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Noduli al seno: come riconoscerli

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Noduli al seno: come riconoscerli
Indice

Che cosa sono i noduli al seno?

I noduli al seno sono lesioni del tessuto mammario che possono avere origine a partire da diverse cause. Essi si presentano come nodosità all’interno del seno e possono essere dolenti o indolori e presentarsi con o senza alcuni segni associati, come secrezioni dal capezzolo o alterazioni cutanee a livello del seno.

Ma attenzione! Se da una parte i noduli al seno non devono essere sottovalutati, dall’altra non bisogna allarmarsi eccessivamente: nella maggior parte dei casi, intorno al 90%, essi rappresentano formazioni benigne (ad esempio fibroadenomi e cisti).

In presenza di dubbi o se hai rilevato anomalie durante l’autopalpazione (tecnica suggerita a tutte le donne come misura di prevenzione, consigliata a partire dai 20 anni, almeno una volta al mese, una settimana dopo il termine del flusso mestruale), non esitare a sottoporti a una visita dal tuo specialista: sarà in grado di differenziare una lesione maligna da una benigna con degli accertamenti specifici.

Come si formano i noduli al seno?

Vi è un ampio spettro di cause che portano alla formazione dei noduli. Sulla base di alcune caratteristiche del nodulo, come la consistenza e la sintomatologia associata, è possibile individuare diverse opzioni:

  • Mastopatia fibrocistica: essa rappresenta la causa più comune. È uno sviluppo anomalo (displasia) di origine benigna, diffuso tra le donne in età fra i 30 ed i 50 anni. Le caratteristiche del nodulo, in questo caso, includono un aspetto rotondeggiante, spesso in entrambi i seni, mobilità e assenza di retrazione cutanea. Aumentando di volume, essi aumentano la dolorabilità della paziente nei giorni che precedono il flusso mestruale, per poi attenuarsi al termine di esso.
  • Adenosi: si presenta sotto forma di noduli dalla consistenza dura e variabili dimensioni.
  • Cisti: formazioni rotondeggianti contenenti liquido.
  • Mastite (o infezione della mammella): dolore, arrossamento e gonfiore sono i sintomi associati e possono accompagnarsi ad ascesso. Il periodo post-partum (in cui può presentarsi anche il cosiddetto galattocele, ossia una cisti rotondeggiante mobile e costituita da latte) o un trauma penetrante sono spesso le cause associate, ma questa situazione può presentarsi anche dopo una mastoplastica. In assenza di tali circostanze, è importante escludere subito la presenza di un cancro al seno.
  • Ascesso mammario: è caratterizzato da un nodulo doloroso dalle dimensioni che aumentano gradualmente, accompagnato da arrossamento, calore ed un peculiare aspetto a “buccia d’arancia”.

Ultimi, ma non per importanza, sono il tumore benigno o maligno, che richiedono un particolare approfondimento.

Cosa è un fibroadenoma mammario?

I fibroadenomi, tipicamente mobili e indolori, sono formazioni nodulari solide benigne. Essi assomigliano a piccole palline dai contorni ben definiti e circoscritti; un’importante caratteristica che li distingue è la possibilità di essere spostati sotto la pelle con la punta delle dita, oltre che una frequenza maggiore in donne giovani ed adolescenti. Il fibroadenoma non sembra aumentare il rischio di incidenza di cancro alla mammella.

Carcinoma della mammella: lo scenario più preoccupante

Occorre prestare molta attenzione nell’escludere la lesione di tipo maligno. Il carcinoma della mammella si presenta con un nodulo di consistenza dura, dai margini non definiti e con aderenza alla cute o ai tessuti circostanti. Possono presentarsi in questo caso anche modificazioni del profilo mammario o del capezzolo (come ad esempio un appiattimento), accompagnate talvolta da secrezione ematica o sierosa.

Dei campanelli d’allarme sono un aspetto “a buccia d’arancia” della pelle”, dolorabilità del seno e, soprattutto, linfadenopatia ascellare (rigonfiamento dei linfonodi a livello delle ascelle).

Noduli al seno: sintomi

I sintomi che si associano ai noduli sono ben definiti.

Prima di tutto, la dolorabilità del nodulo: è indolore o ti fa male?

Le variazioni di forma o dimensione del seno sono un segnale importante, così come anche un senso di tensione, la secrezione di liquido (che sia esso sangue o siero) dal capezzolo e una serie di alterazioni cutanee, come ad esempio eritema o linfedema.

Nello specifico, i sintomi a far scattare l’allarme sono la percezione di un nodulo duro, rigido, non mobile, dalla forma irregolare, secrezione ematica del capezzolo, arrossamenti, calore e linfonodi ascellari gonfi.

Noduli al seno dolorosi: che fare?

In presenza di un nodulo doloroso occorre sottoporsi prima di tutto all’anamnesi da parte del medico. Si cercherà, in tale contesto, di capire da quanto tempo è presente il nodulo e se sia o meno la prima volta che esso si presenti.

Va, inoltre, accertata la presenza di precedenti carcinomi mammari ed, eventualmente, se essi siano stati trattati o meno con radioterapia toracica in età inferiore ai 30 anni in quanto questi rappresentano fattori di rischio, così come la presenza di cancro al seno in una parente di primo grado (sorella, madre, figlia).

Successivamente, il tuo medico eseguirà l’esame obiettivo, valutando una serie di aspetti del nodulo (come dimensioni, consistenza, dolorabilità e mobilità) e dei linfonodi ascellari.

Nel caso di incertezza sulla natura del nodulo, occorrono accertamenti più approfonditi, come l’ecografia mammaria (esame a ultrasuoni che permette di differenziare un nodulo solido da uno a contenuto liquido) e la mammografia.

Qualora anche l’esito di tali esami si rivelasse incerto, non resta che effettuare una biopsia del nodulo, tramite agoaspirato o agocentesi: un prelievo di cellule della zona interessata per verificare eventuali presenze di formazione neoplastica attraverso il microscopio.

Altre tecniche diagnostiche sono, infine, la biopsia radioguidata e la risonanza magnetica mammaria.

Screening mammografico: cos’è?

Tra le precedenti misure diagnostiche citate, la numero uno dal punto di vista della prevenzione è sicuramente la mammografia. Essa consiste in una radiografia della mammella atta a individuare lesioni, micro-calcificazioni o altre anomalie collegate a lesione maligna. Il seno viene compresso da un’apparecchiatura apposita all’indagine e si utilizzano raggi X che, passando attraverso i tessuti mammari, imprimono l’immagine radiografica su una lastra o un computer. 

Cosa sono le calcificazioni al seno?

Spesso, riscontrate attraverso lo screening mammografico sono le calcificazioni al seno. Non è detto che esse abbiano significato patologico, ma nel tessuto mammario tendono a comparire laddove sono presenti segni di necrosi cellulare, in quanto le cellule morte hanno la tendenza a calcificarsi. Occorre, dunque, effettuare ulteriori accertamenti qualora se ne riscontrasse la presenza.

Trattamento dei noduli: in cosa consiste?

Il trattamento dei noduli al seno varia al variare della causa che li ha originati.

I fibroadenomi possono essere asportati in anestesia locale, seppur con tendenza alla recidiva.

Per quanto riguarda le alterazioni fibrocistiche, può essere d’aiuto l’utilizzo di antidolorifici (ad esempio il paracetamolo) e reggiseni comodi (come quelli sportivi), per garantire un sostegno adeguato e, al contempo, ridurre il dolore al seno.

Le cisti, infine, non prevedono la necessità di un trattamento, ma, qualora dovessero assumere dimensioni eccessive, è consigliato il drenaggio mediante agoaspirazione.

Ad ogni modo, non bisogna mai sottovalutare la presenza di noduli, al di là di quale sia la loro natura. È necessaria una sorveglianza periodica e costante attraverso la tecnica di autopalpazione e screening mammografico ed ecografico.

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