Con l'arrivo della bella stagione, si torna a vivere all'aperto: passeggiate, pranzi fuori, pomeriggi in giardino, prime uscite in bici.
Il sole di aprile sembra ancora lontano dai rischi dell'estate: le temperature sono miti, l'aria è fresca, e la sensazione di pericolo è quasi zero.
Eppure, è proprio in questo periodo che la pelle è più esposta e meno protetta. Non perché i raggi siano necessariamente più intensi di quelli di agosto, ma perché nessuno ci pensa – e la pelle, dopo mesi di inverno, è biologicamente meno preparata ad affrontarli.
Il sole primaverile: perché la pelle è già a rischio
Secondo l'American Cancer Society, i raggi ultravioletti raggiungono già in primavera livelli di intensità significativi, con picchi nelle ore centrali della giornata tra le 10 e le 16.
La stagione primaverile rientra nella stessa fascia di rischio dell'estate – non è un periodo di transizione innocua.
L'OMS raccomanda di adottare misure di protezione ogni volta che l'indice UV supera il valore 3: in Italia questa soglia viene raggiunta con regolarità già a partire da marzo.
Il problema specifico della primavera è in gran parte comportamentale: le temperature gradevoli inducono a stare all'aperto più a lungo e più spesso, spesso senza alcuna protezione.
L’aria fresca favorisce una minor percezione dell’effetto dei raggi solari, con conseguente maggior esposizione e rischio correlato per la pelle.
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Si passeggia, si fa sport, si portano i bambini al parco – tutto senza crema solare, perché "non è ancora il momento". In realtà i raggi UV non producono calore e agiscono sulla pelle indipendentemente da quanto sia piacevole la temperatura esterna.
Cosa sono i raggi UV e perché non li sentiamo
I raggi ultravioletti si dividono principalmente in due categorie:
- i raggi UVB sono responsabili delle scottature visibili – l'arrossamento, il bruciore, la pelle che si scolla dopo qualche giorno. Sono in qualche modo "onesti": avvisano quando qualcosa è andato storto, vengono parzialmente filtrati dalle nuvole e dal vetro;
- i raggi UVA funzionano in modo molto più silenzioso: penetrano in profondità nella pelle, raggiungono le cellule vive e danneggiano il DNA senza dare alcun segnale immediato. Non bruciano, non fanno arrossire, non lasciano segni a breve termine. Il CDC americano sottolinea che i raggi UVA non vengono assorbiti dallo strato di ozono, sono più costanti durante tutto l'anno rispetto agli UVB, e attraversano nuvole e vetri. Significa che ci si espone anche in una giornata coperta, in auto, seduti vicino a una finestra.
Vale la pena chiarire anche un equivoco diffuso: l'abbronzatura non è un segnale di salute. La pigmentazione cutanea è la risposta difensiva della pelle a un danno già avvenuto – la produzione di melanina è un tentativo del corpo di limitare ulteriori lesioni, non un beneficio in sé.
Il danno che si accumula senza che ce ne accorgiamo
Ogni volta che la pelle viene esposta ai raggi UV – anche per pochi minuti, anche senza scottarsi – subisce un danno cellulare che non scompare.
L'American Cancer Society chiarisce che abbronzatura, lentiggini e scottature sono tutte manifestazioni di danno solare accumulato nel tempo, e che questo accumulo aumenta progressivamente il rischio di sviluppare un tumore cutaneo nel corso della vita; non esiste una dose che si azzera tra una stagione e l'altra.
In primavera questo meccanismo è particolarmente rilevante per una ragione biologica precisa: dopo i mesi invernali, le cellule produttrici di melanina hanno ridotto la loro attività.
La pelle è meno equipaggiata rispetto a quella di fine estate, e anche un'esposizione relativamente breve può causare un danno significativo, spesso senza che la persona se ne accorga.
I numeri del melanoma in Italia
Il melanoma è la forma più aggressiva di tumore della pelle. In Italia, secondo il rapporto AIOM-AIRTUM "I numeri del cancro in Italia 2024", nel nostro Paese sono stati diagnosticati circa 12.900 nuovi casi di melanoma cutaneo, con una prevalenza maggiore tra gli uomini – poco più di 7.000 – rispetto alle donne, quasi 5.900.
Negli ultimi dieci anni questi numeri sono cresciuti in modo costante: nel 2014 si stimavano circa 11.000 nuovi casi, nel 2020 erano 12.300. Un aumento del 17% in un decennio.
Un dato che merita attenzione riguarda l'età: il melanoma è il terzo tumore più frequente in entrambi i sessi al di sotto dei 50 anni. Non è, quindi, una malattia che riguarda prevalentemente le fasce più anziane della popolazione.
Sul fronte della prognosi, la diagnosi precoce fa una differenza determinante: quando il tumore viene individuato in stadio iniziale, la sopravvivenza a 5 anni supera l'88% negli uomini e il 92% nelle donne, sempre secondo i dati AIOM-AIRTUM 2024.
A livello globale, uno studio pubblicato dai ricercatori dell'IARC ha stabilito che l'83% di tutti i nuovi casi di melanoma cutaneo nel mondo nel 2022 è stato causato dall'esposizione ai raggi UV.
Lo stesso studio stima che, senza cambiamenti significativi, entro il 2040 si potrebbero superare i 510.000 nuovi casi e 96.000 morti all'anno nel mondo – un aumento rispettivamente del 50% e del 68% rispetto ai dati attuali.
Come si usa davvero la crema solare
Usare la protezione solare nel modo sbagliato riduce significativamente la sua efficacia reale.
Ci sono alcuni errori molto comuni che vale la pena conoscere:
- il primo riguarda la quantità: l'OMS raccomanda di applicare circa 3/4 cucchiai colmi di crema per coprire l'intero corpo di un adulto. La maggior parte delle persone ne usa molto meno, abbattendo il fattore di protezione effettivo senza rendersene conto.
- il secondo errore è non riapplicarla: la protezione solare si degrada nel tempo e va rinnovata ogni due ore, oltre che ogni volta che si suda o ci si bagna. Una singola applicazione al mattino non è sufficiente per coprire l'intera giornata.
- il terzo riguarda la scelta del prodotto: la crema deve essere definita "ad ampio spettro" – in grado di proteggere sia da UVA che da UVB – con un fattore SPF di almeno 30. Molti prodotti comuni proteggono efficacemente solo dagli UVB, lasciando la pelle esposta ai raggi più profondi e silenziosi.
- infine, le zone più trascurate: nuca, orecchie, dorso delle mani, labbra e attaccatura dei capelli sono tra le aree più esposte nel corso della vita quotidiana, e quasi nessuno le protegge con regolarità.
I farmaci di primavera che aumentano la sensibilità al sole
C'è un fattore di rischio che viene spesso trascurato, soprattutto in questa stagione: diversi farmaci comuni aumentano la fotosensibilità cutanea, rendendo la pelle molto più reattiva ai raggi UV del normale.
La primavera è la stagione delle allergie, delle infiammazioni da ripresa sportiva, delle infezioni respiratorie. Il CDC americano segnala esplicitamente che alcuni antibiotici, prodotti topici a base di benzoyl peroxide, contraccettivi orali e altri medicinali possono aumentare la sensibilità di pelle e occhi ai raggi UV in tutti i fototipi.
Chi li assume e si espone al sole senza protezione può sviluppare eritemi o reazioni cutanee anche dopo esposizioni brevi e normalmente innocue.
Prima di trascorrere del tempo all'aperto nelle ore di maggiore irradiazione, vale la pena verificare il foglietto illustrativo del proprio farmaco nella sezione "avvertenze". Il medico o il farmacista possono indicare il livello di cautela necessario in pochi minuti.
Chi deve fare più attenzione
Il rischio da raggi UV non è identico per tutti. Cambiano le vulnerabilità biologiche, i comportamenti e la storia di esposizione accumulata nel tempo.
I bambini sono i più vulnerabili in assoluto: i meccanismi di difesa cutanea contro i raggi UV non sono ancora completamente sviluppati, e le scottature subite nell'infanzia sono tra i fattori di rischio più documentati per il melanoma in età adulta.
L'OMS raccomanda di limitare l'esposizione diretta dei bambini nelle ore centrali della giornata e di utilizzare protezioni ad alto SPF insieme a cappellini a tesa larga e indumenti coprenti.
I giovani adulti sono il gruppo che in primavera abbassa di più la guardia. L'abitudine di applicare la crema solo in spiaggia, o l'idea di "farsi una base" prima dell'estate, contribuisce all'accumulo del danno nelle fasi più critiche della vita.
Secondo l'American Cancer Society, sono inoltre a rischio più elevato le persone con pelle chiara, capelli e occhi chiari, molti nei o nei irregolari, storia personale o familiare di melanoma, condizioni che indeboliscono il sistema immunitario, o che assumono farmaci immunosoppressori.
Come proteggersi: le indicazioni delle principali istituzioni sanitarie
Le raccomandazioni di OMS, CDC e American Cancer Society convergono su pochi comportamenti fondamentali, validi già da adesso e non solo d'estate:
- applicare ogni giorno una crema solare ad ampio spettro con SPF 30 o superiore;
- metterla anche nelle giornate nuvolose e in città;
- rinnovarla ogni due ore in caso di esposizione prolungata, e ogni volta che si suda o ci si bagna;
- evitare il sole nelle ore centrali, tra le 10 e le 16, quando l'intensità UV è maggiore indipendentemente dalla stagione;
- coprirsi con abiti a tessuto fitto e un cappello a tesa larga, che protegge viso, nuca e orecchie in modo più efficace di qualsiasi crema nelle zone che copre;
- indossare occhiali da sole con protezione UVA e UVB, perché il danno da raggi ultravioletti riguarda anche la vista;
- evitare i lettini abbronzanti: l'OMS è esplicita nel segnalare che i rischi superano qualsiasi beneficio percepito.
Un ultimo strumento utile è il monitoraggio dell'indice UV, disponibile sulla maggior parte delle app meteo. Quando supera il valore 3 – e in Italia accade già da marzo – le misure di protezione non sono facoltative.
Come riconoscere un neo sospetto: la regola ABCDE
La prevenzione passa anche dalla capacità di osservare la propria pelle con regolarità.
Secondo le linee guida AIOM, esistono cinque criteri da tenere d'occhio nel tempo, raccolti nella sigla ABCDE:
- asimmetria delle due metà del neo;
- bordi irregolari o frastagliati;
- colore non uniforme con sfumature diverse;
- dimensioni superiori ai 6 millimetri – circa come la gomma di una matita;
- qualsiasi evoluzione nel tempo, anche lieve.
Se un neo presenta anche uno solo di questi segnali, è opportuno consultare un dermatologo senza rimandare.
I controlli dermatologici periodici, soprattutto per chi ha la pelle chiara, molti nei o una familiarità con il melanoma, rappresentano uno strumento di prevenzione concreto e accessibile.
Il sole fa parte della vita quotidiana e non si tratta di temerlo. Si tratta di ricordarsi, già da aprile, che la pelle ha bisogno di protezione – non solo quando arriva l'estate.
Fonti:
- American Cancer Society – What Factors Affect UV Risk?
- WHO – Radiation: Protecting against skin cancer
- CDC – Ultraviolet Radiation
- IARC – New study results show UV radiation is responsible for more than 80% of melanoma cases worldwide
- WHO – New study on the global burden of cutaneous melanoma incidence attributable to ultraviolet radiation
- WHO – Ultraviolet radiation