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Mal di testa e cefalee ricorrenti: che fare?

Redazione

Ultimo aggiornamento – Settembre 26, 2016

Mal di testa e cefalee ricorrenti: che fare?

Dr.ssa Michela Manfredi, specialista in neurologia e neuropatologia. Esperta di Parkinsonismi tipici e atipici, disordini del movimento e malattie genetiche e degenerative nel campo delle demenze.


Mal di testa ricorrenti? Colpa dello stress, dei ritmi frenetici o del mancato riposo.

Giustificazioni a parte, convivere con emicrania e cefalea, che si ripresentano spesso puntuali più volte alla settimana, non è semplice.

Abbiamo chiesto alla dr.ssa Michela Manfredi, specialista in neurologia, cosa fare per ritrovare il benessere in questi casi. Vediamo insieme cosa ci consiglia!

Quali sono le cause più comuni di cefalea?

Vengono distinte le cefalee primarie (emicrania, cefalea muscolo-tensiva, cefalea a grappolo) e le cefalee secondarie (secondarie a patologie cerebrali, craniali, internistiche o psichiatriche, oltre a quelle derivanti da abuso di farmaci, ad es. analgesici), infine le nevralgie craniali, tra cui la nevralgia del trigemino.

Nella pratica clinica, l’emicrania con le sue varianti è la cefalea più frequente di cui soffrono le persone che cercano l’attenzione del neurologo specializzato. L’emicrania spesso non è riconosciuta, e anche se riconosciuta come tale, a volte non è trattata seguendo semplici, ma in genere efficaci, principi terapeutici.

L’elemento più importante per un corretto inquadramento diagnostico di tutte le cefalee è una precisa analisi dei sintomi riferiti (ad es. frequenza della cefalea, localizzazione esatta del dolore, durata, tipo, presenza di altri segni clinici associati, come ad es. nausea oppure lacrimazione) e delle circostanze in cui si manifestano. Importante poi assicurarsi tramite la visita neurologica che lo stato clinico-neurologico sia (come quasi sempre avviene) normale. Esami diagnostici strumentali sono spesso rinunciabili; può essere utile (con un sospetto concreto) una TAC o risonanza magnetica cerebrale, per escludere cause intracraniali secondarie.

Cosa fare se si soffre di mal di testa cronico?

Generalmente, la cefalea cronica può distinguersi in emicrania cronica spesso da abuso di farmaci analgesici, cefalea muscolo-tensiva cronica legata a stress, tensione dei muscoli extracranici. L’ideale è l’eventuale sospensione dei farmaci nel caso di abuso di analgesici e iniziare una terapia preventiva, che varia a seconda del tipo di cefalea.

Si conosce una serie di fattori scatenanti che facilitano lo sviluppo di un attacco emicranico (ormoni estrogeni, nel periodo delle mestruazioni, oppure se somministrati come anticoncezionali o come terapia sostitutiva dopo la menopausa; alcolici, in particolare il vino rosso; alcuni cibi, come formaggi stagionati, cioccolato e noci; rilassamento dopo stress sostenuto; rilassamento dopo sforzi fisici sostenuti; digiuno; intolleranza al glutine).

Il ruolo dei cibi spesso non è comunque determinante e oggi ridimensionato (sembra anche che ad esempio un eccessivo consumo di cioccolato sia più un sintomo premonitore che una causa delle crisi acute di emicrania).

Il fumo, anche di poche sigarette, oppure il fumo passivo è invece un importante fattore scatenante in chi è predisposto ad avere emicrania.
In questi casi, la prima cosa da fare è cercare di eliminare il fattore scatenante.

Per la terapia dell’attacco acuto sono disponibili vari farmaci: analgesici e antinfiammatori classici, che bloccano la percezione del dolore, come Aspirina, Paracetamolo, Ibuprofene, Diclofenac.

Per l’emicrania in particolare sono indicati i Triptani, che agiscono su due recettori della serotonina, o gli ergotaminici che causano il restringimento dei vasi cerebrali. Non è possibile prevedere quale classe di farmaci sia più attiva nel singolo paziente. I triptani si distinguono per rapidità e durata d’azione, ma sono controindicati, come gli ergotaminici, in pazienti ipertesi, cardiopatici o con un’anamnesi positiva per ictus cerebri. Non vanno somministrati in gravidanza o durante l’allattamento. Non hanno alcuna azione su altri tipi di cefalea (es. muscolo-tensiva), nel cui caso ci si limita agli anlgesici classici.

Oltre all’attacco acuto è importante la prevenzione sia dell’emicrania che della cefalea muscolo-tensiva e a grappolo. Esistono vari farmaci, se gli attacchi sono circa uno alla settimana: nella farmacoprofilassi dell’emicrania si usano i beta-bloccanti; antagonisti del recettore dell’angitensina, come il candesartan; i calcio-antagonisti (soprattutto nella cefalea a grappolo), come la flunarizina; sostanze che stabilizzano le proprietà elettriche delle membrane cellulari, come gli anticonvulsivi: acido valproico, topiramato.

Sia nell’emicrania e soprattutto nella cefalea a grappolo hanno efficacia gli antidepressivi triciclici a bassi dosaggi, come l’amitriptilina. La terapia profilattica va perseguita per alcuni mesi. L’obiettivo è di eliminare gli attbacchi o di ridurli notevolmente anche con la somministrazione di magnesio, riboflavina e coenzima Q10, che possono permettere di usare farmaci a basso dosaggio.

Non raramente magnesio e riboflavina da soli sono efficaci senza aggiunta di altri farmaci.

Il mal di testa può essere la spia di un disturbo più importante?

Sì. Questo, come ho già spiegato prima va eventualmente diagnosticato in un paziente che non ha mai sofferto di cefalea e, improvvisamente, presenta un dolore sordo al capo: l’anamnesi neurologica, l’esame obiettivo, gli esami di laboratorio e gli esami strumentali, come TC e RMN encefalo, aiutano alla diagnosi differenziale.

Qual è la differenza tra cefalea ed emicrania?

L’emicrania è un tipo di cefalea primaria che si associa a una sintomatologia che permette la diagnosi differenziale con altre cefalee.

Innanzitutto, i sintomi dell’emicrania sono molto caratteristici e da soli permettono la diagnosi. Possono talora essere preceduti da sintomi premonitori, come cambiamenti dell’umore (euforia, iperattività, irritabilità), aumento dell’appetito in particolare per i dolci, o sete.

Circa il 10% dei pazienti soffre delle cosidette “aure” come disturbi visivi (oscuramento del campo visivo, linee scintillanti) o disturbi della sensibilità, come formicolio; raramente, possono manifestarsi sintomi neurologici più importanti, come difficoltà del linguaggio, debolezza muscolare, vertigini e difficoltà della coordinazione motoria (sintomi neurologici focali si manifestano in particolare nella cosidetta emicrania basilare e sono causati da un interessamento del tronco cerebrale irrorato dall’arteria basilare).

Il dolore è pulsante e spesso, ma non sempre, localizzato in un lato della testa, è aggravato da attività fisica e accompagnato da stanchezza, ipersensibilità alla luce e ai rumori, nausea e vomito.

Non raramente, il dolore è cervicale. Gli attacchi possono durare da poche ore fino a vari giorni e possono essere molto disabilitanti. In genere, comportano l’interruzione delle normali attività quotidiane. I sintomi sono completamente reversibili e solo in rari casi si possono formare delle lesioni cerebrali per un disturbo della circolazione.

Nel diagnosticare l’emicrania è importante escludere altri tipi di cefalea, come la muscolo-tensiva che manifesta un dolore più diffuso al capo, senza tutta la sintomatologia dell’emicrania; la cefalea a grappolo con scolo nasale e lacrimazione con attacchi frequenti, a grappolo in determinati periodi dell’anno, della durata di pochi minuti; le emorragie cerebrali o subaracnoidee oppure trombosi dei seni venosi cerebrali che possono essere pericolose se non trattate adeguatamente e, spesso, con manifestazioni del mal di testa più drammatico.

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