Un video pubblicato su Instagram dalla nutrizionista e oncologa Debora Rasio, visualizzato da oltre un milione di utenti in poche ore, ha riacceso il dibattito sul rapporto tra esposizione al sole e melanoma. Nel filmato la specialista afferma che il sole non provocherebbe il melanoma e sostiene che le creme solari siano "davvero tossiche".
Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione di dermatologi e oncologi, secondo cui lo studio citato nel video è stato interpretato in modo fuorviante e non mette in discussione il ruolo dei raggi ultravioletti come fattore di rischio per il tumore della pelle.
Lo studio della UK Biobank non dimostra che il sole protegga dal melanoma
Il lavoro scientifico richiamato nel video è stato pubblicato nel 2023 sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention da un gruppo di ricercatori guidati da Ivan Litvinov della McGill University. L'analisi ha coinvolto oltre 470.000 partecipanti della UK Biobank e aveva l'obiettivo di studiare come fattori genetici e ambientali interagiscano nello sviluppo dei tumori cutanei.
Tra le variabili considerate figurava anche l'uso della crema solare. I ricercatori hanno osservato che le persone che dichiaravano di utilizzarla più frequentemente presentavano anche una maggiore incidenza di tumori della pelle. Un risultato che, letto isolatamente, potrebbe apparire sorprendente.
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Il punto, però, è un altro. Gli stessi autori definiscono questo dato un "sunscreen paradox", cioè un'apparente contraddizione che non dimostra un rapporto di causa-effetto. Nel lavoro spiegano infatti che chi usa regolarmente la protezione solare è spesso anche chi trascorre più tempo al sole, ha una carnagione molto chiara oppure ha già avuto un tumore cutaneo e ha modificato le proprie abitudini. Sono tutti fattori che possono spiegare l'associazione osservata senza attribuire alcuna responsabilità alla crema solare.
Perché gli esperti parlano di un errore di interpretazione
Secondo Steven Paul Nisticò, direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia della Sapienza Università di Roma, utilizzare quello studio per sostenere che il sole protegga dal melanoma significa ribaltarne il significato.
Gli epidemiologi definiscono questo fenomeno "confondimento per indicazione": un fattore sembra associato a un esito perché identifica una popolazione già più esposta al rischio. È lo stesso principio per cui chi assume un farmaco contro una determinata malattia continua a comparire più frequentemente tra i pazienti affetti da quella patologia, senza che sia il farmaco ad averla provocata.
Gli stessi autori dello studio sottolineano, inoltre, che un uso scorretto della crema solare può favorire un falso senso di sicurezza, inducendo alcune persone a rimanere esposte ai raggi UV più a lungo del consigliato. Il problema, quindi, non sarebbe la protezione solare in sé, ma il comportamento adottato durante l'esposizione.
Quali sono oggi i principali fattori di rischio per il melanoma
Sul rapporto tra raggi ultravioletti e tumori cutanei il consenso scientifico rimane sostanzialmente invariato.
La International Agency for Research on Cancer (IARC) classifica le radiazioni ultraviolette come cancerogene certe per l'uomo (Gruppo 1), mentre numerosi studi epidemiologici continuano a individuare tra i principali fattori di rischio:
- esposizioni intense e intermittenti al sole;
- scottature, soprattutto durante l'infanzia e l'adolescenza;
- utilizzo di lampade abbronzanti;
- fototipo chiaro e predisposizione familiare.
Secondo i dati richiamati dagli esperti, fino a 9 melanomi su 10 sono attribuibili all'esposizione ai raggi UV. Anche in Italia l'incidenza continua a crescere e ogni anno vengono diagnosticati oltre 12.000 nuovi casi. La prognosi dipende in larga misura dalla diagnosi precoce.
Le linee guida europee: la crema solare sì, ma non basta
Va detto che nemmeno le più recenti linee guida europee considerano la crema solare una protezione assoluta.
L'aggiornamento pubblicato nel maggio 2026 sull'European Journal of Cancer, coordinato dall'European Association of Dermato-Oncology insieme ad altre società scientifiche europee, ribadisce che la fotoprotezione deve essere costruita attraverso più strategie.
L'ordine di priorità indicato dagli esperti è chiaro:
- limitare l'esposizione quando l'indice UV è elevato;
- cercare l'ombra nelle ore centrali della giornata;
- utilizzare indumenti, cappello e occhiali da sole;
- applicare una crema ad ampio spettro con SPF almeno 30 sulle aree scoperte quando l'esposizione non può essere evitata.
Le linee guida ricordano anche che la protezione solare va riapplicata regolarmente e non deve essere interpretata come un'autorizzazione a prolungare il tempo trascorso sotto il sole.
La discussione scientifica esiste, ma non riguarda il ruolo dei raggi UV
Ciò non toglie che alcuni aspetti della fotoprotezione continuino a essere oggetto di ricerca.
Esistono studi che discutono l'efficacia di specifici filtri o valutano l'assorbimento sistemico di alcuni ingredienti presenti nelle creme solari. Altri lavori hanno prodotto risultati differenti sull'entità della protezione nei confronti del melanoma.
La questione, però, è un'altra. Nessuna delle principali società scientifiche internazionali ha modificato le proprie raccomandazioni sostenendo che il sole protegga dal melanoma o che le creme solari aumentino il rischio di svilupparlo. Il dibattito riguarda piuttosto quale sia la strategia più efficace per ridurre l'esposizione ai raggi ultravioletti e migliorare l'aderenza alle misure preventive.
Perché questa polemica riguarda tutti
Le discussioni nate sui social network mostrano quanto sia semplice estrapolare un singolo dato scientifico dal suo contesto e attribuirgli un significato diverso da quello originale. Eppure la ricerca procede proprio nella direzione opposta: ogni risultato viene interpretato insieme all'insieme delle prove disponibili, non isolatamente.
A conti fatti, il messaggio che emerge dalle evidenze più aggiornate rimane coerente. L'esposizione ai raggi UV rappresenta uno dei principali fattori di rischio modificabili per il melanoma e per altri tumori cutanei. La protezione solare, utilizzata correttamente e associata a comportamenti prudenti, continua a essere raccomandata dalle principali linee guida internazionali. Nuovi studi potranno affinare le strategie di prevenzione, ma per ora il consenso scientifico non è cambiato.
Fonti:
- AACR Journals – Gene–Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort Identifies Important SNPs in DNA Repair Genes That May Help Prognosticate Disease Risk
- WHO – List of Classifications Agents classified by the IARC Monographs, Volumes 1–142
- Science Direct – European consensus-based interdisciplinary guideline for invasive cutaneous squamous cell carcinoma. Part 1: Diagnostics and prevention – Update 2026
- Jama Network – Effect of Sunscreen Application Under Maximal Use Conditions on Plasma Concentration of Sunscreen Active Ingredients
- Journal of Clinical Oncology – Reduced Melanoma After Regular Sunscreen Use: Randomized Trial Follow-Up