Morbo di Parkinson

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Il morbo di Parkinson è malattia degenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva. Coinvolge principalmente alcuni funzioni, come il controllo dei movimenti e dell'equilibrio. Proprio per questo motivo fa parte dei “Disordini del Movimento”.

Che cos’è il morbo di Parkinson?

Parkinson | Pazienti.it

Il morbo di Parkinson è una malattia neurologica a lungo termine (cronica). Il morbo di Parkinson colpisce la capacità del cervello di coordinare i movimenti del corpo, incluso il camminare, il parlare e lo scrivere.

Giovanile

Quando i sintomi del morbo di Parkinson si presentano nelle persone tra i 21 e i 40 anni di età, si parla di morbo di Parkinson giovanile.

Infantile

Se si diagnostica il morbo prima dei 18 anni di età, si parla di morbo di Parkinson infantile, ma si tratta di una condizione molto rara.

Quali sono i sintomi del morbo di Parkinson?

I sintomi del morbo di Parkinson generalmente iniziano lentamente e si sviluppano gradualmente, senza un ordine particolare. La malattia può colpire tutti. Ogni persona ha diversi tipi di sintomi, che variano di gravità da soggetto a soggetto, e risponde in modo diverso al trattamento.

I sintomi sono noti probabilmente da migliaia di anni. Addirittura, le prime descrizione sembrano addirittura essere presenti:

  • in uno scritto di medicina indiana del 5000 A.C. circa;
  • in un documento cinese risalente a 2500 anni fa.

Il nome del disturbo, invece, è legato a James Parkinson, un farmacista e chirurgo della Londra del XIX secolo, il quale descrisse per primo la maggior parte dei sintomi di questa malattia in uno scritto noto come “Trattato sulla paralisi agitante”.

Il morbo di Parkinson non è da confondere con il parkinsonismo vascolare, il quale presenta un quadro clinico caratterizzato da sintomi e segni parkinsoniani ma di origine vascolare. La causa è infatti evidente ed è una vasculopatia cerebrale.

A tal proposito, il morbo di Parkinson è anche noto come parkinsonismo primario, mentre il parkinsonismo vascolare è considerato un parkinsonismo secondario.

Lentezza nel movimento (bradicinesia)

Può rendere il movimento difficoltoso, particolarmente quando si inizia a effettuarlo, e può rallentare la sua velocità. Si può anche avere una mancanza di coordinazione. Spesso questa lentezza di movimento è attribuita all’età avanzata e ciò significa che in molte persone non è diagnosticata la malattia finché non sorgono altri sintomi.

Tremore

Il tremore inizia generalmente solo in una mano o in un braccio, si verifica soprattutto quando la particolare parte del corpo è a riposo e tende a diminuire quando la si usa. Il tremore diventa più intenso se si è sotto stress o ansia. La sua presenza non necessariamente significa che si è affetti dalla malattia, in quanto può essere il sintomo di altre patologie, soprattutto di una non pericolosa chiamata tremore essenziale.

Rigidità muscolare

Se si ha il morbo, i muscoli possono essere in tensione. A causa della rigidità muscolare, si può avere difficoltà a compiere dei compiti quotidiani. Per esempio, può essere complesso voltarsi, alzarsi da una sedia e rigirarsi nel letto. Può risultare difficile anche compiere movimenti delle dita più minuziosi, manifestare espressioni facciali e il normale uso del linguaggio del corpo.

Altri sintomi

Nelle fasi avanzate della patologia, un soggetto affetto da Parkinson potrebbe presentare anche problemi cognitivi e comportamentali, che si manifestano nella comparsa di demenza. Questi sintomi sono sovrapponibili a quelli dell'Alzheimer.

Chi ne è colpito?

Si stima che circa 1 persona su 500 sia affetta dal morbo di Parkinson. Si tratta circa di 127 000 persone solo nel Regno Unito.

La maggior parte dei pazienti inizia a sviluppare i sintomi dopo i 50 anni, nonostante circa 1 malato su 20 manifesti i sintomi iniziali prima dei 40 anni; in tal caso il Parkinson è definito giovanile.

Sembra che questa condizione affligga maggiormente gli uomini.

Quali sono le cause del morbo di Parkinson?

Il morbo di Parkinson è causato da una perdita di cellule nervose nella parte del cervello chiamata sostanza nera di Sömmering. Le cellule nervose in questa parte del cervello sono responsabili della produzione di una sostanza chimica, la dopamina, che funge da messaggera tra il cervello e il sistema nervoso e aiuta a controllare e coordinare i movimenti del corpo. Se queste cellule nervose si danneggiano o muoiono, la quantità di dopamina nel cervello si riduce: ciò provoca un malfunzionamento della parte del cervello che controlla il movimento, il quale, di conseguenza, diventa lento e anomalo.

La perdita di cellule nervose è lenta. Il livello di dopamina nel cervello diminuisce nel tempo. Solo quando si perde l’80% delle cellule nervose nella sostanza nera i sintomi compaiono e peggiorano gradualmente.Non si conosce il motivo del collegamento tra la perdita delle cellule nervose e il morbo. La ricerca sull’identificazione delle potenziali cause è in corso.

Geni

Alcune ricerche hanno mostrato che la malattia tende a essere ricorrente in famiglia. L’esatto ruolo che i geni giocano nella cause della malattia è sconosciuto. Gli studi dimostrano che c’è un collegamento fra il numero di diversi geni e lo sviluppo del morbo di Parkinson, infatti essere possessori di questi geni rende più soggetti e più vulnerabili allo sviluppo della patologia. Tuttavia, possedere tali geni non significa necessariamente che la malattia compaia.

Fattori ambientali

Altre ricerche si sono indirizzate verso il ruolo che particolari fattori ambientali possano giocare nel causare la malattia. In particolare l’esposizione prolungata ad alcuni tipi di pesticidi o ad altre sostanze potenzialmente tossiche sembra avere effetto sulla distruzione di cellule cerebrali. Questo potrebbe portare allo sviluppo del Parkinson in età avanzata. La maggior parte dei ricercatori ritiene però che il rischio sia molto basso.

I corpo di Lewy

Le ricerche più recenti e più avanzate si stanno focalizzando sulla presenza dei cosidetti corpi di Lewy. I corpi di Lewy sono degli aggregati proteici anormali, sembrano dei piccoli ciuffi, che si sviluppano all’interno delle cellule nervose. Alla loro presenza è associata una forma di demenza, detta demenza di Lewy, simile al morbo di Alzheimer.

I ricercatori ritengono che sia particolarmente importante, per lo sviluppo del Parkinson, il ruolo dell’alfa-sinucleina, una proteina naturale molto diffusa nei corpi di Lewy. Anche se ancora non ha prodotto risultati apprezzabili, questa ricerca rappresenta oggi la punta più avanzata degli esperimenti sul parkinsonismo.

Quali sono le strutture coinvolte nel morbo di Parkinson?

Le strutture coinvolte nella malattia di Parkinson si trovano in aree profonde del cervello (i gangli della base) responsabili di diverse azioni, tra cui la partecipazione alla corretta esecuzione dei movimenti.

Il morbo di è causato dalla perdita di cellule nervose (neuroni) nella parte del cervello chiamata substantia nigra (sostanza nera). All'esordio dei sintomi, la perdita cellulare è di oltre il 60%.

Questa degenerazione neuronale comporta una consistente diminuzione dei livelli di dopamina nel cervello. Poiché la dopamina svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del movimento del corpo, questa diminuzione è responsabile di molti dei sintomi del morbo.

Inoltre, dal midollo al cervello si assiste alla comparsa di accumuli di una proteina nota come alfa-sinucleina. Sembra trattarsi della proteina che diffonde la malattia in tutto il cervello.

La durata della fase preclinica (periodo di tempo che intercorre tra l'inizio della degenerazione neuronale e l'esordio dei sintomi motori) non è nota, ma alcuni studi suggeriscono che sia pari a circa 5 anni. 

Come si cura il morbo di Parkinson?

Non esiste attualmente alcun tipo di cura per il morbo di Parkinson. Sono però disponibili diversi trattamenti che permettono di ridurre i principali sintomi e di mantenere la qualità della vita il più a lungo possibile. Questi includono:

  • trattamenti supportivi, come la fisioterapia e la terapia occupazionale;
  • medicinali;
  • chirurgia del cervello, solamente in alcuni casi.

Durante le prime fasi della malattia, potrebbe non risultare necessario alcun trattamento, poiché i sintomi sono solitamente lievi. Si consiglia comunque di monitorare regolarmente la condizione rivolgendosi ad uno specialista.

In cosa consiste la riabilitazione nei pazienti colpiti da morbo di Parkinson?

Poichè il malato di Parkinson è costretto ad una vita per lo più sedentaria che ne compromette anche le normali azioni di vita quotidiana, l’attività neuroriabilitativa deve tendere al recupero delle funzionalite adatte a garantire l’autonomia quotidiana insieme al recupero delle capacità motorie che, nel parkinsionano, non sono definitivamente compromesse ma sopratutto difficoltose nella continuità e nella fluidità.

Pur mancando ancora dati certi sulla quantità di fisioterapia necessaria per ottenere i migliori risultati, l’importanza del trattamento riabilitativo è fondamentale per migliorare la qualità della vita del paziente e ridurre il bisogno di ricorrere al trattamento farmacologico. Il trattamento fisioterapico viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero ed ha una durata di 50 ore, variamente suddivise.

In genere, si prevede un percorso giornaliero di una o due sedute per un massimo di 2 ore al giorno di attività.
Con livelli diversi e graduali di impegno richiesto al paziente le sedute prevedono sia esercizi specifici per  migliorare l'autonomia nelle attività del vivere quotidiano come scrivere, muoversi a letto, sedersi ed alzarsi da una poltrona, uso di utensili, ecc. che il recupero delle funzionalità motorie, in questo caso con l’utilizzo di specifici strumenti di supporto.

Il più utilizzato è il “tapis roulant” che “costringe” il paziente a compiere movimenti armonici e di lunghezza costante. Gli esercizi per il movimento vengono seguiti dal fisioterapista e rafforzati con l’utilizzo di stimoli visivi e vocali (in gego tecnico, cues) che avvertono il paziente quando i movimenti non sono corretti. Questo protocollo riabilitativo si è rivelato efficace nel rallentare l'evoluzione della malattia e nel ridurre la necessità di aumentare il dosaggio farmacologico.

Argomenti: morbo di parkinson tremore rigidità muscolare atrofia multisistemica
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