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Quali sono le terapie per il trattamento delle apnee notturne?

Ultimo aggiornamento – 26 settembre, 2016

Apnee notturne: come trattare il disturbo del sonno
Indice

Tutti sanno che una buona qualità del sonno è fondamentale per affrontare al meglio la propria giornata, eppure sempre più spesso le nostre notti sono irrequiete, disturbate e poco riposanti.

Insonnia, sonnambulismo, disturbi dei ritmi sonno-veglia sono solo alcune delle patologie che ci impediscono di riposare bene. Sempre più italiani, e in generale nel mondo, affermano di dormire male, svegliandosi stanchi e senza nessun giovamento dal riposo notturno. Tra le patologie in continuo aumento troviamo le apnee notturne, disturbi della respirazione di cui difficilmente ci accorgiamo, se non perché accusati dai vicini di letto di russare troppo.

Ecco allora come riconoscere e curare queste vere e proprie “immersioni” notturne.

Cosa sono le apnee notturne?

L’apnea è una vera sospensione del respiro, proprio come quando ci immergiamo sottacqua; le apnee notturne sono quindi eventi che si manifestano durante il sonno, in cui la respirazione cessa per un periodo che vai dai 10 secondi a un minuto. Quando questi eventi compaiono frequentemente, in media 10-15 volte per notte, si parla di sindrome da apnea notturna: sempre più spesso questa patologia colpisce una larga fetta di popolazione. Si stima che solo negli USA il fenomeno interessi dai 2 ai 5 milioni di persone, con dati in continua crescita.

A soffrirne sono principalmente gli anziani e il sesso maschile, ma anche le donne e in maniera molto minore i bambini possono esserne colpiti. Diagnosticare la sindrome da apnee notturne non è molto semplice: i sintomi principali sono rappresentati dal fatto che il paziente russa durante il sonno, soffre di ipertensione e spesso è sovrappeso e obeso.

Oltre a una cattiva qualità del sonno, con conseguente sonnolenza durante il giorno e irritabilità, le apnee notturne hanno ripercussioni anche sul corpo provocando stress soprattutto al sistema cardio-vascolare e portando spesso a ipertensione e nei casi più gravi anche all’infarto.

Come si può curare?

Il trattamento della sindrome da apnee notturne negli anni ha trovato molte strade e nuovi metodi sono in continua elaborazione. Vediamone alcuni di uso comune:

  • Terapia comportamentale: come suggerisce il nome, questo trattamento è focalizzato verso la correzione di alcune situazioni o atteggiamenti del paziente che favoriscono le apnee. In particolare, la terapia prevedere la riduzione del peso, un’alimentazione corretta per evitare reflusso o cattiva digestione notturna, sospensione di alcolici, caffeina e fumo.
  • Ventiloterapia: adottata solo nei casi più gravi, la ventiloterapia prevede l’utilizzo di una mascherina facciale che aiuta a respirare, immettendo aria a una pressione leggermente più alta di quella presente normalmente nell’ambiente, che contribuisce a mantenere aperte le vie aeree, evitando così l’apnea. La ventiloterapia è utilizzata come trattamento da oltre 30 anni e ne esistono molte varianti, utilizzate in varie situazioni e in base alla gravità dei sintomi della persona.
  • Terapia posizionale: è ormai noto che la maggior parte degli episodi di apnea notturna avvengono quando la persona è sdraiata supina, cioè a pancia in su. Modificare questo atteggiamento posturale durante la notte è proprio l’obiettivo della terapia posizionale che viene impiegata in maniera efficace per trattare le apnee notturne in pazienti non gravi. Ci sono varie strategie per favorire l’assunzione di una posizione migliore, generalmente quella su un fianco. La strategia principale è quella di impedire al paziente di rigirarsi sulla schiena con delle vere e proprie barriere; queste barriere possono essere rappresentate da una serie di palline da tennis cucite nella zona tra le scapole su una maglietta per dormire oppure da uno zaino riempito con cuscini o materiale morbido e fatto indossare prima di andare a letto in modo che una volta che si tenterà di assumere la posizione supina, queste barriere lo impediranno creando fastidio al paziente. Con il passare del tempo, il paziente imparerà in maniera “inconscia” a non assumere più questa posizione in modo da prevenire le apnee. Questo tipo di terapia può portare a ottimi risultati in molti soggetti, ma ha tuttavia dei limiti in quando può essere utilizzata solo in situazioni di modesta o minima gravità della sindrome da apnee notturne e non è efficace su tutti i pazienti.

Prendersi cura del proprio riposo è fondamentale per una buona qualità della vita: se sospettate di avere dei disturbi del sonno o se vi svegliate stanchi, russate molto e pensate di soffrire di apnee notturne, rivolgetevi al vostro medico che saprà indirizzarvi verso ulteriori esami per riappropriarvi del vostro meritato riposo.

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