Una diversa organizzazione dei pasti potrebbe contribuire a migliorare il controllo della malattia di Crohn. È quanto emerge da uno studio clinico condotto in Canada e pubblicato sulla rivista Gastroenterology, che ha valutato gli effetti del digiuno intermittente su pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale e sovrappeso.
I risultati, seppur preliminari, indicano possibili benefici sul piano metabolico e sintomatologico.
Che cos’è la malattia di Crohn e quali sono le terapie disponibili
La malattia di Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell’intestino che può colpire qualsiasi tratto del tubo digerente. Si manifesta con dolori addominali, diarrea ricorrente, stanchezza, presenza di muco o sangue nelle feci e perdita di peso.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il trattamento è prevalentemente farmacologico e prevede l’uso di antinfiammatori e immunomodulatori, con l’obiettivo di regolare la risposta del sistema immunitario. Nei casi più complessi può rendersi necessario un intervento chirurgico per rimuovere il segmento intestinale danneggiato.
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Accanto alla terapia medica, l’alimentazione riveste un ruolo di supporto. Le raccomandazioni delle associazioni di pazienti suggeriscono di evitare cibi piccanti, alcol e caffeina, ridurre grassi, fibre e latticini e preferire pasti piccoli e frequenti.
Rimane tuttavia aperta la questione su quale sia la modalità alimentare più efficace nel modulare l’infiammazione.
Digiuno intermittente: come è stato condotto lo studio
Per approfondire il tema, il team guidato da Maitreyi Raman della University of Calgary ha coinvolto 35 pazienti con malattia di Crohn in sovrappeso o con obesità.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi per 12 settimane:
- un gruppo ha seguito un regime di digiuno intermittente, consumando i pasti in una finestra di 8 ore al giorno, per almeno 6 giorni a settimana;
- l’altro gruppo ha mantenuto la dieta abituale.
La qualità degli alimenti e l’introito calorico complessivo risultavano simili tra i due gruppi. A variare era principalmente la distribuzione temporale dei pasti.
Al termine della sperimentazione, sono stati valutati peso corporeo, accumulo di grasso viscerale, marcatori infiammatori e metabolici nel sangue e nelle feci, oltre ai sintomi riferiti dai pazienti.
I dati mostrano differenze significative tra i due gruppi.
Chi ha praticato il digiuno intermittente ha registrato una perdita media di circa 2,5 chilogrammi, mentre nel gruppo di controllo si è osservato un aumento di peso di circa 1,5 chilogrammi. Parallelamente si è evidenziata una riduzione del grasso viscerale, noto fattore di rischio metabolico.
Sul piano clinico, i pazienti nel gruppo del digiuno hanno riportato una riduzione di circa il 50% dei dolori addominali e un minor numero di episodi di diarrea.
Dal punto di vista biologico, è stata osservata una maggiore diversità del microbiota intestinale e un miglioramento del profilo metabolico generale. I ricercatori parlano di un “rimodellamento metabolico e immunologico favorevole”, pur senza affermare un netto calo dell’infiammazione attiva.
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Un possibile supporto alla remissione, ma servono conferme
Secondo gli autori, il digiuno intermittente potrebbe rappresentare un supporto per favorire una remissione più stabile nei pazienti con Crohn e sovrappeso. La perdita di peso costituisce un elemento rilevante, ma non sarebbe l’unico fattore coinvolto: la modulazione del microbiota e del metabolismo potrebbe contribuire al miglioramento dei sintomi.
Lo studio presenta tuttavia limiti importanti: il campione è ridotto (35 persone) e la durata relativamente breve (12 settimane). Saranno necessari studi più ampi e prolungati nel tempo per confermare i risultati e valutare la sicurezza a lungo termine.
Per il momento, gli esperti sottolineano l’importanza di intraprendere eventuali cambiamenti alimentari solo sotto supervisione medica, soprattutto in presenza di una patologia cronica come la malattia di Crohn.
Per concludere possiamo dire che il digiuno intermittente, applicato in una finestra alimentare di 8 ore al giorno, potrebbe contribuire a migliorare peso corporeo, sintomi e profilo metabolico nei pazienti con malattia di Crohn e sovrappeso. Le evidenze sono preliminari ma indicano un possibile ruolo dell’organizzazione temporale dei pasti nel modulare la malattia. La ricerca futura dovrà chiarire l’efficacia e l’applicabilità clinica di questa strategia.
Fonti
Gastroenterology - Time-Restricted Feeding Reduces Body Mass Index, Visceral Adiposity, Systemic Inflammation, and Clinical Disease Activity in Adults With Crohn’s Disease: A Randomized Controlled Study