Il legame tra dieta e Parkinson

Dott.ssa Maria Paola Zampella

Ultimo aggiornamento – 07 Aprile, 2022

Parkinson e Dieta

Intervista alla dott.ssa Maria Paola Zampella, biologa nutrizionista Specialista in Scienze della Alimentazione ed esperta di alimentazione nella malattia di Parkinson (già collaboratrice di Parkinson Italia, per un progetto specifico in materia di alimentazione "Modello di cura integrativa").


È ormai noto a tutti che, in presenza di una patologia cronica come la malattia di Parkinson, un programma dietetico rigoroso ed equilibrato diventi una condizione fondamentale, per il benessere del paziente.

Ma quali sono i cibi da mangiare e quali quelli da evitare? A cosa serve la Dopamina?

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Maria Paola Zampella, Referente Provinciale per l’Ordine dei Biologi e collaboratrice di Parkinson Italia, che ricorda: “l’Ordine Nazionale dei Biologi è sempre molto attento alle problematiche del paziente con Malattia di Parkinson, infatti, si stanno organizzando corsi, per pazienti, caregiver e colleghi, al fine di dare formazione ed informazione su questa patologia e su tutti i disturbi neurodegenerativi”.

Parkinson e dieta: quali sono le raccomandazioni generali? Cosa mangiare?

Nei pazienti affetti da  Parkinson , la dieta dovrebbe prevedere una redistribuzione delle proteine – soprattutto quelle di origine animale ad alto valore biologico – che andrebbero “spostate” nel pasto serale. Dunque: carne, pesce, formaggio, uova sono da consumare a cena, mentre a pranzo ci saranno carboidrati, verdure e frutta (ed, eventualmente, i legumi, se tollerati dal punto di vista della terapia farmacologica). 

Le proteine non sono mai escluse dalla dieta, perché hanno una funzione plastica e strutturale, andando a proteggere i muscoli e sostenere le difese immunitarie del paziente.

Inoltre, come regola generale, vanno preferiti carboidrati a basso indice glicemico e gli alimenti ricchi in fibre.

Cosa non mangiare, se si soffre di Parkinson?

In realtà, non esistono alimenti completamente vietati: alcuni vanno consumati con parsimonia e moderazione, ma possono essere tollerati una tantum. 

Sicuramente, però, se il paziente assume spesso alimenti ricchi di grassi, grassi saturi, grassi idrogenati, salumi, formaggi, dolci, vino e birra, si potrebbe avere una minor efficacia delle terapie farmacologiche. 

Questo, però, vale per un qualsiasi percorso nutrizionale.

Considerando gli effetti collaterali della Levodopa (farmaco utilizzato nel trattamento del Parkinson), una dieta vegetariana e ipoproteica potrebbe aiutare a contrastarli?

In parte sì. Se si riscontra un’estrema sensibilità del paziente in cura alle proteine, soprattutto a pranzo, una dieta vegetariana o ipoproteica può dare qualche beneficio, in termini di assorbimento ed efficacia della terapia. In questo caso, è molto importante l’auto-osservazione.

Ricordiamo, infatti, come la Levodopa, amminoacido non proteico assunto dai pazienti con Parkinson, abbia numerosi effetti collaterali, che possono anche essere meglio gestiti attraverso specifiche scelte alimentari. 

Facendo riferimento agli effetti indesiderati, parliamo, in alcuni casi, di:

  • Agitazione e ansia
  • Aumenti del tremore (a livello delle mani) e dei movimenti involontari
  • Difficoltà a deglutire 
  • Nausea e vomito
  • Sudorazione eccessiva

In base ai disturbi che riscontra il paziente, in primis, è necessario valutare (se ne occupa lo specialista neurologo), se cambiare terapia o distribuirla in modo diverso. 

In secondo luogo, è bene far riferimento ad alcuni studi che evidenziano come i pazienti che assumono Levodopa abbiano dei benefici, seguendo una alimentazione ipoproteica a pranzo (come detto in principio), sia in termini di assorbimento del farmaco sia in termini di efficacia. 

Quali vitamine assumere, in caso di Parkinson, e dove trovarle?

In realtà, se i pazienti affetti dal Parkinson seguono una alimentazione varia ed equilibrata, non dovrebbero aggiungere supplementi – né vitamine, né sali minerali. 

Qualora aumenti il fabbisogno di determinati integratori, si possono utilizzare dei nutraceutici (ma, sempre, sotto consiglio di un professionista come un nutrizionista, un medico o un farmacista).

Si parla del ruolo della Dopamina nel Parkinson, per contrastare rigidità, tremori e lentezza dei movimenti: esistono cibi che aiutano ad aumentarne la produzione?

La  dopamina  è un neurotrasmettitore legato al benessere, al tono dell’umore e al corretto movimento. Agisce, dunque, contrastando tutte le problematiche di natura neuro-psichiatrica. 

Esistono alcuni alimenti che contengono la dopamina e i suoi precursori. Ad esempio, la tirosina, uno dei precursori della dopamina, si trova in:

  • Avocado
  • Banane
  • Mandorle e frutta secca
  • Sesamo
  • Zucca
  • Legumi

La fenilalanina, invece, è presente in quasi tutti gli alimenti proteici, come:

  • Carne
  • Uova
  • Pesce
  • Legumi

Infine, gli alimenti che contengono la dopamina tout-court sono:

  • Barbabietole (contenenti la betaina, un amminoacido associato alla dopamina)
  • Broccoli
  • Spinaci
  • Quinoa
  • Amaranto
  • Frutti di mare (molluschi bivalvi)

Quali sono le complicanze nutrizionali in questi casi?

Riscontriamo le complicanze maggiori in virtù delle discinesie (movimenti involontari). 

Esistono studi che dimostrano come questi movimenti facciano consumare molte energie al paziente, anche durante le fasi di riposo. Il paziente può così andar incontro a malnutrizione.

Si può arrivare ad uno stato di malnutrizione anche in caso di  disfagia ; perché il paziente tende a non mangiare, a non bere e a isolarsi per paura di soffocare. Per gestire al meglio il problema della deglutizione, si può cambiare la consistenza degli alimenti, passando a cibi semi-solidi, semi-liquidi, cremosi, liquidi o in purea, in base alla tipologia e alla gravità della disfagia. In caso di movimenti involontari, sarà necessario un supporto energetico con gli integratori.

Si può menzionare anche l’inappetenza legata al farmaco di assunzione, come causa di carenze nutrizionali: in questo caso, è necessario un piano alimentare formulato da uno specialista della salute, specifico per il paziente. 

Possiamo, infine, anche avere il problema opposto: un eccesso di peso legato alla difficoltà e al rallentamento del movimento. Se così fosse, sarà necessario valutare con il professionista una dieta di tipo ipocalorico, sempre equilibrata e basata sulle caratteristiche del paziente.

Dott.ssa Maria Paola Zampella
Scritto da Dott.ssa Maria Paola Zampella

Biologa nutrizionista Specialista in Scienze della Alimentazione ed esperta di alimentazione nella malattia di Parkinson (già collaboratrice di Parkinson Italia, per un progetto specifico in materia di alimentazione "Modello di cura integrativa").

a cura di Redazione Pazienti
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