Morbillo, prima morte a New York dopo oltre 30 anni

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Novembre, 2026

bambino col morbillo

Un bambino della contea di Lewis, nello Stato di New York, è morto a causa di complicazioni associate al morbillo. Le autorità sanitarie statali hanno confermato che si tratta del primo decesso legato alla malattia registrato nello Stato da oltre 30 anni, in un momento in cui gli Stati Uniti stanno affrontando una ripresa della circolazione del virus che non si osservava da tempo. 

Il dato assume un peso particolare perché il morbillo era diventato relativamente raro grazie alla vaccinazione, ma la riduzione delle coperture in alcune comunità ha lasciato un numero crescente di persone suscettibili all’infezione. Il problema non riguarda soltanto gli Stati Uniti: anche in diversi Paesi europei continuano a essere segnalati casi e piccoli focolai, mentre in Italia il Ministero della Salute ha richiamato le Regioni alla necessità di rafforzare sorveglianza e campagne vaccinali.

Negli Stati Uniti oltre 4.800 casi nel 2026

Secondo i dati aggiornati dei Centers for Disease Control and Prevention, alla fine di ottobre negli Stati Uniti erano stati segnalati 4.852 casi confermati di morbillo nel 2026, distribuiti in 47 giurisdizioni. La grande maggioranza delle infezioni è collegata a focolai e il numero è nettamente superiore a quello registrato nel 2025, quando i casi erano stati 2.289.

Il ritorno del morbillo viene collegato soprattutto alla presenza di gruppi di popolazione non vaccinati o con coperture insufficienti. Tra i bambini che frequentano l’ultimo anno della scuola dell’infanzia negli Stati Uniti, la copertura per il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia è passata dal 95,2% nell’anno scolastico 2019-2020 al 92,4% nel 2025-2026. 

Una differenza di pochi punti percentuali può sembrare ridotta, ma nel caso di una malattia estremamente contagiosa come il morbillo è sufficiente a creare ampie sacche di popolazione vulnerabile.

Secondo le stime statunitensi, circa 280mila bambini risultavano esposti al rischio di infezione a causa della mancata vaccinazione o di una copertura incompleta. Il problema diventa particolarmente evidente quando il virus entra in comunità dove molte persone non sono immunizzate, perché può diffondersi molto rapidamente.

Perché il morbillo può diventare una malattia grave

Il morbillo è spesso associato nell’immaginario a febbre ed eruzione cutanea, ma non è sempre una malattia banale. È un’infezione virale altamente contagiosa che si trasmette principalmente attraverso l’aria, tramite le particelle emesse da una persona infetta quando tossisce o starnutisce.

I sintomi iniziali comprendono in genere febbre alta, tosse, naso che cola e occhi arrossati e lacrimanti, seguiti dopo alcuni giorni dalla comparsa della tipica eruzione cutanea. Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve, ma alcune persone possono sviluppare complicazioni importanti.

Tra queste rientrano polmonite, encefalite, ricovero ospedaliero e, più raramente, il decesso. Esistono anche complicanze tardive, come la panencefalite subacuta sclerosante, una rara malattia neurologica che può manifestarsi anni dopo l’infezione.

Il rischio di forme più serie riguarda soprattutto bambini piccoli, persone immunodepresse e altri soggetti vulnerabili. Proprio per questo le autorità sanitarie statunitensi hanno ribadito, dopo il decesso avvenuto nella contea di Lewis, che la vaccinazione rimane il principale strumento di protezione.

In Europa oltre 2.300 casi in dodici mesi

Anche in Europa il morbillo continua a circolare, sebbene la situazione vari molto da Paese a Paese. Secondo l’ECDC, tra ottobre 2025 e settembre 2026 sono stati notificati nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo 2.325 casi.

Più di un quarto delle infezioni ha riguardato bambini sotto i cinque anni, mentre oltre la metà dei casi è stata segnalata tra persone con almeno 15 anni. Tra i pazienti per i quali erano disponibili informazioni sullo stato vaccinale, circa il 72% non era vaccinato.

Il numero di casi ha mostrato una riduzione negli ultimi mesi rispetto ai picchi precedenti, ma la circolazione del virus non si è interrotta. Questo significa che rimangono possibili nuovi focolai, soprattutto nelle aree in cui la copertura vaccinale è più bassa.

L’Italia è tra i Paesi europei con più casi

Nel periodo di dodici mesi considerato dall’ECDC, l’Italia ha registrato 651 casi di morbillo, il dato più alto tra i Paesi dell’UE e dello Spazio economico europeo. Di questi, 588 sono stati segnalati tra gennaio e settembre 2026.

Le analisi epidemiologiche italiane hanno evidenziato inoltre un aumento dei casi in alcune fasce d’età adulte e in specifiche aree geografiche, con una maggiore concentrazione in Campania, Calabria, Lazio e Toscana.

Un elemento particolarmente rilevante riguarda lo stato vaccinale delle persone contagiate: secondo i dati riportati dalle autorità sanitarie, il 93,3% dei casi risultava non vaccinato. Il dato conferma quanto la circolazione del morbillo sia strettamente legata alla presenza di persone suscettibili all’infezione.

Anche le coperture vaccinali mostrano una situazione ancora lontana dall’obiettivo indicato per interrompere stabilmente la trasmissione. Il riferimento è una copertura di almeno il 95% con due dosi, livello che non viene raggiunto in tutte le Regioni italiane.

Nessuna Regione italiana raggiunge il 95%

I dati sulle coperture vaccinali mostrano differenze importanti da una zona all’altra del Paese. Nel 2024, secondo quanto riportato nell’analisi epidemiologica del Ministero della Salute, nessuna Regione italiana aveva raggiunto il traguardo del 95% di copertura con due dosi.

Le percentuali variavano da circa il 67,88% della Sicilia al 94,3% dell’Umbria, mostrando una distanza molto ampia tra i diversi territori.

Per questo motivo il Ministero della Salute ha raccomandato alle Regioni di rafforzare le campagne di recupero vaccinale, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati, alle persone appartenenti a gruppi a rischio e a chi ha ricevuto soltanto la prima dose.

La strategia comprende anche il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, la conferma di laboratorio dei casi sospetti e una maggiore attenzione alla comunicazione con cittadini e professionisti sanitari.


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Perché la soglia del 95% è così importante

Il morbillo è una delle malattie infettive più contagiose conosciute e proprio per questo necessita di livelli molto elevati di immunità nella popolazione. Quando la copertura scende, anche di pochi punti, il virus può trovare gruppi sufficientemente grandi di persone non protette nei quali continuare a circolare.

Il vaccino MPR, che protegge contro morbillo, parotite e rosolia, rappresenta lo strumento principale di prevenzione. Due dosi garantiscono una protezione molto elevata contro l’infezione e soprattutto contro le sue conseguenze.

Il decesso registrato nello Stato di New York non significa che ogni caso di morbillo evolva in una forma grave, ma ricorda che la malattia non è priva di rischi. Dopo decenni nei quali la vaccinazione ne aveva drasticamente ridotto la presenza, la crescita dei contagi osservata negli Stati Uniti e la persistenza di casi in Europa mostrano quanto rapidamente il quadro possa cambiare quando aumentano le persone non immunizzate.

Per l’Italia il problema principale resta quindi recuperare le coperture mancanti e individuare le fasce di popolazione ancora suscettibili, soprattutto tra giovani adulti e persone che non hanno completato il ciclo vaccinale. Il morbillo può essere prevenuto in maniera efficace, ma proprio la sua elevata contagiosità rende difficile controllarlo quando la protezione collettiva scende sotto i livelli necessari.

Fonte

New York State Department of Health - comunicato ufficiale

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