I capelli grigi sono reversibili? Scoperto il meccanismo che li causa

Arianna Bordi | Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 02 Febbraio, 2026

Donna con capelli grigi alle radici e viso preoccupato e stressato che guarda in basso

Spesso pensiamo ai capelli grigi come a un segnale che il corpo stia "rallentando", ma la realtà scientifica è diversa.

La crescita del capello e la sua colorazione sono gestite da due "squadre" indipendenti: ecco perché si può avere una chioma foltissima ma priva di colore.

La chiave di tutto, secondo uno studio della NYU Grossman School of Medicine, non è la mancanza di cellule, ma il loro immobilismo.

Scopriamo di più.

L'identikit del colpevole: le staminali "pigre"

Al centro della scoperta ci sono le cellule staminali dei melanociti (McSC). In un follicolo giovane e sano, queste cellule si comportano come instancabili viaggiatrici:

  • pendolarismo cellulare: le McSC si spostano avanti e indietro tra diversi compartimenti del follicolo;
  • maturazione reversibile: durante il movimento oscillano tra vari stadi di maturità, assorbendo le proteine necessarie per trasformarsi in pigmento;

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  • l'effetto camaleonte: questa capacità di cambiare forma e funzione in modo reversibile è ciò che mantiene i capelli colorati nel tempo.

Quando l'ingorgo diventa definitivo

A differenza di altre staminali, le McSC sono dotate di una sorta di agilità reversibile. Nei capelli sani (come osservato nei modelli murini) queste cellule oscillano continuamente tra diversi compartimenti del follicolo pilifero:

  • il viaggio: muovendosi, le cellule maturano e assorbono le proteine necessarie per trasformarsi in pigmento.
  • la rigenerazione: una volta colorato il capello in crescita, possono tornare a uno stato più "giovane" e ricominciare il ciclo.

Il problema sorge quando questo meccanismo si inceppa: con il tempo e l'usura del follicolo, le McSC perdono la loro natura "camaleontica" e rimangono intrappolate in un compartimento del follicolo, diventando incapaci di tornare nel "centro di comando" (il compartimento germinale).


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In questa zona di isolamento le cellule non ricevono più lo stimolo delle proteine WNT, fondamentali per innescare la produzione di pigmento.

Il risultato? Il capello continua a crescere (perché le cellule della crescita sono indipendenti da quelle del pigmento), ma diventa grigio o bianco.

I dati mostrano che, con l'invecchiamento, circa il 50% delle staminali finisce per accumularsi inutilmente nel bulbo follicolare, incapace di generare melanina.

Lo stress accelera solo il timer

Ma cosa c'entra lo stress? Sebbene una ricerca di Harvard confermi il legame, la spiegazione è meccanica: lo stress accelera il ritmo di ricrescita dei capelli.

Dunque, più i capelli cadono e ricrescono velocemente, più rapidamente le staminali dei melanociti si esauriscono o restano bloccate, portando a un invecchiamento precoce del follicolo.

Verso una cura per i capelli grigi?

Poiché questo sistema sembra comune a topi e umani, la prossima frontiera è medica: trovare un modo per "dare una spinta" alle cellule pigre, forzandole a riprendere il loro viaggio tra i compartimenti.


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Infatti, la ricerca apre una speranza concreta: se il meccanismo umano ricalca quello osservato nei topi, la soluzione non è aggiungere nuove cellule, ma rimettere in moto quelle esistenti.

Fonti:

Nature Cell Biology - Antagonistic stem cell fates under stress govern decisions between hair greying and melanoma

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