Per anni il bilinguismo è stato considerato uno dei possibili fattori in grado di aiutare il cervello a mantenersi più attivo con l’avanzare dell’età. Una nuova ricerca canadese aggiunge però un elemento ulteriore alla discussione: il rapporto tra parlare più lingue, memoria verbale e ormoni sessuali potrebbe influenzare il rischio di declino cognitivo in modi meno intuitivi del previsto.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring, ha analizzato i dati di 505 anziani canadesi, tra cui 335 persone con lieve compromissione cognitiva e 170 pazienti con Alzheimer. I dati provengono dal progetto COMPASS-ND, uno dei più ampi programmi canadesi dedicati allo studio dell’invecchiamento e delle malattie neurodegenerative, che coinvolge oltre 1.200 adulti tra i 50 e i 90 anni.
Il ruolo del bilinguismo nella salute del cervello
Secondo i ricercatori, il bilinguismo potrebbe contribuire a rafforzare quella che viene definita “resilienza cognitiva”, cioè la capacità del cervello di resistere più a lungo ai danni associati all’invecchiamento o alla demenza.
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Per valutare questo aspetto, il team ha creato un indice che combinava diversi fattori: competenza bilingue, memoria verbale, livelli ormonali, età, istruzione e stato migratorio. Ogni aumento di questo indice era associato a una riduzione significativa del rischio di sviluppare alterazioni legate alla demenza.
Le persone bilingui, nel complesso, hanno mostrato punteggi più alti rispetto ai partecipanti monolingue. Inoltre, chi otteneva risultati migliori nell’indice mostrava anche performance più alte nei test cognitivi come il Montreal Cognitive Assessment (MoCA) e livelli inferiori di marcatori biologici collegati alla neurodegenerazione.
La sorpresa emersa nei risultati
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le differenze tra uomini e donne. In linea con ricerche precedenti, le donne hanno mostrato prestazioni migliori nella memoria verbale, cioè la capacità di ricordare parole e informazioni linguistiche. Questa abilità è spesso utilizzata come indicatore generale dello stato cognitivo.
Proprio per questo i ricercatori si aspettavano che le donne bilingui risultassero particolarmente protette dal declino cognitivo. I dati hanno però mostrato qualcosa di diverso: gli uomini bilingui sembravano avere una maggiore protezione cerebrale.
Secondo gli autori, potrebbe entrare in gioco un’interazione tra esperienza linguistica e ormoni sessuali. In particolare, il processo di aromatizzazione — cioè la conversione del testosterone in estradiolo — potrebbe contribuire, insieme al bilinguismo, a migliorare la memoria verbale e la resilienza cognitiva negli uomini anziani.
Nei soggetti con lieve compromissione cognitiva, livelli più elevati di estradiolo associati all’esperienza bilingue sembravano collegarsi a una minore vulnerabilità ai processi neurodegenerativi.
Uno scenario ancora da approfondire
Gli autori sottolineano che il lavoro non permette di trarre conclusioni definitive sul rapporto causa-effetto tra questi fattori. Tuttavia, i risultati suggeriscono che il rischio di demenza non possa essere spiegato osservando singolarmente elementi biologici o sociali.
Lo studio evidenzia anche la necessità di ampliare gli strumenti usati per diagnosticare il declino cognitivo, evitando di basarsi esclusivamente sulla memoria verbale, soprattutto nelle donne, che tendono ad avere prestazioni linguistiche mediamente più alte.
Per i ricercatori, capire meglio come ormoni, linguaggio ed esperienza cognitiva interagiscano tra loro potrebbe aiutare in futuro a sviluppare strategie più precise per la prevenzione della demenza e il mantenimento della salute cerebrale durante l’invecchiamento.
FONTI
ScienceAlert - Speaking Two Languages May Affect Dementia Risk in an Unexpected Way
The Conversation - Bilingualism and sex hormones may provide a new link to brain resilience and dementia risk