Grandi novità per la diagnosi precoce del Parkinson

Grandi novità per la diagnosi precoce del Parkinson

Una scoperta pubblicata sulla rivista online di Jama Neurology, potrebbe essere la svolta per la diagnosi del Parkinson in modo non invasivo ed estremamente efficace. Un gruppo di studiosi, infatti, avrebbe messo a punto un nuovo test biochimico, che prevede l’utilizzo della tecnologia che rileva gli oligomeri malripiegati di alfa-sinucleina nel liquido cerebrospinale. Ecco nello specifico in cosa consiste questa nuova tecnologia.

Cos’è il morbo di Parkinson?

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa dagli effetti incurabili. I sintomi più comuni di questa malattia sono tremori, rigidità, lentezza nei movimenti e, verso lo stadio finale, demenza. Tuttavia, gli autori della ricerca hanno evidenziato che il Parkinson è fortemente associato all’accumulo di aggregati malripiegatidi alfa-sinucleina (una piccola proteina che normalmente si trova nelle terminazioni nervose presinaptiche, dove si ritiene possa avere un ruolo nella trasmissione degli impulsi nervosi).

Perché è importante la diagnosi del Parkinson?

Sempre secondo il capo della ricerca, il dottor Mohammad Shahnawaz, del Mitchell Center for Alzheimer’s Disease and Related Brain Disorders, appartenente alla University of Texas School of Medicine, a Houston, il principale problema di questa malattia è la mancanza di una diagnosi specifica e non invasiva, che permetterebbe non solo di aiutare nella valutazione clinica, ma anche di monitorare la progressione della malattia, portando anche a una diagnosi differenziale precoce delle malattie neurodegenerative correlate.

Secondo i ricercatori, il principale obiettivo di questo studio era proprio quello di sviluppare un metodo di analisi molto sensibile per rilevare anche i più piccoli aggregati di alfa-sinucleina, responsabili dello sviluppo del Parkinson e di altre sinucleinopatie correlate.

Cos’è la piattaforma tecnologica PMCA?

Il gruppo di studiosi ha pertanto sviluppato la PMCA, ossia una piattaforma tecnologica per l’amplificazione ciclica di malripiegamento delle proteine che, sfruttando la capacità dei oligomeri malripiegati di alfa-sinucleina, consentirebbe un’amplificazione del segnale molto alta.

Hanno preso parte all’esperimento più di un centinaio di pazienti affetti non solo da morbo di Parkinson, ma anche da malattie neurologiche non correlate, come epilessia e distrofia muscolare, malattia di Alzheimer e da altre malattie neurodegenerative croniche. Grazie ai primi studi è stato possibile osservare come tale tecnologia fosse in grado di rilevare volumi di oligomeri di alfa-sinucleina in quantità molto ridotte.

Quali sono stati i risultati ottenuti?

L’88% dei pazienti affetti da morbo di Parkinson è risultato positivo per al’alfa-sinucleina-PMCA, mentre il 94% dei pazienti affetti da malattie neurologiche non correlate sono risultati negativi.

Inoltre, i risultati ottenuti con due pazienti falsi positivi hanno suggerito che la tecnologia PMCA possa avere il potenziale di individuare la malattia persino nelle fasi presintomatiche.

I risultati ottenuti sono attendibili?

Secondo i ricercatori, la sensibilità e la specificità ottenute nella diagnosi del morbo di Parkinson si attestano rispettivamente al’88,5% e al 96,9%.

Inoltre, gli studiosi hanno avanzato l’ipotesi che tale tecnologia possa essere utilizzata anche nella diagnosi di disturbi con aggregazione di sinucleina differenti dal morbo di Parkinson. Questa ipotesi è stata elaborata in seguito al test eseguito su dieci campioni provenienti da pazienti con demenza con corpi di Lewy e da dieci pazienti con atrofia sistemica multipla.

Sono necessari ulteriori studi?

Infine, i ricercatori hanno aggiunto che la tecnologia da loro elaborata potrebbe rilevarsi utile non solo per la diagnosi del morbo di Parkinson, ma anche per monitorare la progressione della malattia e studiare l’efficacia del trattamento. Questo sarà possibile solo dopo aver trovato una correlazione positiva tra i fattori cinetici di aggregazione di alfa-sinucleina con la gravità della malattia, misurata sulla scala di Hoehn e Yahr.

Pertanto, servono ulteriori studi per poter sfruttare al massimo questa importantissima scoperta, che potrebbe aiutare i pazienti affetti da morbo di Parkinson e altre malattie neurodegenerative.

 

 

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