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Parto cesareo: meglio evitarlo per preservare la specie più forte?

Ultimo aggiornamento – 19 dicembre, 2016

parto cesareo: la teoria dell'evoluzione
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Nel mondo occidentale, la percentuale di parti cesarei rispetto al totale è in continuo aumento, quindi, sempre più donne vengono sottoposte a un intervento chirurgico, seppure di routine, per mettere al mondo una nuova vita: ovviamente, i vantaggi del cesareo sono innumerevoli, poiché ha permesso di superare tutte quelle situazioni che fino a pochi decenni fa potevano mettere in pericolo la vita del bambino e/o della stessa madre.

Tuttavia, ai giorni nostri i risultati di un nuovo studio suggeriscono che l’estrema diffusione del parto cesareo possa compromettere i processi che nell’insieme costituiscono l’evoluzione della specie umana.

Gli effetti del parto cesareo sull’evoluzione umana

In particolare, gli autori dello studio hanno stimato che il numero di casi di bambini nati mediante parto cesareo sia aumentato dai 30 su 1000 nascite del 1960 ai 36 su 1000 nascite dei giorni nostri: si tratta di un aumento del numero di cesarei rispetto al totale dei parti di circa il 20% e, secondo i ricercatori, questo potrebbe costituire un ostacolo all’evoluzione della specie umana.

Sembra, infatti, che esista una sorta di selezione naturale secondo cui bambini di peso e di dimensioni maggiori hanno più probabilità di sopravvivere, ma questa sorta di regola va in contrasto col fatto che la natura doni in genere un bacino stretto alle donne, necessario per mantenere la posizione eretta e per evitare il rischio di parti prematuri: questi due elementi, in apparente contrasto, in realtà fanno sì che le dimensioni della testa del feto risultino compatibili e si adattino alle dimensioni del bacino della madre.

In pratica, le evidenze di questa ricerca suggeriscono che un numero eccessivo di parti cesarei possa “alterare” questo equilibrio naturale: ad esempio, in tempi per fortuna ormai remoti, se il bambino aveva un cranio troppo grande o la puerpera un bacino molto stretto, il bambino poteva rimanere “bloccato” nel ventre materno e tutto ciò comprometteva le possibilità di sopravvivenza del feto e potenzialmente anche della madre.

Secondo il dr. Philipp Mitteroecker dell’Università di Vienna, co-autore del singolare studio pubblicato su PNAS, senza un intervento medico specialistico, questo tipo di “complicanze” risultava, come abbiamo già detto, letale sia per la partoriente che per il feto e ciò costituiva, dal punto di vista evolutivo, una forma di selezione naturale: donne con un bacino particolarmente stretto un secolo fa spesso purtroppo non sopravvivevano al parto e dunque non “tramandavano” i geni che codificano per il bacino stretto alle proprie figlie e ciò, secondo lo studio, potrebbe alterare l’evoluzione della specie umana.

A nostro parere, lo studio sembra suggerire una visione un po’ troppo cinica rispetto al valore della vita umana e al concetto di evoluzione della specie: ci sembra comunque più “evoluta” una società in cui non si muore di parto solo perché si ha il bacino stretto.

Tuttavia, è vero che il tasso dei cesarei nel mondo occidentale è in costante aumento, ma i fattori che determinano questo costante incremento sono difficili da analizzare: in linea generale, spesso i medici ricorrono al cesareo in quanto l’età delle madri è sempre più elevata e si pensa che all’aumentare dell’età della partoriente aumenti il pericolo di lacerazioni vaginali. Inoltre, spesso si ricorre al cesareo in casi di madri obese o diabetiche.

Ma in cosa consiste il parto cesareo?

Il parto cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico grazie al quale avviene la nascita di un bambino, in tutti quei casi in cui non è opportuno secondo i medici procedere con modalità naturali, in quanto la via vaginale risulta non praticabile o sussiste una condizione di rischio per la madre (taglio cesareo precedente, preclapsia, diabete gestazionale) o il bambino (sofferenza fetale, posizione podalica, etc): in linea generale, il “cesareo” consta in una laparatomia a cui segue l’estrazione del feto mediante lungo la parete uterina; in altre parole, viene effettuata una incisione a livello del basso addome che può estendersi longitudinalmente o trasversalmente, al di sopra del pube, al fine di facilitare l’espulsione del feto dall’utero.

Questa metodologia viene praticata in anestesia spinale, epidurale o generale. Il parto cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti e come tale comporta dei possibili rischi: le più comuni complicanze legate al parto cesareo sono rappresentate da emorragie, infezioni all’utero e lesioni alla vescica.

In definitiva, fermo restando che il parto cesareo vada praticato “solo se serve davvero”, la diffusione del parto cesareo, tra le più antiche procedure chirurgiche ginecologiche della storia dell’uomo, rappresenta una forma di progresso ed evoluzione in quanto consente a molte donne di partorire in sicurezza.

 

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