Non è il caffè il problema: è la temperatura a cui lo bevi

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 13 Settembre, 2026

Un caffè caldo fumante

Aspettare qualche minuto prima di bere una tazza di tè o caffè potrebbe essere una precauzione semplice, almeno secondo quanto emerge da un nuovo e ampio studio sul rapporto tra temperatura delle bevande calde e tumore dell’esofago. La ricerca, condotta su quasi 980.000 persone nel Regno Unito, ha osservato che chi dichiarava di consumare le proprie bevande a una temperatura “molto calda” presentava un rischio circa tre volte superiore di sviluppare un carcinoma squamocellulare dell’esofago rispetto a chi le preferiva tiepide. Il dato non riguarda però tutte le forme di tumore esofageo: per l’adenocarcinoma, l’altra principale tipologia della malattia, i ricercatori non hanno rilevato la stessa associazione.

Lo studio è stato guidato dalla dottoressa Keren Papier, epidemiologa nutrizionale presso il Dipartimento di Population Health dell’Università di Oxford, ed è stato pubblicato sull’International Journal of Cancer. Per numero di partecipanti si tratta della più grande ricerca realizzata finora sull’argomento, con un periodo di osservazione di 14 anni che ha permesso di valutare nel lungo periodo abitudini e condizioni di salute.

Non conta soltanto quanto si beve, ma soprattutto la temperatura

Durante lo studio i partecipanti hanno indicato come preferivano consumare le bevande calde scegliendo tra quattro possibilità: “molto calde”, “calde”, “tiepide” oppure nessun consumo di bevande calde. Le temperature, quindi, non sono state misurate direttamente con un termometro, ma si sono basate sulla percezione dichiarata dalle persone coinvolte.

Dopo aver considerato la frequenza di consumo, i ricercatori hanno osservato che bere a una temperatura definita “molto calda”, rispetto a una temperatura tiepida, era associato a un rischio di carcinoma squamocellulare circa triplicato.

Anche la quantità sembra avere un ruolo. Una volta tenuto conto dell’effetto della temperatura, consumare sei o più bevande calde al giorno, rispetto a berne meno di sei, risultava associato a un aumento del 71% del rischio della stessa forma di tumore. Ancora una volta, l’associazione appariva molto più debole o sostanzialmente assente nel caso dell’adenocarcinoma.


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I risultati suggeriscono quindi che temperatura e frequenza di consumo possano agire entrambe sul rischio, anche se lo studio non permette di stabilire con certezza un rapporto diretto di causa ed effetto.

Perché una bevanda troppo calda potrebbe danneggiare l’esofago

L’ipotesi alla base dell’associazione non riguarda tè o caffè in sé, quanto il calore che raggiunge i tessuti dell’esofago. Temperature molto elevate potrebbero provocare ripetuti danni termici alle cellule che rivestono internamente questo organo, aumentando nel tempo la probabilità di alterazioni cellulari. Studi precedenti condotti in Asia, Africa, Sud America e Medio Oriente avevano già riscontrato un aumento del rischio di tumore esofageo nelle persone abituate a bere tè o mate a temperature pari o superiori a circa 70 °C.

Già nel 2016, l’International Agency for Research on Cancer, organismo che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva classificato il consumo di bevande molto calde come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, indicando proprio il carcinoma dell’esofago tra le principali preoccupazioni.

La nuova ricerca è particolarmente rilevante perché arriva a risultati simili analizzando una vasta popolazione dell’Europa occidentale, dove il consumo di tè e caffè è molto diffuso ma le abitudini possono essere diverse rispetto alle regioni studiate in precedenza.

Secondo lo studio, una parte dei casi potrebbe essere evitabile

I ricercatori hanno provato anche a stimare quale potrebbe essere l’impatto di un cambiamento delle abitudini. Secondo i loro calcoli, nel Regno Unito circa un caso di carcinoma squamocellulare dell’esofago su sette potrebbe teoricamente essere evitato se le persone che bevono abitualmente a una temperatura definita “molto calda” passassero a una temperatura più vicina a quella considerata semplicemente “calda”.

Gli autori sottolineano inoltre che il rischio diminuiva progressivamente passando dalle categorie di temperatura più elevate a quelle inferiori. Questo lascia ipotizzare che bere a temperature ancora più moderate possa produrre un beneficio ulteriore, anche se lo studio non permette di stabilire una soglia precisa valida per tutti.

Il consiglio pratico è quindi molto semplice: non è necessario rinunciare a tè o caffè, ma può essere prudente aspettare che la bevanda raggiunga una temperatura confortevole prima di consumarla.

Quanto bisogna aspettare prima di bere tè o caffè?

Non esiste, sulla base di questo studio, un numero preciso di minuti da rispettare. Fiona Osgun, responsabile dell’informazione sanitaria di Cancer Research UK, che ha finanziato la ricerca, ha spiegato che è difficile stabilire per quanto tempo una bevanda debba raffreddarsi.

L’indicazione è piuttosto quella di affidarsi a una regola pratica: aspettare fino a quando tè o caffè risultano comodi da bere, evitando di ingerirli quando la temperatura viene percepita come eccessivamente alta.

Cancer Research UK non ritiene comunque che i risultati giustifichino, al momento, l’obbligo per bar, ristoranti e caffetterie di servire le bevande a temperature inferiori.

Va inoltre ricordato che il calore rappresenta soltanto uno dei possibili fattori coinvolti nel tumore dell’esofago. Fumo e consumo di alcol rimangono altri importanti fattori di rischio per il carcinoma squamocellulare.

Lo studio ha un limite importante: la temperatura non è stata misurata

La dimensione del campione rappresenta uno dei principali punti di forza della ricerca, ma gli stessi esperti invitano a interpretare i risultati con cautela. Il professor Muy-Teck Teh, docente di oncologia orale molecolare alla Queen Mary University of London, ha evidenziato che la temperatura delle bevande era autodichiarata dai partecipanti. Definire una bevanda “calda” o “molto calda” è inevitabilmente soggettivo: due persone potrebbero utilizzare la stessa definizione pur bevendo a temperature differenti.

Non si può inoltre escludere che le persone che tollerano meglio temperature molto elevate presentino caratteristiche differenti nella percezione del calore o nella sensibilità delle mucose. Eventuali differenze biologiche potrebbero complicare l’interpretazione del rapporto tra temperatura e tumore.

Il nuovo studio non dimostra quindi che una singola tazza di caffè particolarmente calda provochi il cancro. Indica piuttosto che l’abitudine prolungata a consumare bevande a temperature molto elevate è associata a un rischio maggiore di carcinoma squamocellulare dell’esofago. Lasciare raffreddare qualche minuto la propria bevanda rimane, in questo contesto, una modifica semplice delle abitudini quotidiane e priva di particolari controindicazioni.

Fonte:

International Journal of Cancer - Hot Drinks and Oesophageal Cancer: Prospective Analyses in Around 1 Million UK Adults

Ultimo aggiornamento – 09 Settembre, 2026

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