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Il consumo di cannabis aumenta il rischio di ictus e infarto

Ultimo aggiornamento – 05 aprile, 2017

cannabis: aumenta il rischio di ictus e infarto
Indice

La cannabis è un tipo di droga, che viene talvolta prescritto dai medici e utilizzato come farmaco. È una sostanza considerata utile per alcune malattie e nel trattamento dei dolori cronici. Un nuovo studio, però, rivela che la cannabis è dannosa per la salute cardiovascolare e aumenta il rischio di morte prematura, indipendentemente dai fattori correlati, come il consumo di tabacco. 

Il consumo di cannabis in Italia

In Italia, cannabis e cocaina sono le droghe più diffuse. Secondo la Relazione annuale al Parlamento delle dipendenze del Dipartimento delle politiche antidroga del 2015, sono quasi 4 milioni gli italiani di età compresa tra i 15 e i 64 anni che hanno assunto almeno una volta sostanze stupefacenti nel corso dell’anno.

Si stima che il 32% degli Italiani, cioè poco più di 12 milioni e mezzo di persone, abbia provato almeno una volta nella vita la cannabis. Il picco di consumo, che raggiunge circa il 40%, coinvolgerebbe i giovani tra i 15 e i 34 anni.

Inoltre, il consumo di droghe in generale sarebbe più diffuso tra i maschi che tra le femmine, in aumento dopo i 18 anni.

Che cos’è la cannabis?

La cannabis (o marijuana, hashish, etc.), è una droga che si estrae dalla pianta della canapa. Il principio attivo è il THC o tetraidrocannabinolo, che è responsabile degli effetti su alcuni sistemi cerebrali molto importanti per la vita (endocannabinoidi) e delle stimolazioni anomale e pericolose che producono effetti percepiti come pacevoli delle persone.

Uno studio dimostra che le cannabis aumentano il rischio di ictus e infarto

Un team di ricercatori ha presentato a un meeting, presso l’American College of Cardiology di Washington, un nuovo studio sulla cannabis.

I dati, ottenuti da 1000 ospedali statunitensi, hanno rivelato che le persone che fanno uso di droghe hanno maggiori probabilità di essere colpite da ictus o di avere un infarto rispetto a chi non ne assume.

I risultati non cambiano anche escludendo gli altri fattori di rischio conosciuti che affliggono molti fumatori di cannabis, come l’obesità, l’abuso di alcol e il fumo. Questo indica che c’è qualcosa di intrinseco nella cannabis che può danneggiare il corretto funzionamento del cuore umano.

Il dottor Aditi Kalla, membro del reparto di Cardiologia all’Einstein Medical Center di Philadelphia e autore principale dello studio, ha affermato: “Anche quando abbiamo escluso i fattori di rischio noti, abbiamo riscontrato ancora un alto tasso di ictus e infarti in questi pazienti, così da portarci a credere che ci sia qualcos’altro dietro all’obesità e agli effetti collaterali cardiovascolari legati all’alimentazione”.

Ricerche precedenti, svolte in colture cellulari, hanno mostrato che le cellule del muscolo cardiaco hanno recettori rilevanti la cannabis per contrattilità e capacità di spremitura. Si è ipotizzato che questi recettori potrebbero essere un meccanismo attraverso il quale l’utilizzo di marijuana può influire sul sistema cardiovascolare.

I ricercatori hanno analizzato più di 20 milioni di documenti di persone giovani e di pazienti di mezz’età, tra i 18 e i 55 anni, che sono stati dimessi da 1000 ospedali tra il 2009 e il 2010, quando la marijuana era ancora illegale in molti stati. In circa 316 000 di questi pazienti, cioè l’1.5%, è stato rilevata la presenza di cannabis.

I loro tassi di malattie cardiovascolari sono stati comparati a quelli di chi non fa uso droghe, con il risultato che le persone che consumano marijuana hanno il 26% di possibilità in più di essere colpite da ictus e il 10 % di possibilità in più di avere un infarto.

Questi dati, aggiunge il dottor Aditi Kalla, sono importanti per i medici per poter educare al meglio i propri pazienti. È fondamentale, quindi, conoscere tutti i benefici e gli effetti negativi di questa sostanza, in modo da permettere una corretta valutazione nel momento di un’eventuale prescrizione da parte del nostro medico curante. Si ricorda, comunque, che la cannabis viene prescritta solo in casi particolari.

 

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