Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte nel mondo occidentale, ma il modo con cui si sviluppano nel corso della vita non è uguale per tutti.
Un nuovo, ampio, studio porta nuovi dati su una differenza spesso citata ma raramente analizzata con questa profondità: gli uomini sviluppano malattie cardiovascolari premature molti anni prima delle donne.
Non si tratta solo di una questione statistica: capire quando il rischio inizia ad aumentare e per quali forme di malattia cambia il quadro clinico può modificare radicalmente il modo in cui pensiamo alla prevenzione.
Uomini e donne: una distinzione precoce
La ricerca si basa sui dati del progetto CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults), uno degli studi longitudinali più solidi in ambito cardiovascolare.
Avviato negli anni ‘80, ha seguito oltre 5.000 adulti statunitensi, arruolati tra i 18 e i 30 anni, monitorandoli per più di tre decenni.
L’obiettivo era quello di osservare quando compaiono le prime manifestazioni di malattia cardiovascolare prima dei 65 anni, distinguendo tra:
- malattia coronarica;
- ictus;
- insufficienza cardiaca.
Un approccio di questo tipo consente di cogliere l’evoluzione reale del rischio, senza limitarsi a una fotografia statica dell’età adulta.
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Il dato centrale dello studio è che gli uomini raggiungono una quota significativa di eventi cardiovascolari con diversi anni di anticipo rispetto alle donne.
In termini pratici:
- gli uomini raggiungono un’incidenza cumulativa del 5% di malattia cardiovascolare attorno ai 50 anni;
- le donne raggiungono lo stesso livello circa sette anni più tardi, intorno ai 57 anni.
Il divario diventa ancora più evidente se si guarda alla malattia coronarica, la forma più comune di evento cardiovascolare: l’insorgenza prematura è anticipata negli uomini di quasi dieci anni rispetto alle donne.
Al contrario, per ictus e insufficienza cardiaca, le differenze tra i sessi risultano molto meno marcate, suggerendo che non tutte le patologie cardiovascolari seguono le stesse traiettorie biologiche e cliniche.
Il punto di svolta è intorno ai 35 anni
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda quando le curve di rischio iniziano a separarsi: fino alla prima metà dei trent’anni, uomini e donne mostrano andamenti sorprendentemente simili.
Poi, intorno ai 35 anni, qualcosa cambia: il rischio cardiovascolare negli uomini comincia ad aumentare più rapidamente, mentre nelle donne resta relativamente più stabile per un periodo più lungo.
Questo dato è cruciale perché mette in discussione l’idea, ancora diffusa, che la prevenzione cardiovascolare “seria” debba iniziare solo dopo i 40 o 50 anni.
Gli autori hanno tenuto conto dei principali fattori di rischio tradizionali:
- fumo;
- pressione arteriosa;
- colesterolo;
- diabete;
- indice di massa corporea.
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Eppure, anche dopo gli aggiustamenti statistici, il divario temporale tra uomini e donne rimane significativo. Questo suggerisce l’entrata in gioco altri elementi:
- differenze ormonali,
- risposta infiammatoria,
- distribuzione del grasso corporeo,
- fattori psicosociali e comportamentali,
- esposizione precoce a stress cronico.
In altre parole, non è solo una questione di stili di vita peggiori.
Perché questi dati cambiano la prevenzione
Le implicazioni pratiche di questo studio sono chiare: se il rischio cardiovascolare negli uomini accelera già a metà dei trent’anni, intervenire troppo tardi significa perdere una finestra preventiva preziosa.
Lo studio suggerisce un cambio di paradigma:
- iniziare la valutazione del rischio cardiovascolare prima dei 40 anni, soprattutto negli uomini;
- non limitarsi a singoli parametri, ma osservare l’evoluzione nel tempo;
- integrare prevenzione clinica e comportamentale in età giovane-adulta.
Per le donne, invece, i dati ricordano che il rischio cardiovascolare non scompare, ma tende a manifestarsi più tardi e con modalità diverse, richiedendo strategie di prevenzione personalizzate.
Pur concentrandosi sulle differenze tra uomini e donne, lo studio manda un messaggio più ampio: le malattie cardiovascolari non iniziano improvvisamente in età avanzata, ma sono il risultato di processi che partono molto prima.
Seguire le persone fin dalla giovane età, intercettare i segnali deboli e abbandonare l’idea di una prevenzione “standardizzata” potrebbe essere la chiave per ridurre davvero il peso delle patologie cardiovascolari premature.
Fonti:
- Journal of the American Heart Association – Sex Differences in Age of Onset of Premature Cardiovascular Disease and Subtypes: The Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study
- World Health Organization – Cardiovascular diseases (CVDs)
- NIH – Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study (CARDIA)