Sei un professionista sanitario? Iscriviti
  1. Pazienti.it
  2. Notizie di salute
  3. La (triplice) terapia contro la BPCO

La (triplice) terapia contro la BPCO

Ultimo aggiornamento – 14 Aprile, 2020

Nuova terapia per BPCO

Tosse senza tregua, febbre e difficoltà a respirare. Sono queste le caratteristiche della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) di cui, purtroppo, se ne parla ancora troppo poco.

Eppure, si tratta di una malattia la cui diffusione è altamente sottovalutata. Si stima, infatti, che sia la quarta causa di morte al mondo: è una delle poche patologie croniche per le quali i tassi di mortalità sono ancora in aumento.

Studi condotti tra il 1970 e il 2002 negli USA hanno mostrato come i tassi di decesso per BPCO siano addirittura raddoppiati, con un trend in crescita, a causa della continua esposizione a fattori di rischio e per l’invecchiamento della popolazione mondiale.

Il maggior colpevole? Sicuramente il fumo di sigaretta. Ci sono però delle novità. Delle buone novità. Vediamole insieme.

La nuova terapia

Dall’inizio di marzo, però, è disponibile una nuova (triplice) terapia di GSK, composta da due broncodilatatori e un cortisonico. In termini medici, un LABA, un LAMA e un ICS, racchiusi un unico device, di semplice utilizzo: si apre, si inala e si chiude. Promosso a pieni voti per la sua semplicità d’uso dal 98% dei pazienti. Secondo gli addetti ai lavori, questo dato contribuirà a «moltiplicare l’aderenza terapeutica di 27 volte».

Si tratta della prima combinazione fissa di tre molecole a lunga durata d’azione, da somministrare giornalmente, ed è indicata soprattutto per il trattamento delle forme grave e moderate.

Chi può prescrivere questa nuova terapia per la BPCO? Lo specialista, come sempre. Ed è rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale.

Lo studio che ha mostrato l’efficacia

È merito dello studio «IMPACT» se oggi abbiamo a disposizione una nuova terapia così efficace. Come ha affermato il dr. Alberto Papi, professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio dell’Università degli Studi di Ferrara, «è il primo studio a confrontare direttamente tre classi di trattamento combinato per la Bpco comunemente utilizzate».

I benefici? «Riduzione del tasso annuale di riacutizzazioni moderate e gravi in corso di trattamento, miglioramento della funzionalità polmonare e della qualità della vita».

Un approccio terapeutico molto graduale

Le indicazioni a livello internazionale raccomando per la BPCO un approccio graduale, a partire da un LABA o un LAMA per passare a un mix LABA/LAMA o ICS/LABA, in presenza di sintomi che non tendono ad affievolirsi o qualora si presentassero riacutizzazioni, che interessano il 30% dei malati. Se i disturbi e le ‘ricadute’ continuano, lo step successivo sono le triplici combinazioni: «È stato stimato che – sottolinea il dr. Francesco Blasi, ordinario di malattie dell’apparato respiratorio all’Università Statale di Milano – circa il 24% dei pazienti che al momento della diagnosi iniziano il trattamento in mono o duplice terapia inalatoria riceve uno step-up alla triplice terapia a 24 mesi dalla diagnosi».

Il cocktail 3 in è l’ultima novità che gli specialisti sperano possa risolvere il nodo compliance. Perché i dati dicono che, pur in presenza di una condizione invalidante, l’aderenza alle terapie anti-Bpco non arriva al 15-20%. Sarà la volta buona?

Mostra commenti
Malattie renali, rischio molto alto per i diabetici: le novità
Malattie renali, rischio molto alto per i diabetici: le novità
Disturbi del sonno? Se trascurati, aumenta il pericolo di morte cardiaca improvvisa
Disturbi del sonno? Se trascurati, aumenta il pericolo di morte cardiaca improvvisa
Contatta uno specialista Prenota un videoconsulto
Articoli più letti
Arriva l’autunno… e il mal di testa! Che fare?
Arriva l’autunno… e il mal di testa! Che fare?
Rosmarino: un alleato per chi ha poca memoria!
Rosmarino: un alleato per chi ha poca memoria!
Autismo: immagini straordinarie per promuovere e migliorare la ricerca
Autismo: immagini straordinarie per promuovere e migliorare la ricerca
I dolcificanti artificiali potrebbero causare intolleranza al glucosio
I dolcificanti artificiali potrebbero causare intolleranza al glucosio