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Infedeli, attenti a Coolidge…

Ezia Campise | Blogger

Ultimo aggiornamento – 11 Ottobre, 2010

Secondo quanto riportato da uno studio di David Buss e David Shmitt, docenti di psicologia della Bradley University, pubblicato sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology, gli uomini sono infedeli per natura (mavah?). Sulla base delle interviste fatte a 16 mila volontari di entrambi i sessi provenienti da cinquanta paesi, i professori (uomini, fonte sospetta) sono arrivati alla conclusione che l'uomo (single, sposato, etero, gay, di classe elevata o bassa, istruito o no, europeo o asiatico) abbia comunque e sempre un appetito sessuale marcatamente maggiore della donna e, soprattutto, un maggior desiderio di varietà sessuale. La conclusione – l'essere umano di sesso maschile è necessariamente, geneticamente, portato alla promiscuità – ha fatto scatenare la da noi ormai nota professoressa Terri Fisher, la quale ritiene che i risultati della ricerca non siano veritieri in quanto le donne, atavicamente, sono abituate a nascondere i propri appetiti, mentre gli uomini fanno l'esatto contrario. La nostra Fisher ha infatti notato che i risultati del test risultano differenti quando alle intervistate viene garantita l'assoluta anonimità… in questo caso le donne ammettono con più libertà comportamenti che altrimenti negherebbero per “vergogna” (ammettono di vedere pornografia, di aver avuto più rapporti sessuali, di avere fantasie sessuali, ecc). Comunque sia, i due ricercatori sono rimasti dell'idea che i risultati del loro studio siano la prova schiacciante e definitiva che  l'uomo abbia nel suo DNA il bisogno di avere più partner sessuali e che tale bisogno risalga alle origini delle società umane, quando gli uomini che diffondevano il proprio seme avevano maggiori speranze di tramandare il proprio codice genetico alle generazioni future; ogni accoppiamento al di fuori della relazione principale, quindi, equivarrebbe alla possibilità di avere un figlio in più, aumentando così le probabilità di un completo successo riproduttivo. Tutto questo sarebbe inoltre la spiegazione scientifica di quello che i sessuologi chiamano “effetto Coolidge” (provate a googlarlo, vedrete quanti sostenitori), un fenomeno comune a molte specie animali per cui il maschio, in seguito al cambiamento della partner, proverebbe un risveglio dell’interesse sessuale.C’è anche chi ha tentato di legare l’infedeltà maschile ad un gene: una ricerca dell'Istituto Karolinska di Stoccolma, pubblicata sull'importante rivista scientifica inglese 'Proceedings of National Academy of Sciences', sostiene infatti che l'infedeltà maschile sarebbe legata al gene RS3 334, distribuito in maniera differente nel DNA a seconda che si tratti di soggetto monogamo o promiscuo. Ma la giustizia divina esiste: secondo uno studio dell’Evolution and Ecology Research Centre dell’università del Nuovo Galles del Sud, Australia, pubblicato di recente sul Journal of Evolutionary Biology, i maschi infedeli MUOIONO prima.

Partendo dall’osservazione della riproduzione e dell’evoluzione dei pesci tropicali, i ricercatori sostengono che esista una sorta di "alt" evolutivo a quei maschi che cercano di avere troppe partner. I pesci osservati dagli studiosi mostravano caratteristiche comuni a seconda della loro attività sessuale: se accoppiati sempre alla stessa partner, mangiavano regolarmente e vivevano a lungo, se inseriti in un ambiente in cui comparivano nuove femmine da corteggiare si manifestava l’"effetto Coolidge" con effetti collaterali inaspettati: lo stimolo sessuale continuo finalizzato ad avere nuovi accoppiamenti finiva per uccidere i pesci playboy, i quali perdevano interesse per il cibo, smettevano di crescere e morivano giovani. «La nostra ricerca dimostra che i maschi pagano un alto prezzo per la loro promiscuità con un limite imposto al numero di partner sessuali che possono avere nel corso della loro vita» commenta il ricercatore Alex Jordan, che aggiunge: «Forse è il modo in cui la natura consiglia ai maschi di restare fedeli alla propria partner.

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