Il sistema di riconoscimento della disabilità in Italia sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda. Milioni di persone, e le loro famiglie, potrebbero essere coinvolte da cambiamenti che ridisegnano non solo la burocrazia, ma il modo stesso in cui lo Stato valuta chi ha bisogno di tutele.
A tracciare il quadro aggiornato è il messaggio INPS n. 766/2025, che chiarisce tempi, procedure e, soprattutto, quali nuove patologie entrano nell'orbita della riforma.
Cosa sta cambiando e perché
Il punto di partenza è il Decreto Legislativo n. 62 del 3 maggio 2024, che ha ridisegnato l'intero impianto dell'accertamento della disabilità, oggi frammentato in una serie di procedure parallele spesso faticose da gestire.
La riforma introduce la cosiddetta "valutazione di base", un passaggio unico che sostituisce le vecchie procedure separate e che non si limita a stabilire se esiste una disabilità, ma misura anche di quali sostegni ha bisogno la persona.
Dal punto di vista pratico, questo significa che non ci saranno più visite separate per ogni beneficio: la valutazione sarà unica, collegiale e affidata esclusivamente all'INPS, utilizzando criteri condivisi a livello internazionale definiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, per descrivere non solo la patologia ma anche il suo impatto reale sulla vita quotidiana.
Il questionario WHODAS: non si misura più solo la malattia
Uno degli aspetti più innovativi del nuovo sistema riguarda il modo in cui viene raccolta l'esperienza della persona. Durante la visita collegiale la commissione utilizza il questionario WHODAS, uno strumento sviluppato dall'OMS che analizza come la persona vive la disabilità negli ultimi trenta giorni, senza fermarsi al singolo episodio clinico.
Non conta più soltanto "che patologia si ha", ma quanto quella patologia limita davvero nella vita concreta di tutti i giorni. Due persone con la stessa diagnosi potrebbero ottenere valutazioni differenti: una che riesce a svolgere attività quotidiane in modo autonomo, e un'altra che ha bisogno di assistenza continua o incontra gravi difficoltà lavorative e sociali. Un cambio di paradigma che segna la fine dell'approccio puramente percentuale-tabellare.
Quali patologie sono ora coinvolte nella sperimentazione
La riforma è partita in via sperimentale nel 2025, inizialmente in 9 province e per sole tre categorie di condizioni: disturbi dello spettro autistico, diabete di tipo 2 e sclerosi multipla. Con il decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15, sono state incluse nella sperimentazione anche le disabilità connesse ad artrite reumatoide, cardiopatie, broncopatie e malattie oncologiche, e la sperimentazione è stata estesa a ulteriori 11 province, portando il totale a 20.
Questo ampliamento rappresenta un passaggio importante, perché riconosce l'impatto invalidante di malattie spesso molto diffuse. Per molte persone affette da patologie croniche, l'accesso a tutele e agevolazioni diventa ora una prospettiva concreta.
Quando entra in vigore a livello nazionale
Il legislatore ha scelto di rinviare la piena applicazione al 1° gennaio 2027: il 2026 resta quindi un anno di transizione durante il quale continua la sperimentazione, e l'INPS utilizza questo periodo per affinare procedure, sistemi informatici e formazione delle commissioni.
Dal 1° marzo 2026 il nuovo sistema di valutazione viene testato in ulteriori 40 province: in queste aree le nuove domande seguiranno il nuovo modello di accertamento, mentre nelle altre province continuerà ad applicarsi il sistema tradizionale fino all'entrata a regime prevista per il 2027.
Come si avvia oggi la domanda
Con la riforma entra in scena il certificato medico introduttivo, che diventa l'unico modo per iniziare la procedura: dal 1° gennaio 2025 il medico trasmette il certificato direttamente all'INPS in modalità telematica, sostituendo i vecchi passaggi e rendendo il percorso più chiaro fin dall'inizio.
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Chi ha già la certificazione 104 non perde nulla
Un punto che merita attenzione riguarda chi ha già un riconoscimento in corso. Chi possiede già un riconoscimento ai sensi della Legge 104 non perde i propri diritti: le certificazioni rilasciate prima del 2027 restano valide, anche per richiedere il progetto di vita personalizzato previsto dalla riforma.
Il progetto di vita è un piano personalizzato, partecipato dalla persona con disabilità, che individua i sostegni, i servizi e gli accomodamenti ragionevoli necessari per permettere alla persona di far parte della vita sociale e lavorativa in condizioni di parità. Una novità che va ben oltre la burocrazia: è il riconoscimento che ogni persona ha bisogni specifici, non riducibili a una categoria o a una percentuale.
In una fase di transizione come questa, restare informati non è importante: conoscere le regole in vigore nella propria provincia e sapere come avviare correttamente la domanda può fare la differenza tra ottenere i propri diritti o perderli per via di un iter sbagliato.
Fonti