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Google lancia un ambizioso progetto: una nanopillola per diagnosticare il tumore

Alessandra Lucivero | Editorial Manager a Pazienti.it

Ultimo aggiornamento – 05 Novembre, 2014

Google lancia un ambizioso progetto: una nanopillola per diagnosticare il tumore

Le ambizioni di Google sembrano riguardare anche il mondo della salute. Dopo aver rivoluzionato Internet, aver finanziato lo sviluppo di un auto che si guida da sola e aver promosso l’invio di sonde nel cielo per consentire anche alle zone più remote di connettersi al web, Google ha lanciato un progetto che potrebbe davvero cambiare la vita di milioni di persone: una nanopillola per la diagnosi dei tumori.

Questo è quanto annunciato lo scorso 28 ottobre alla Wall Street Journal’s WSJD Live conference. Il colosso del web, infatti, ha affermato di mirare a favorire lo sviluppo di un nuovo e più efficace metodo di diagnosi del cancro, che permetterebbe di valutarne la presenza molto prima di quanto sia attualmente possibile.

In che modo?

La tecnologia avrà due componenti principali:

  • alcune nanoparticelle per il rilevamento delle cellule cancerogene
  • un sensore indossabile, molto simile a un orologio da polso

Le nanoparticelle, grandi circa un millesimo della larghezza di un globulo rosso, saranno progettate in modo tale che si attacchino alle molecole malate. Le letture regolari di queste nanoparticelle saranno eseguite per tutta la giornata dal sensore. In caso di successo, un sistema di allarme permetterebbe subito di individuare il tumore, rendendo così possibile una terapia mirata ed efficace.

Piccoli detective microscopici, dunque, che agirebbero immediatamente, riducendo i rischi legati alla malattia. Secondo quanto detto da Google, queste particelle potrebbero essere indirizzate su due fronti diversi; da una parte agirebbero come spie sulle superfici cellulari delle cellule tumorali, dall’altra sarebbero mirate alle placche di grasso dei vasi sanguigni che, se in eccesso, causano ictus.

Ma come introdurre le nanoparticelle nel corpo umano?

L’introduzione avverrebbe nella maniera più indolore possibile, grazie a una semplice pillola. Una volta raggiunti gli obiettivi, il sistema di monitoraggio sarebbe noto a tutti gli interessati, medici compresi, avvisati subito di eventuali modifiche rilevanti nella biochimica dell’individuo.

Quello che stiamo cercando di fare è cambiare la medicina reattiva e transazionale rendendola proattiva e preventiva“, ha sostenuto il leader del progetto, il dr. Andrew Conrad. “Le nanoparticelle ci daranno la possibilità di esplorare il corpo a livello molecolare e cellulare“.

Ma è davvero tutti così semplice come sembra?

Non proprio, ovviamente. Il corpo umano e la salute sono le realtà più complicate di tutte e alcuni problemi sono già stati sollevati. Si è sottolineato, come è necessario, che la tecnologia debba essere incredibilmente precisa per evitare risultati falsi che potrebbero causare ansia e interventi non necessari. Poi c’è un altro punto, meno tecnologico e di natura più morale. Se non esistesse alcun trattamento per la malattia diagnosticata, si sarebbe davvero sicuri di voler sapere tutto subito?

Google ha affermato che la tecnologia potrebbe raggiungere il mercato tra circa 7 anni, e che seppure appaia ancora un po’ fantasiosa sarebbe fattibile. Non è però il caso di trascurare i tempi “burocratici” della Food and Drug Administration che approverebbe le nanoparticelle solo dopo ampi studi clinici per dimostrare la loro sicurezza ed efficacia.

Tuttavia, impegno e determinazione sembrano non mancare affatto, uniti a un buon pizzico di etica. Google ha affermato che non utilizzerà i dati per il marketing. “Siamo gli inventori della tecnologia, ma non abbiamo intenzione di commercializzare o monetizzare in questo modo“.

Staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro.

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