Dormire peggio, sentirsi più lenti, muoversi meno, spesso questi segnali vengono attribuiti allo stress o a un periodo particolarmente impegnativo. Eppure, in alcune persone con una storia di depressione, questi cambiamenti potrebbero rappresentare l’inizio di una nuova fase della malattia.
Uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry suggerisce che l’analisi continua di sonno e attività quotidiana, attraverso dispositivi indossabili, possa aiutare a identificare il rischio di ricaduta fino a diverse settimane prima che il peggioramento diventi clinicamente evidente.
Una malattia che tende a ripresentarsi
Il disturbo depressivo maggiore è caratterizzato da un andamento ricorrente, anche dopo una fase di remissione stabile, il rischio di nuovi episodi resta significativo. Prevedere quando questo accadrà rappresenta uno dei principali obiettivi della psichiatria moderna.
I ricercatori canadesi hanno seguito 93 adulti con depressione in fase di remissione (età media 39 anni, 62% donne) per un periodo compreso tra 1 e 2 anni. Tutti indossavano un dispositivo per l’actigrafia, capace di registrare in modo continuo movimento e ritmo sonno-veglia.
Per rimanere aggiornato sulle ultime news di salute, seguici su Google Discover
Nel complesso sono stati raccolti circa 32.000 giorni di dati.
I ritmi biologici come “termometro” della vulnerabilità
L’analisi ha mostrato che alcune variazioni nei ritmi quotidiani risultano associate a un rischio più elevato di ricaduta. Ecco i parametri più rilevanti:
- sonno meno regolare;
- riduzione dell’attività nelle ore diurne;
- maggiore frammentazione del sonno;
- aumento dell’attività notturna;
In particolare, quando la differenza tra attività diurna e notturna si riduce, segnale di un ritmo sonno-veglia meno stabile, il rischio di ricaduta aumenta in modo significativo, arrivando quasi a raddoppiare.
Anche trascorrere più tempo svegli durante la notte o mostrare una maggiore attività nelle ore notturne si associa a una probabilità più alta di nuovo episodio depressivo, con incrementi del rischio che possono superare il 70–80%.
Un elemento importante è che alcuni di questi indicatori mantengono valore predittivo anche dopo aver considerato i sintomi depressivi già presenti, suggerendo che il cambiamento nei ritmi possa precedere il peggioramento percepito.
Non solo umore: la depressione coinvolge l’intero organismo
La depressione non riguarda esclusivamente la sfera emotiva, coinvolge i ritmi biologici, l’energia, il sonno, la motivazione. I dati oggettivi raccolti dai dispositivi indossabili sembrano intercettare proprio queste dimensioni.
A differenza delle valutazioni cliniche periodiche, che fotografano uno specifico momento, il monitoraggio continuo permette di osservare l’andamento nel tempo. Piccole variazioni progressive possono diventare visibili solo grazie alla raccolta sistematica dei dati.
I dati raccolti hanno inoltre permesso di distinguere tra chi è rimasto stabile per tutto il periodo di osservazione e chi, invece, ha sviluppato una nuova fase della malattia. La ricaduta è stata definita sulla base di criteri clinici precisi: un peggioramento significativo e persistente dei sintomi per almeno due settimane, la necessità di modificare o intensificare la terapia, un ricovero oppure la comparsa di pensieri suicidari.
Potrebbe interessarti anche:
- Disagio psicologico: una realtà ancora difficile da riconoscere
- Depressione resistente alle cure, nuove evidenze sulla psilocibina
- Pubertà e benessere psicologico: cosa rivela una nuova ricerca sugli adolescenti
Verso una psichiatria più preventiva
L’ipotesi è quella di utilizzare questi parametri come biomarcatori digitali, strumenti capaci di segnalare un aumento del rischio e favorire un intervento tempestivo. Anticipare anche di poche settimane potrebbe consentire di rivedere la terapia, intensificare il supporto psicologico o rafforzare le strategie di prevenzione.
Naturalmente, i dispositivi non sostituiscono la valutazione clinica e restano aperti temi cruciali come la protezione dei dati personali e la necessità di studi su campioni più ampi.
Tuttavia, il messaggio che emerge è rilevante: la depressione lascia tracce misurabili nei ritmi quotidiani. Osservarle in modo sistematico potrebbe trasformare un oggetto di uso comune in uno strumento di prevenzione, contribuendo a una gestione più personalizzata e tempestiva della malattia.
Fonti
JAMA Psychiatry - One-Year Actigraphy Study of Sleep and Rest-Activity Rhythms as Markers of Relapse in Depression