Nel campo della gerontologia e delle neuroscienze, il legame tra abitudini quotidiane e lucidità mentale è diventato un tema centrale.
Con 55 milioni di persone che oggi convivono con la demenza e 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno, comprendere come proteggere il cervello è una priorità globale.
Sebbene sia noto che la sedentarietà faccia male, la scienza sta iniziando a distinguere: restare seduti non è un'attività "monolitica", e l'impatto cognitivo dipende drasticamente da cosa facciamo mentre siamo fermi.
Scopriamo di più in questo approfondimento.
La risposta della funzione cognitiva alla sedentarietà
Un’analisi condotta sugli 85 studi ha fatto emergere un contrasto netto tra due modi opposti di vivere il tempo da seduti.
Da un lato troviamo il tempo trascorso davanti alla televisione: su 43 studi che hanno monitorato questa abitudine, ben 28 (pari al 65%) hanno confermato un legame diretto con il peggioramento delle funzioni cognitive; in pratica, la passività dello schermo sembra essere il fattore più rischioso.
Dall'altro lato, i ricercatori hanno esaminato le cosiddette attività sedentarie "attive" (come leggere, studiare o dedicarsi a un hobby impegnativo): in questo caso, su 58 studi presi in esame, solo 5 (appena l'8,6%) hanno riscontrato associazioni negative.
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La stragrande maggioranza delle ricerche indica invece che queste attività non solo non danneggiano il cervello, ma spesso ne supportano la salute.
Dunque si parla di:
- sedentarismo "dinamico": leggere, scrivere, completare un puzzle, giocare a carte o lavorare al computer. Queste attività agiscono come un booster per le funzioni esecutive. Pianificazione, memoria di lavoro (quella che ci serve per gestire più informazioni insieme) e flessibilità mentale ne traggono un beneficio diretto;
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- sedentarismo "passivo": il classico zapping sul divano davanti alla TV. In questo caso la scarsa stimolazione correla con un declino delle funzioni cerebrali e un aumento del rischio di demenza.
Stare seduti non è sempre un male
Lo studio ha esaminato 2.237 adulti olandesi con età mediana di 61 anni e ha trovato un'associazione positiva forte e indipendente tra il tempo sedentario totale e la funzione cognitiva globale.
Un dato che sottolinea che la relazione tra comportamento sedentario e cognizione non è uniforme tra i diversi domini, evidenziando l'importanza di valutare le varie attività sedentarie separatamente piuttosto che trattare il tempo sedentario come un'entità omogenea.
La spiegazione risiede probabilmente nel fatto che attività sedentarie come il lavoro e l'uso del computer richiedono impegno cognitivo attivo, mentre attività passive come guardare la TV no.
Verso nuove linee guida per la salute del cervello
Gli effetti cognitivi del comportamento sedentario, quindi, dipendono dal tipo di attività svolta: per questa ragione promuovere attività sedentarie cognitivamente stimolanti può favorire un sano invecchiamento cognitivo, mentre comportamenti passivi eccessivi possono aumentare il rischio di declino cognitivo e malattia di Alzheimer.
La ricerca futura dovrebbe concentrarsi sull'approfondimento dei meccanismi alla base di queste associazioni ed esplorare interventi per migliorare la salute cognitiva nelle popolazioni anziane.
Fonti:
- Sage Journals - Individual sedentary activities and cognitive function in middle-aged and older adults: A systematic review;
- Preventive Medicine - Association between sedentary time and cognitive function: A focus on different domains of sedentary behavior