Sei un professionista sanitario? Iscriviti
  1. Pazienti.it
  2. Notizie di salute
  3. Il colesterolo può provocare l’Alzheimer?

Il colesterolo può provocare l’Alzheimer?

Ultimo aggiornamento – 29 agosto, 2018

colesterolo alto e alzheimer: quello strano legame
Indice

Tutti sanno che il colesterolo alto causare placche aterosclerotiche che, restringendo il lume dei vasi, possono a loro volta sfociare in una occlusione del vaso stesso, determinando episodi di infarto, ischemia e ictus.

Ma elevati livelli di colesterolo sembrerebbero causare anche altri disturbi. Secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Cambridge, il colesterolo può svolgere un ruolo significativo anche nello sviluppo della malattia di Alzheimer.

Ecco perché.

Colesterolo e Alzheimer? Sì, un legame c’è

Dunque, il colesterolo si accumula nelle arterie, e questo ormai è un dato di fatto. Ma, secondo le ultime ricerche nel campo, può anche avere un ruolo nello sviluppo dell’Alzheimer.

Questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature Chemistry, suggerisce che il colesterolo potrebbe anche fungere da catalizzatore per i cluster (gruppi) della proteina beta-amiloide che si accumula nel cervello di coloro che soffrono di questa invalidante patologia.

La beta-amiloide è infatti ben nota per essere un fattore chiave per lo sviluppo del morbo di Alzheimer, che attualmente – come si legge tra le pagine dello studio – colpisce circa 5,4 milioni di persone solo negli Stati Uniti. Gli aggregati beta-amiloidi, si trasformano in placche che, essendo tossici per la funzione, vanno a uccidere le cellule cerebrali.

Diversi studi hanno cercato di individuare le modalità attraverso le quali si formano i cluster di beta-amiloidi. Sembrerebbe proprio che il colesterolo ne acceleri l’aggregazione. Il team di Cambridge, insieme ai ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia, si è concentrato proprio su questo processo. E questo è quello che ne è emerso.

Come si sviluppa l’Alzheimer (e quali prospettive future)

I ricercatori hanno dunque osservato che la beta-amiloide può attaccarsi ai lipidi (grassi) – ovvero quelle molecole insolubili che includono grassi, steroidi, fosfolipidi e cere. In particolare, è stato riscontrato che l’amiloide-beta aderisce molto bene alle membrane delle cellule lipidiche contenenti colesterolo.

Quindi, una volta che tali molecole si attaccano alle membrane delle cellule lipidiche contenenti colesterolo, in prossimità di altre molecole beta-amiloidi c’è una maggiore possibilità che queste si incontrino, causando la formazione di cluster.

Il team calcola che la presenza di colesterolo ha causato la formazione di cluster di beta-amiloide 20 volte più velocemente di quanto avrebbero fatto in condizioni di livelli normali di colesterolo.

Studi precedenti hanno mappato un legame tra il colesterolo e l’Alzheimer. Per esempio, è ormai noto che alcuni dei geni che processano il colesterolo nel cervello sono anche implicati nell’Alzheimer. Tuttavia, non è chiaro in che modo siano collegati.

Attenzione, però. Gli autori dello studio non sono sicuri se il colesterolo alimentare abbia un ruolo effettivo nello sviluppo dell’Alzheimer, perché – in primo luogo – non passa nel cervello attraverso il flusso sanguigno.

Quindi, anche se – a prescindere da tale legale – è una scelta ottima seguire un regime alimentare salutare, la quantità di colesterolo consumata nella dieta non è considerata un problema per quanto riguarda il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Infatti, il coautore dello studio, il dr. Michele Vendruscolo – del Center for Misfolding Diseases dell’Università di Cambridge – ha affermato che non è il colesterolo in sé il problema, quanto piuttosto come controllare il ruolo del colesterolo nel morbo di Alzheimer attraverso la regolazione della sua interazione con la proteina beta-amiloide. Il colesterolo non è l’unico fattore che determina aggregazione della beta amiloide, ma sicuramente è uno dei fattori.

Il dr. Vendruscolo ha spiegato che il colesterolo viene spostato nell’organismo da appositi “carrier proteici” come le ApoE che, nella loro forma mutata, sono state studiate come un fattore di rischio per l’Alzheimer.

Nelle persone anziane, i trasportatori di proteine sono sicuramente meno efficaci, e lo spostamento del colesterolo nel corpo si interrompe. Quindi, potrebbe essere possibile che gli scienziati in futuro progettino farmaci con lo scopo di controllare l’equilibrio di colesterolo e l’aggregazione della proteina beta-amiloide nel cervello? Speriamo!

Mostra commenti
Vaccini, autismo ed epilessia: chi ha ragione (e chi no)
Vaccini, autismo ed epilessia: chi ha ragione (e chi no)
Curare le apnee notturne potrebbe aiutare a prevenire il diabete
Curare le apnee notturne potrebbe aiutare a prevenire il diabete
Contatta uno specialista Prenota un videoconsulto
Articoli più letti
Perché chi ha il diabete dovrebbe fare colazione (molto) presto
Perché chi ha il diabete dovrebbe fare colazione (molto) presto
In estate, proteggi la pelle con l’alimentazione!
In estate, proteggi la pelle con l’alimentazione!
Aviazione e gestione del rischio in ambito sanitario: cosa c’entrano?
Aviazione e gestione del rischio in ambito sanitario: cosa c’entrano?
Perché la Vitamina C è davvero fondamentale dopo i 50 anni
Perché la Vitamina C è davvero fondamentale dopo i 50 anni