Neuromielite ottica, due pazienti senza ricadute da oltre 15 anni dopo il trapianto di cellule staminali

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 11 Luglio, 2026

Una persona dall'oculista

La neuromielite ottica, o NMO, è una rara malattia autoimmune del sistema nervoso centrale che può provocare attacchi ricorrenti, danni neurologici e progressivo accumulo di disabilità. Negli ultimi anni sono diventati disponibili nuovi farmaci immunosoppressori, ma alcuni pazienti continuano a presentare ricadute nonostante le terapie.

Un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista Med descrive il follow-up eccezionalmente lungo di due persone affette da una forma grave e resistente ai trattamenti, entrambe positive agli anticorpi AQP4-IgG, considerati centrali nella patologia.

I due pazienti erano stati sottoposti rispettivamente 16 e 15 anni fa a un trapianto allogenico di cellule ematopoietiche, cioè cellule provenienti da un donatore. A distanza di oltre un decennio e mezzo, entrambi risultano ancora in remissione clinica e radiologica, senza necessità di terapia immunosoppressiva continuativa.

Gli anticorpi patologici sono scomparsi

Uno dei risultati più rilevanti riguarda gli anticorpi AQP4-IgG. Dopo il trapianto sono diventati non rilevabili e sono rimasti tali per tutto il periodo di osservazione.

Questo dato è importante perché la presenza di questi anticorpi è strettamente associata alla malattia. Nel follow-up, i ricercatori hanno osservato non solo l’assenza di nuove ricadute, ma anche una stabilità delle immagini neuroradiologiche e, in alcuni aspetti, segni di miglioramento.


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Nessuno dei due pazienti ha sviluppato una malattia del trapianto contro l’ospite, una delle complicanze più temute del trapianto allogenico. Entrambi hanno inoltre mantenuto un completo chimerismo del donatore, cioè un sistema ematopoietico derivato stabilmente dalle cellule trapiantate.

Un possibile “reset” del sistema immunitario

Il punto centrale dello studio riguarda proprio il sistema immunitario. Il trapianto allogenico non si limita a sopprimere temporaneamente l’immunità: sostituisce parte del sistema ematopoietico del paziente con quello del donatore, creando una nuova ricostituzione immunologica.

Nel corso degli anni, i ricercatori hanno seguito le popolazioni di cellule T e B, osservando una ricostruzione stabile dei compartimenti immunitari. Particolare attenzione è stata rivolta alle cellule T regolatorie, che contribuiscono a limitare le risposte autoimmuni e a mantenere la tolleranza immunologica.

Gli autori hanno rilevato un’espansione e un rimodellamento di queste cellule regolatorie. È possibile, secondo l’ipotesi avanzata nello studio, che questo nuovo equilibrio abbia contribuito al mantenimento della remissione. Si tratta però di una spiegazione ancora da confermare: il lavoro non dimostra in modo definitivo quale meccanismo abbia prodotto il risultato.

Più di 15 anni senza terapia continuativa

Il dato clinico resta comunque notevole. Entrambi i pazienti sono rimasti senza ricadute per oltre 15 anni e senza immunosoppressione cronica. La remissione si è accompagnata anche a un miglioramento della qualità della vita.

Uno dei due pazienti è riuscito, dopo il percorso terapeutico, anche a diventare padre. È un dettaglio riportato dagli autori per mostrare come il beneficio osservato non si sia limitato ai soli esami clinici e di laboratorio, ma abbia avuto conseguenze concrete sulla vita quotidiana.

Secondo i ricercatori, non esiste oggi una terapia approvata per la NMO capace di garantire contemporaneamente controllo duraturo della malattia, assenza di trattamento continuativo e scomparsa persistente degli anticorpi patologici.

Non è una cura già disponibile per tutti

Nonostante i risultati, lo studio riguarda soltanto due pazienti. È quindi impossibile concludere che il trapianto allogenico rappresenti una cura generalizzabile per la neuromielite ottica.

La procedura è complessa e può comportare rischi importanti. Proprio per questo, gli autori parlano di una possibile strategia per casi selezionati e altamente resistenti alle terapie, non di un trattamento destinato automaticamente a tutti i pazienti con NMO.

Serviranno studi più ampi per capire quali persone possano davvero beneficiare del trapianto, quali siano i rischi a lungo termine e se risultati simili possano essere riprodotti in altri centri.

Una possibile modifica profonda della malattia

Il valore principale del lavoro sta nel concetto che emerge dai due casi: sostituire il sistema immunitario malfunzionante potrebbe, almeno in alcune situazioni, ottenere una modifica molto profonda e duratura della malattia.

Dopo 16 e 15 anni, i due pazienti non solo non hanno avuto nuove ricadute, ma hanno mantenuto la scomparsa degli anticorpi AQP4-IgG e una ricostituzione immunitaria stabile derivata dal donatore.

Gli autori parlano quindi di una prova di principio: il trapianto allogenico potrebbe, in casi accuratamente selezionati, portare a un controllo della neuromielite ottica così profondo da far ipotizzare un effetto potenzialmente curativo. Per ora, però, resta un’ipotesi sostenuta da due osservazioni eccezionali e non ancora da una sperimentazione su larga scala.

Fonti:

Med - Long-term remission of neuromyelitis optica with allogeneic hematopoietic stem cell transplant

Ultimo aggiornamento – 06 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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