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La verità sull’olio di palma

Ultimo aggiornamento – 14 settembre, 2015

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Negli ultimi mesi, si è fatto un gran parlare di olio di palma. Le aziende alimentari che utilizzano questa sostanza sono state messe sotto accusa e per questo, oggi, più di un marchio ha rinunciato all’uso di questo olio nelle ricette di merendine, biscotti e cracker.

L’olio di palma è dunque una sorta di «sorvegliato speciale», poiché ritenuto da molti responsabile di procurare danni a livello cardiovascolare.

Ma cosa è esattamente l’olio di palma?

L’olio di palma è un grasso vegetale ottenuto dai semi di alcune specie di palme Elaeis. L’olio è ricco di acidi grassi saturi, soprattutto di acido palmitico, ed è tra i più utilizzati al mondo dopo quello di soia: coltivarlo costa poco e ha un’altissima resa.

Ma in quali cibi si trova?

Questa sostanza, divenuta ormai celebre, è onnipresente. In particolare, l’olio di palma è utilizzato nella maggior parte dei cibi confezionati a livello industriale: biscotti, cracker, fette biscottate, dolci, creme spalmabili e gelati.

Ma perché viene utilizzato così tanto?

Negli ultimi anni, l’industria alimentare ha impiegato largamente l’olio di palma in sostituzione dei grassi idrogenati ampiamente utilizzati a partire dagli anni ’70, poiché versatile ed economico. Infatti, i grassi idrogenati (es. la margarina vegetale), a causa del processo chimico che subivano, risultano essere poco sicuri per la salute.

L’olio di palma è onnipresente perché contiene tanti grassi saturi che danno corpo e palatabilità ai prodotti, senza alterarne il gusto e, inoltre, costa molto meno del burro o di altri oli vegetali.

Perché fa male alla salute?

L’olio di palma è un condimento ricco di acidi grassi saturi, responsabili dell’incremento dei livelli del colesterolo nel sangue e di conseguenza di un aumentato rischio cardiovascolare e della formazione di placche aterosclerotiche.

Tuttavia, recenti studi sembrano riabilitare il ruolo dell’olio di palma. In particolare, una nuova ricerca condotta presso l’Istituto Mario Negri di Milano ha analizzato 51 sperimentazioni cliniche in cui sono state messe a confronto diete nelle quali i grassi principali derivavano dall’olio di palma o da altri oli vegetali, concludendo che quest’olio provoca un incremento di alcuni marcatori di rischio cardiovascolare, ma fa ridurre le concentrazioni di altri marcatori dello stesso tipo. Molti altri studi imputano a consumi eccessivi di olio di palma un forte incremento del colesterolo LDL e un aumentato rischio di insorgenza del diabete di tipo 2.

Ma cosa ne pensano gli esperti?

Dobbiamo evitare di acquistare qualunque cibo contenete olio di palma? «Avrebbe senso solo se fosse il principale responsabile del nostro eccessivo consumo di grassi saturi, che invece dipende soprattutto dalle grandi quantità di formaggi e carni conservate, che portiamo in tavola“, afferma Andrea Ghiselli, ricercatore del CRA-NUT (Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) di Roma. “Tutto sta nella dose di olio di palma che introduciamo: mangiare ogni tanto un biscotto che lo contiene non fa male, esagerare è dannoso. Ma lo sarebbe anche se ci ingozzassimo di frollini preparati con altri grassi saturi, come il burro, o se abusassimo dell’olio d’oliva“.

In linea generale, poiché l’olio di palma è molto presente, è comunque consigliabile evitare di “assumerne” quantità eccessive. Ma come fare? Basta leggere con attenzione le etichette dei cibi che compriamo al supermercato.

È, inoltre, l’introito di grassi saturi in generale a dover essere tenuto sotto controllo: non dovrebbe superare il 10 per cento del totale dei lipidi introdotti con la dieta, il 7 per cento se si sono già avuti problemi cardiovascolari. Per tener bassa la quota di grassi saturi, oltre a ridurre il consumo di formaggi, carni conservate e dolci, è bene aumentare l’apporto di quelli monoinsaturi e polinsaturi. In che modo? Con cibi naturali e sani, come olio d’oliva, noci, semi, pesce.

È vero che il consumo di olio di palma aumenta l’inquinamento?

L’utilizzo sconsiderato dell’olio di palma mette a rischio l’intero ecosistema del pianeta.

In particolare, in Malesia e Indonesia, dove viene prodotto il 90 per cento di questo olio, si è assistito a una deforestazione selvaggia necessaria per creare spazio per le piantagioni di palme: tutto ciò ha prodotto moltissimi danni all’ambiente, riducendo la biodiversità in modo drastico. Inoltre, secondo Greenpeace, la deforestazione e poi gli incendi conseguenti causano ogni anno il rilascio nell’atmosfera di circa 1,8 miliardi di tonnellate di CO2.

 

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