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Le concezioni sbagliate riguardo il disturbo borderline della personalità

Ultimo aggiornamento – 19 aprile, 2016

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Il disturbo Borderline della personalità interferisce con le capacità basilari dell’individuo, perché si basa su un modo instabile di vedere se stessi, sentire, comportarsi e relazionarsi con gli altri.

Spesso, però, si hanno delle concezioni sbagliate su tale disturbo, ed è per questo che, chi ne soffre vuole che tali concezioni siano modificate.

1) Non si tratta di tentativi di richiamare l’attenzione o di manipolare gli altri

Innanzitutto, si pensa che tali persone siano manipolative e in cerca di attenzioni, ma, così non è. La manipolazione implica, in chi la effettua, una tendenza a voler dominare gli altri, ma le persone affette da BPD (Borderline personality disorder) non hanno tale intento, né tantomeno quello di attirare l’attenzione. Essi, attraverso i propri comportamenti, vogliono chiedere aiuto e, se, invece, traspaiono altre intenzioni, è perché, in quel momento, stanno provando un dolore emotivo e mentale così forte che non riescono a ragionare.

Non tutte le persone affette da BPD hanno imparato a comunicare e liberare il dolore nel modo adatto, e, la maggior parte lo fa seguendo il proprio istinto. Nonostante ciò, però, non vi è una cattiveria intrinseca, ma il momento è segnato da pulsioni, sentimenti e pensieri che conducono ad agire in un modo che, in condizioni normali, non si avrebbe.

2) Il BPD non è una scelta, né una colpa

Il BPD non è una malattia con la quale si nasce, ma neanche una conseguenza diretta dell’ambiente in cui si cresce: è dato dalla combinazione di entrambi questi fattori. Gli studi affermano che la malattia è data dall’interazione tra i fattori genetici e l’educazione ricevuta. Ad esempio, un bambino con una predisposizione sensibile, che è biologicamente vulnerabile a sviluppare il disturbo e che cresce segnato da varie esperienze traumatiche, è probabile che abbia più predisposizione a sviluppare il BPD. Il disturbo non è una scelta, né una colpa, ma è solo la sfortunata conseguenza di più vulnerabilità.

3) Non è un disturbo che si risolve solo con il ragionamento

Molte persone ritengono che dire “Sei intelligente, basta razionalizzare e si supera tutto” aiuti le persone affette da BPD a uscirne, ma, non è così. Essi sono pienamente consapevoli del fatto che le loro reazioni non siano razionali, ma la loro risposta è emotiva e non può essere cambiata con il pensiero razionale.

Cambiare la percezione cognitiva, non aiuta a combattere il BPD, poiché esso genera delle risposte emotive viscerali a una situazione che si sta vivendo. Chi soffre di BPD ha ammesso di essere ancora più infastidito dalle insistenze delle persone che li spingono a razionalizzare, compresi alcuni terapisti, perché questo li fa sentire ancora di più in una situazione di incomprensione.

4) Il BPD non comporta una “vita in ospedale”

Fino a poco fa, si credeva che i pazienti con disturbo borderline, fossero destinati a una vita segnata da continui ricoveri in ospedali e cliniche e che la loro condizione fosse cronica e incurabile. Negli ultimi decenni, invece, sono emerse altre opinioni, che hanno portato anche allo studio di nuove terapie, come la DBT e la MBT. Inoltre, da alcuni studi fatti sui pazienti del McLean Hospital di Boston, in alcuni casi, è stato dimostrato che i sintomi tendono a svanire da soli, con il passare del tempo. Contemporaneamente, però, è importante rilevare che vi sono anche episodi di suicidio, nel 5-10 % dei casi di persone affette da BPD; è per questo che tale disturbo non va sottovalutato.

5) Il BPD non vieta la capacità di provare sentimenti

Le persone con BPD sono incredibilmente sensibili e tale sensibilità si manifesta anche nel rapporto con gli altri. Esse possono avere difficoltà nel dare un senso alle intenzioni, alle azioni e ai processi di pensiero altrui, ma ciò non implica l’incapacità di amare. Anzi, le loro esperienze, i traumi vissuti, le lotte, fanno sì che essi siano in grado di sperimentare in misura maggiore il giudizio nei confronti degli altri.

6) Anche quando si smette di farsi del male, non significa che si è guariti

Esistono due tipi di comportamenti da disturbo Borderline: quelli acuti e quelli temperamentali. I primi includono autolesionismo, tentativi di suicidio, impulsività nei rapporti sessuali o nell’abuso di alcol e droga e tendono a diminuire drasticamente entro il primo anno di ripresa. I secondi, invece, includono la solitudine cronica, la rabbia, la dissociazione, il senso di abbandono e necessitano di molto più tempo per guarire. Una riduzione dei comportamenti non equivale alla libertà dal dolore emotivo e, di conseguenza, alla guarigione. Marsha Linehan, che ha studiato la terapia DBT, ha sottolineato che occorre comprendere che, anche quando smettono di farsi del male intenzionalmente, non significa che essi abbiano smesso di far del male!

Occorre, quindi, fermare le concezioni sbagliate che abbiamo nei confronti del disturbo Borderline, perché soltanto una maggiore comprensione delle relative problematiche, può permetterci di capire e aiutare di più chi soffre di questo disturbo!

 

 

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