Morbo di Parkinson

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Il morbo di Parkinson è una malattia neurologica cronica che colpisce la capacità del cervello di coordinare i movimenti del corpo, incluso il camminare, il parlare e lo scrivere. I tre principali sintomi associati al morbo di Parkinson sono la lentezza nel movimento, il tremore e la rigidità muscolare. È una malattia che obbliga a cambiare il proprio stile di vita.

Che cos’è il morbo di Parkinson?

Parkinson | Pazienti.it

Il morbo di Parkinson è una malattia neurologica a lungo termine (cronica). Il suo nome deriva dal medico che l’ha individuata nel 1817, il dottor James Parkinson. Il morbo di Parkinson colpisce la capacità del cervello di coordinare i movimenti del corpo, incluso il camminare, il parlare e lo scrivere.

Morbo di Parkinson giovanile

Quando i sintomi del morbo di Parkinson si presentano nelle persone tra i 21 e i 40 anni di età, si parla di morbo di Parkinson giovanile.

Morbo di Parkinson infantile

Se si diagnostica il morbo di Parkinson prima dei 18 anni di età, si parla di morbo di Parkinson infantile, ma si tratta di una condizione molto rara.

Quali sono i sintomi del morbo di Parkinson?

I sintomi del morbo di Parkinson generalmente iniziano lentamente e si sviluppano gradualmente, senza un ordine particolare. La malattia può colpire tutti. Ogni persona ha diversi tipi di sintomi, che variano di gravità da soggetto a soggetto, e risponde in modo diverso al trattamento.

Lentezza nel movimento (bradicinesia)

Il morbo di Parkinson può rendere il movimento difficoltoso, particolarmente quando si inizia a effettuarlo, e può rallentare la sua velocità. Si può anche avere una mancanza di coordinazione. Spesso questa lentezza di movimento è attribuita all’età avanzata e ciò significa che in molte persone non è diagnosticata la malattia finché non sorgono altri sintomi.

Tremore

Il tremore inizia generalmente solo in una mano o in un braccio, si verifica soprattutto quando la particolare parte del corpo è a riposo e tende a diminuire quando la si usa. Il tremore diventa più intenso se si è sotto stress o ansia. La sua presenza non necessariamente significa che si è affetti da morbo di Parkinson, in quanto può essere il sintomo di altre malattie, soprattutto di una non pericolosa chiamata tremore essenziale. Sebbene la maggior parte delle persone affette da morbo di Parkinson siano associate al tremore, più del 30% dei soggetti colpiti non lo manifesta.

Rigidità muscolare

Se si ha il morbo di Parkinson, i muscoli possono essere in tensione. A causa della rigidità muscolare, si può avere difficoltà a compiere dei compiti quotidiani. Per esempio, può essere complesso voltarsi, alzarsi da una sedia e rigirarsi nel letto. Può risultare difficile anche compiere movimenti delle dita più minuziosi, manifestare espressioni facciali e il normale uso del linguaggio del corpo.

Altri sintomi

  • stanchezza
  • stitichezza e debolezza della vescica
  • depressione
  • problemi di scrittura, di espressione verbale e di equilibrio
  • difficoltà nel deglutire

Parkinsonismo

Quando si presentano contemporaneamente, i tre principali sintomi associati al morbo di Parkinson (lentezza nel movimento, tremore e rigidità) prendono il nome di parkinsonismo. Il parkinsonismo, però, non si presenta solo con il morbo di Parkinson: questo insieme di sintomi può essere provocato anche dall’uso di droghe o da altre malattie come:

  • atrofia multisistemica (AMS): questa patologia neurodegenerativa colpisce il sistema motorio, causando un deterioramento dei segnali cerebrali ai muscoli e agli arti responsabili del movimento
  • paralisi sopranucleare progressiva (PSP): è un’altra patologia degenerativa che colpisce la vista e il movimento

Chi è colpito da morbo di Parkinson?

Il morbo di Parkinson colpisce uomini e donne, sebbene gli uomini siano statisticamente leggermente più soggetti alla malattia rispetto alle donne. Il rischio di andare incontro al morbo di Parkinson aumenta con l’avanzare dell’età. I sintomi generalmente compaiono nelle persone al di sopra dei 50 anni di età. Tuttavia, la malattia può essere diagnosticata anche nelle persone più giovani.

Cervello | Pazienti.it

Quali sono le cause del morbo di Parkinson?

Il morbo di Parkinson è causato da una perdita di cellule nervose nella parte del cervello chiamata sostanza nera di Sömmering. Le cellule nervose in questa parte del cervello sono responsabili della produzione di una sostanza chimica, la dopamina, che funge da messaggera tra il cervello e il sistema nervoso e aiuta a controllare e coordinare i movimenti del corpo. Se queste cellule nervose si danneggiano o muoiono, la quantità di dopamina nel cervello si riduce: ciò provoca un malfunzionamento della parte del cervello che controlla il movimento, il quale, di conseguenza, diventa lento e anomalo. La perdita di cellule nervose è lenta. Il livello di dopamina nel cervello diminuisce nel tempo. Solo quando si perde l’80% delle cellule nervose nella sostanza nera i sintomi del morbo di Parkinson compaiono e peggiorano gradualmente.Non si conosce il motivo del collegamento tra la perdita delle cellule nervose e il morbo di Parkinson. La ricerca sull’identificazione delle potenziali cause è in corso.

Geni

Alcune ricerche hanno mostrato che il morbo di Parkinson tende a essere ricorrente in famiglia. L’esatto ruolo che i geni giocano nella cause della malattia è sconosciuto. Gli studi dimostrano che c’è un collegamento fra il numero di diversi geni e lo sviluppo del morbo di Parkinson, infatti essere possessori di questi geni rende più soggetti e più vulnerabili allo sviluppo della patologia. Tuttavia, possedere tali geni non significa necessariamente che la malattia compaia.

Fattori ambientali

Altre ricerche si sono indirizzate verso il ruolo che particolari fattori ambientali possano giocare nel causare la malattia. In particolare l’esposizione prolungata ad alcuni tipi di pesticidi o ad altre sostanze potenzialmente tossiche sembra avere effetto sulla distruzione di cellule cerebrali. Questo potrebbe portare allo sviluppo del Parkinson in età avanzata. La maggior parte dei ricercatori ritiene però che il rischio sia molto basso.

I corpo di Lewy

Le ricerche più recenti e più avanzate si stanno focalizzando sulla presenza dei cosidetti corpi di Lewy. I corpi di Lewy sono degli aggregati proteici anormali, sembrano dei piccoli ciuffi, che si sviluppano all’interno delle cellule nervose. Alla loro presenza è associata una forma di demenza, detta demenza di Lewy, simile al morbo di Alzheimer.
I ricercatori ritengono che sia particolarmente importante, per lo sviluppo del Parkinson, il ruolo dell’alfa-sinucleina, una proteina naturale molto diffusa nei corpi di Lewy. Anche se ancora non ha prodotto risultati apprezzabili, questa ricerca rappresenta oggi la punta più avanzata degli esperimenti sul parkinsonismo.

Come si cura il morbo di Parkinson?

Il modo giusto di affrontare il morbo di Parkinson

La diagnosi del morbo di Parkinson comporta un cambiamento dello stile di vita. Si necessita di un trattamento a lungo termine per controllare i sintomi, bisogna adattare il modo in cui si conducono i compiti quotidiani con l'obbligo di:

  • fare controlli regolari
  • condurre una dieta sana
  • fare esercizio fisico

Esistono vari tipi di assistenza per le persone malate.

In cosa consiste la riabilitazione nei pazienti colpiti da morbo di Parkinson?

Poichè il malato di Parkinson è costretto ad una vita per lo più sedentaria che ne compromette anche le normali azioni di vita quotidiana, l’attività neuroriabilitativa deve tendere al recupero delle funzionalite adatte a garantire l’autonomia quotidiana insieme al recupero delle capacità motorie che, nel parkinsionano, non sono definitivamente compromesse ma sopratutto difficoltose nella continuità e nella fluidità.

Pur mancando ancora dati certi sulla quantità di fisioterapia necessaria per ottenere i migliori risultati, l’importanza del trattamento riabilitativo è fondamentale per migliorare la qualità della vita del paziente e ridurre il bisogno di ricorrere al trattamento farmacologico. Il trattamento fisioterapico viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero ed ha una durata di 50 ore, variamente suddivise.

In genere, si prevede un percorso giornaliero di una o due sedute per un massimo di 2 ore al giorno di attività.
Con livelli diversi e graduali di impegno richiesto al paziente le sedute prevedono sia esercizi specifici per  migliorare l'autonomia nelle attività del vivere quotidiano come scrivere, muoversi a letto, sedersi ed alzarsi da una poltrona, uso di utensili, ecc. che il recupero delle funzionalità motorie, in questo caso con l’utilizzo di specifici strumenti di supporto.

Il più utilizzato è il “tapis roulant” che “costringe” il paziente a compiere movimenti armonici e di lunghezza costante. Gli esercizi per il movimento vengono seguiti dal fisioterapista e rafforzati con l’utilizzo di stimoli visivi e vocali (in gego tecnico, cues) che avvertono il paziente quando i movimenti non sono corretti. Questo protocollo riabilitativo si è rivelato efficace nel rallentare l'evoluzione della malattia e nel ridurre la necessità di aumentare il dosaggio farmacologico.

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Argomenti: morbo di parkinson tremore rigidità muscolare atrofia multisistemica
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