni in più o in meno del sonno o atteggiamenti controversi nei confronti del cibo, che può essere rifiutato o consumato in modo esagerato.

Nel caso dei giovani adolescenti, sono frequenti i casi in cui lo stress si esprime attraverso il rifiuto e l’ostilità verso la famiglia.

Lo stress può anche apparire con sintomi di tipo fisico, come mal di stomaco o mal di testa, di cui non si riesce a individuare un’origine organica. È necessario prestare attenzione alle sintomatologie dolorose, soprattutto se queste aumentano in particolari situazioni: il classico compito in classe, ad esempio, ma anche una prova sportiva importante [2].

Ascoltare i sintomi

Perché i bambini esprimono lo stress con questa sintomatologia?

Perché i bambini non hanno familiarità con la parola stress e, soprattutto, con il suo significato. Se interrogati esprimono il proprio disagio attraverso altre parole come “preoccupato”, “confuso”, “infastidito” o “arrabbiato”. Oppure, possono anche esprimere il loro modo di essere preda dello stress dicendo cose negative su se stessi, gli altri, o il mondo che li circonda (ad esempio, “Nessuno mi piace”, “Io sono stupido”, “Non c’è niente di divertente”).

È importante, per i genitori, ascoltare i ragazzi e cercare di capire perché il bambino o l’adolescente si esprime in questi termini.

Quanto l’ascolto sia importante e, allo stesso tempo, sottovalutato, lo dimostra un recente sondaggio americano. Utilizzando una scala da 1 a 10, 1 genitore su 5 ha dichiarato di valutare il suo stress al massimo, mentre circa il 60% lo ha valutato da 7 in su. Allo stesso tempo, gli stessi genitori hanno valutato il livello di stress dei loro figli da 4 in giù.

I genitori sembrano riconoscere il proprio stress, ma non sono ugualmente abili nel riconoscere il legame tra il proprio stress e quello dei loro figli“, dice la dr.ssa Sandra Hassink, presidente dell’American Academy of Pediatrics.

La principale causa risiede nell’incapacità, da parte dei genitori, di riconoscere e associare allo stress i sintomi che compaiono nei ragazzi.

Il sondaggio ha infatti rivelato che il 72% dei bambini ha mostrato comportamenti negativi cresciuti, in un periodo di 12 mesi, in seguito al presentarsi o all’aggravarsi di problematiche familiari. In particolare:

  • Il 43% dei genitori ha detto che i loro figli erano diventati più polemici.
  • Il 37% ha riferito un aumento dei momenti di rifiuto acceso, con capricci e pianti.
  • Il 34% ha notato preoccupazione nei propri bambini.

Anche i sintomi fisici, spesso legati allo stress, sono stati trovati in aumento, nel periodo di 12 mesi preso in esame:

  • Il 44% dei genitori ha riferito che i loro figli hanno accusato di mal di testa.
  • Il 44% ha riferito di mal di stomaco.
  • IL38% ha riferito di disturbi del sonno.
  • Il 20% ha notato inappetenza o cambiamenti delle abitudini alimentari.
  • Sempre nel 20% dei casi è emerso che i genitori avevano già sottoposto ad un intervento di supporto i propri bambini.

Lo stress dei bambini non è un disagio che passa con il progredire dell’età, piuttosto cresce seguendo l’evoluzione dei ragazzi.

Secondo l’American Psychiatric Association, gli studenti delle scuole superiori, in un’indagine mirata, riferiscono livelli di stress maggiori di quelli degli adulti. Più della metà di tutti gli studenti (54%) ha provato sensazioni di “ansia opprimente” nell’arco dell’anno scolastico.

Anche quando lo stato d’ansia viene recepito dai genitori, nella maggior parte dei casi si punta a ritenerne responsabile l’ambiente scolastico. Uno studio dedicato ha però rivelato che, diversamente da quanto si pensi, è quasi sempre l’ambiente di casa a essere fonte di stress, mettendo ai primi posti i problemi finanziari, le malattie, la disarmonia e le separazioni dei genitori [3].

Un divorzio (evento di certo stressante): quali rischi può comportare? 

Il trauma della separazione dei genitori, soprattutto se affrontata in modo burrascoso e con strascichi rancorosi, può essere molto difficile da superare nei bambini e generare paure e ansie che portano a uno stato di stress elevato e permanente.

La separazione dei genitori comporta una lacerazione dell’ambiente familiare indelebile, che genera insicurezza e sensi di colpa nei più piccoli.

Ma non solo, secondo una recente ricerca inglese, le conseguenze sarebbero tali da aumentare del triplo il rischio di insorgenza del diabete di tipo 1. Pur se la predisposizione genetica rimane il fattore di rischio più importante, i ricercatori sostengono che uno stress molto forte, vissuto entro i 14 anni, può essere un fattore di rischio elevato per l’insorgenza del diabete di tipo 1.

Questo perché, affermano gli autori dello studio, gli eventi stressanti durante l’infanzia possono contribuire allo stress delle cellule beta del pancreas, causa di una maggiore resistenza all’insulina. 

Stress post traumatico nei bambini: cos’è?

Questo disturbo è una grave forma di stress che colpisce i bambini vittima di eventi traumatici, come incidenti ma anche interventi chirurgici.

Conosciuto come sindrome PTSD (post traumatic stress disorder) è un disturbo che va gestito con grande attenzione, anche perché può decorrere in modo inizialmente asintomatico per poi manifestarsi con in piena evidenza anche molto tempo dopo l’evento traumatico.

Per questo motivo, è sempre opportuno ricorrere a un trattamento appropriato che, in primo luogo, deve prevedere che il bambino si risvegli dal trauma in un ambiente tranquillizzante e, se possibile, con la presenza dei genitori. L’approccio medico è la terapia cognitivo comportamentale devono mirare a scoprire e allontanare il senso d’angoscia e le paure che attanagliano il bambino vittima di un trauma [4].

Come aiutarli a stare meglio?

Come si può aiutare a ridurre l’ansia del bambino e lo stress? Ecco i principali consigli degli esperti [5]:

  1. Incoraggiare il bambino ad affrontare le sue paure. Evitare le situazioni ansiogene mantiene l’ansia. Al contrario, se un bambino affronta i suoi timori imparerà che l’ansia si riduce naturalmente dopo poco tempo, perché l’organismo mette in atto meccanismi appropriati per ridurla.
  2. Non bisogna essere perfetti. Non spingete sempre al massimo il vostro piccolo. A scuola, facendo sport o in famiglia, le prove vanno affrontate sapendo che si può anche sbagliare, senza che questo sia vissuto come un evento catastrofico.
  3. Concentrarsi sugli aspetti positivi. Spesso i bambini ansiosi e stressati possono perdersi in pensieri negativi e nell’eccessiva autocritica. È necessario concentrare le attenzioni sugli aspetti positivi e cogliere sempre le parti migliori.
  4. Gioco e relax. I bambini hanno bisogno di tempo per rilassarsi e giocare in compagnia. Non bisogna sovraccaricarli di attività, pur positive come lo sport, soprattutto se generano competizione con la relativa ansia da prestazione.
  5. L’approccio comportamentale di genitori e parenti. Il vostro bambino si comporterà come vede fare in casa da genitori e parenti. Sarà ansioso e spaventato, se in famiglia respirerà questo clima, sciatto o ben curato, se vedrà i genitori trasandati o ben curati, allegro o immusonito in base all’umore prevalente dei familiari, e così via.
  6. Gratificare i comportamenti positivi. Non abbiate mai paura di premiare i comportamenti positivi del bambino. La gratificazione è molto importante perché aumenta le motivazioni per affrontare i passi successivi. Anche un piccolo passo, nell’affrontare le proprie paure, va premiato.
  7. Incoraggiare una buona igiene del sonno. Dormire il tempo necessario e con un sonno di buona qualità è molto importante per garantire l’equilibrio psico fisico.
  8. Incoraggiare il bambino a esprimere la sua ansia. Non minimizzate le preoccupazioni espresse dal bambino. Al contrario, prendetele seriamente e incoraggiatelo a parlarne. Siate, anche in queste occasioni un punto di riferimento, positivo e tranquillizzante.
  9. Aiutate vostro figlio a risolvere i problemi. Dopo aver ascoltato ciò che il bambino ha da dire, aiutatelo a risolvere i suoi problemi. Questo non significa risolvere il problema per il vostro bambino. Significa aiutarlo a individuare possibili soluzioni.
  10. Mantenere la calma. Le reazioni dei bambini sono figlie di quelle dei loro genitori, quindi se si vuole ridurre l’ansia del bambino, è necessario gestire la propria ansia. Questo può significare, ad esempio, rallentare il ritmo delle parole, non gesticolare in modo frenetico e fare di tutto per mostrare al bambino che siete calmi e sapete cosa fare.

Fonti

[1] Sources of Stress http://kidshealth.org/parent/emotions/feelings/stress.html

[2] Parents Don’t See Kids’ Stress Signs http://www.webmd.com/news/breaking-news/kids-and-stress/20150827/stress-survey

[3] Stress of divorce can ‘triple risk’ of children getting diabetes http://www.telegraph.co.uk/news/science/science-news/11525560/Stress-of-divorce-can-triple-risk-of-children-getting-diabetes.html

[4] Posttraumatic Stress Disorder in Children Treatment & Management http://emedicine.medscape.com/article/918844-treatment

[5] 12 Tips to Reduce Your Child’s Stress and Anxiety https://www.psychologytoday.com/blog/dont-worry-mom/201302/12-tips-reduce-your-childs-stress-and-anxiety 

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