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Prostata infiammata: come curarla (e cosa evitare)

Redazione

Ultimo aggiornamento – Gennaio 16, 2019

Prostata infiammata: come curarla (e cosa evitare)

Anche i giovani possono soffrire di disturbi alla prostata. Il più frequente, non vi è dubbio, è sicuramente la prostatite, un’infiammazione della ghiandola che colpisce un uomo su due nel corso della vita. Stando alle ultime stime, si tratta del problema uro-andrologico più comune al di sotto dei cinquant’anni.

Le conseguenze? Dolore sopra al pube, nella zona dei testicoli e dell’ano, bruciore durante la minzione, sangue nello sperma e difficoltà durante l’erezione e l’eiaculazione.

Prostatite: acuta o cronica? Batteri o stress?

Per trovare le cure adatte per la prostata infiammata è necessario, in primis, giungere a una diagnosi certa.

Siamo in presenza di una forma acuta o cronica di prostatite batterica? Nel primo caso, l’infiammazione è a carico della ghiandola e la causa è comunemente rintracciabile in una infezione delle vie urinarie.

In presenza di una prostatite cronica, invece, vi è il coinvolgimento anche delle vescicole seminali, dei dotti referenti, degli epididimi e dei testicoli. In tal caso, i fattori scatenanti possono essere molteplici: dai batteri alle emorroidi, passando per sovraccarichi psico-fisici e periodi di forte stress.

Attenzione, dunque: in presenza di un disturbo cronico, la colpa non è sempre dei batteri. In gran parte dei casi, infatti, non vengono rintracciati microrganismi, nonostante la presenza di evidenti segni di infiammazione. Proprio per questo motivo, si parla di prostatite cronica non batterica o, in alternativa, di sindrome del dolore pelvico cronico.

Come curare la prostata infiammata

Quando si ha a che fare con la prostata infiammata, purtroppo, i trattamenti non avranno effetti immediati.

Nel caso vi sia la presenza di una forma acuta, il ricorso all’antibiotico è pressoché obbligatorio, per almeno 3 o 4 settimane. Vi sarà anche la necessità di ridurre il dolore, con l’aiuto di paracetamolo, ibuprofene o, nei casi più gravi, della codeina.

Chi soffre di prostatite cronica, di certo, non avrà vita più semplice. Antibiotici e, talvolta, alfabloccanti – per rilassare i muscoli – sono spesso le uniche alternative possibili. Tutto questo, ovviamente, vale se l’origine è batterica. In caso contrario, gli unici alleati sono i più classici antidolorifici.

L’importanza dell’alimentazione per una prostata in salute

Se le prostatiti rappresentano i disturbi urologici più diffusi, non dobbiamo dimenticare che questa ghiandola può essere colpita da altre numerose patologie, più o meno gravi – dal cancro all’iperplasia.

Il benessere della prostata, però, è assolutamente fondamentale per la qualità della vita di ogni uomo. Non dobbiamo dimenticare, quindi, che prevenzione e cura passano da una buona alimentazione.

A tavola preferite la verdura e frutta, specie se ricca di betacarotene – zucca e carota, albicocche e melone – e vitamina C, come arance e kiwi, peperoni e broccoletti. Via libera anche al pesce, soprattutto quello grasso, e alla soia.

Semaforo rosso, invece, per i dolci: no a cioccolato, zucchero, torte, bibite caloriche e cereali raffinati. Dimenticatevi anche delle proteine di origine animale e dei cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi, come l’olio di semi di girasole. Infine, scordatevi l’alcool: al massimo, vi è concesso un bicchiere di vino rosso al giorno.

L’importanza della diagnosi (anche a domicilio)

Vale sempre una regola, anche quando si tratta di prostata: la cura parte da una diagnosi certa e tempestiva.

Per le condizioni descritte, possono essere di aiuto esami di laboratorio, per la ricerca di batteri nel liquido seminale così come nelle urine.

Prostatite o no, quando si sospetta un malfunzionamento di questa ghiandola, si registra molto spesso un incremento dei valori ematici dell’antigene prostatico specifico (PSA): si tratta una proteina prodotta dalla prostata stessa, il cui valore fornisce indicazioni sulle sue condizioni fisiologiche.

Normalmente, tale proteina è presente in piccole quantità nel sangue di uomini con una prostata sana. Laddove vi fosse la presenza di eventuali disturbi o patologie si registra, invece, un aumento dei livelli di PSA.

Come ovvio, monitorarne i livelli è utile sia a livello di diagnosi sia in materia di prevenzione, soprattutto una volta raggiunti i 45 anni di età, quando le alterazioni prosastiche di qualsiasi natura diventano più frequenti.

Farlo non richiede uno sforzo particolare. Sono infatti disponibili dei pratici kit a domicilio che, tramite un auto-puntura e un dispositivo immunocromatografico, permettono di rilevare il livello di PSA nel sangue. I risultati? In soli cinque minuti.

Insomma, non ci sono scuse per prendersi cura di sé – e della propria prostata!

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