Microbioma intestinale alterato per oltre dieci anni dopo la rimozione dei polipi: lo studio sul rischio di tumore colorettale

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 02 Luglio, 2026

intestito di carta

La colonscopia è uno degli strumenti più importanti per la prevenzione del tumore colorettale. Durante l’esame possono essere individuati gli adenomi, cioè escrescenze benigne del colon che, in alcuni casi, possono evolvere nel tempo verso forme tumorali. Per questo vengono spesso rimossi in via preventiva.

Eppure, un punto resta ancora poco chiaro: perché alcuni pazienti continuano ad avere un rischio più alto di sviluppare un tumore colorettale anche dopo la rimozione degli adenomi? Finora la risposta non era evidente. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Cell Host & Microbe suggerisce una possibile spiegazione: il microbioma intestinale potrebbe restare alterato per molti anni, forse anche per oltre un decennio, mantenendo un ambiente biologico meno favorevole.

Il tumore colorettale è indicato nello studio come la seconda causa di morte per cancro nel mondo. Proprio per questo capire meglio cosa accade dopo la rimozione dei polipi non è un dettaglio secondario, ma un passaggio importante per migliorare la prevenzione.

Il ruolo del microbioma intestinale

Il microbioma intestinale è l’insieme di batteri, virus, funghi e altri microrganismi che vivono nell’intestino. Non si limita a partecipare alla digestione: influenza l’assorbimento dei nutrienti, il metabolismo, il peso corporeo e diversi aspetti della salute generale.

Negli ultimi anni la ricerca ha collegato il microbioma anche a processi più ampi, dal sonno ad alcune condizioni neurologiche, fino alla risposta dell’organismo all’attività fisica. Tra le aree più studiate c’è anche il rapporto con il cancro, in particolare con il tumore dell’intestino.

Studi precedenti avevano già osservato come alcune comunità microbiche cambino mentre gli adenomi passano da lesioni benigne a forme più pericolose. La nuova domanda posta dai ricercatori è diversa: che cosa succede al microbioma quando gli adenomi vengono rimossi precocemente? Torna a una condizione considerata a basso rischio, oppure conserva tracce di alterazione?

Lo studio su 354 donne con adenomi rimossi

Il gruppo guidato dai ricercatori della Harvard School of Public Health ha analizzato i metagenomi fecali di 354 donne che avevano avuto adenomi rimossi circa 12 anni prima. I risultati sono stati confrontati con quelli di altre 354 persone che non avevano mai avuto adenomi, abbinate per età e per diversi altri fattori.

Successivamente, i profili genetici del microbioma intestinale sono stati messi a confronto con 14 studi caso-controllo indipendenti sul tumore colorettale. L’obiettivo era capire se, a distanza di anni, il microbioma dei pazienti con adenomi rimossi conservasse caratteristiche simili a quelle osservate nei casi di cancro colorettale.

Il risultato è stato rilevante: i ricercatori hanno individuato differenze significative in 31 diversi microbi tra i due gruppi. Inoltre, il microbioma delle persone che avevano avuto adenomi rimossi somigliava in parte a quello associato ai casi di tumore colorettale.

Un’alterazione che può durare più di un decennio

Uno degli aspetti più importanti dello studio è il tempo trascorso dalla rimozione degli adenomi. I campioni sono stati raccolti, in media, oltre dieci anni dopo l’intervento. Questo suggerisce che alcune caratteristiche microbiche associate al rischio di tumore colorettale non scompaiano automaticamente con l’asportazione dei polipi benigni.

Secondo Mingyang Song, epidemiologo di Harvard e autore corrispondente dello studio, la ricerca è la prima ad affrontare direttamente la questione se alterazioni microbiche e metaboliche siano ancora rilevabili molti anni dopo la rimozione degli adenomi. La risposta, in base ai dati raccolti, è sì.

Questo non significa che la rimozione degli adenomi sia inutile. Al contrario, resta una procedura fondamentale nella prevenzione. Il punto è che potrebbe non eliminare completamente tutte le condizioni biologiche che hanno contribuito alla formazione della lesione o che continuano a mantenere un rischio più alto.

Rimuovere il polipo potrebbe non bastare sempre

La ricerca suggerisce un’ipotesi: in alcuni casi, la rimozione dell’adenoma potrebbe trattare una manifestazione visibile del problema, senza correggere del tutto l’ambiente intestinale che ha favorito quella crescita. In altre parole, il polipo viene tolto, ma alcune condizioni microbiche e metaboliche associate al rischio possono persistere.

È un passaggio delicato, perché non bisogna interpretarlo come una messa in discussione dello screening. La colonscopia e la rimozione degli adenomi restano strumenti decisivi per ridurre il rischio. Tuttavia, lo studio invita a considerare anche ciò che accade dopo, soprattutto nei pazienti che rimangono più vulnerabili.

Secondo Ana Nogal, epidemiologa di Harvard e prima autrice della ricerca, il fatto che caratteristiche microbiche e metaboliche associate al tumore colorettale siano rilevabili a distanza di un decennio suggerisce che il microbioma possa essere parte del rischio sostenuto nel tempo.

Dieta e stile di vita entrano nel quadro

Un altro dato emerso dallo studio riguarda il legame tra microbioma, alimentazione e stile di vita. I ricercatori hanno osservato che dieta e abitudini quotidiane erano strettamente collegate ai microbi identificati. Questo apre una possibilità interessante: l’ambiente intestinale delle persone a rischio più alto potrebbe essere influenzato, almeno in parte, da comportamenti modificabili.

È già noto che dieta ed esercizio fisico possono cambiare la composizione del microbioma intestinale. È anche plausibile che, attraverso questi cambiamenti, possano avere un ruolo sul rischio di tumore colorettale. Ma lo studio non dimostra ancora che modificare il microbioma riduca direttamente il rischio di cancro.

Per arrivare a questa conclusione serviranno nuove ricerche, capaci di distinguere meglio tra semplice associazione e rapporto causale. Per ora, il dato permette di formulare una domanda più precisa: il microbioma è solo un segnale del rischio oppure contribuisce attivamente a mantenerlo?

Uno studio importante, ma non definitivo

Come molte ricerche di questo tipo, anche questa può mostrare associazioni, ma non stabilire con certezza una causa. Il fatto che il microbioma delle persone con adenomi rimossi abbia caratteristiche in parte simili a quello associato al tumore colorettale non significa automaticamente che quei microbi causino il cancro.

Potrebbero essere una conseguenza di altri fattori, come dieta, infiammazione, metabolismo, farmaci, genetica o abitudini di vita. Oppure potrebbero essere una parte attiva del processo. È proprio questa distinzione che la ricerca futura dovrà chiarire.

Il valore dello studio sta nel porre una nuova attenzione su ciò che resta dopo la rimozione dell’adenoma. La prevenzione non finisce necessariamente con l’asportazione del polipo: potrebbe richiedere anche un monitoraggio più ampio dell’ambiente intestinale e dei fattori che lo influenzano.

Fonti

  • ScienceAlert - Gut Microbiome Could Remain Disrupted For Over a Decade After Polyp Removal
  • Cell Host & Microbe - Long-lasting gut microbiome and fecal metabolome alterations after colorectal adenoma removal and their relationship to colorectal cancer
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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