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Quando il nuoto fa bene alla riabilitazione

Redazione

Ultimo aggiornamento – 28 Ottobre, 2021

Nuoto e riabilitazione

Quasi tutti sanno nuotare: è qualcosa che si impara, di solito, fin da bambini. C'è chi poi decide di iscriversi a dei corsi di nuoto in piscina, per migliorare lo stile, la tecnica e le proprie performance in vasca. 

Ma cosa sappiamo realmente sul nuoto? E per quale motivo può essere lo sport giusto in caso di infortunio, quando si rende necessaria la riabilitazione? Scopriamolo insieme!

Nuoto: come agisce sull'organismo?

Il nuoto è quell’attività motoria che permette il galleggiamento e il moto del corpo nell’acqua: è uno sport che coinvolge tutti i muscoli del corpo e, oltre ad essere sport olimpio, è un’attività ricreativa molto diffusa, poiché completa e salutare, che distribuisce il movimento su tutto il corpo.

Il nuoto favorisce la salute e il benessere sia fisico che psicologico. 

Solitamente, praticandolo si ottiene un aumento della massa muscolare e una conseguente diminuzione della massa grassa, sviluppando l’impalcatura ossea e l’espansione della gabbia toracica. Inoltre, il nuoto apporta un miglioramento della coordinazione motoria, respiratoria e la riduzione della spasticità. È uno sport particolarmente utile anche per scopi come la riabilitazione delle lesioni e degli infortuni.

Perché il nuoto è utile per la riabilitazione?

Sono diverse le motivazioni per le quali il nuoto è ritenuto uno sport adatto per la riabilitazione:

  • è a basso impatto;
  • è una forma di stretching attivo.

La diminuzione della forza di gravità rende più naturali tutti i movimenti e le articolazioni non risentono degli sforzi compiuti, consentendo l’esecuzione di alcuni movimenti che, fuori dall’acqua, non sarebbe possibile eseguire. Inoltre, la resistenza resa possibile dall’acqua è omogenea: grazie a questa caratteristica la tensione muscolare è uniforme durante i movimenti. Bisogna ricordare che, per eseguire degli esercizi riabilitativi in acqua, non è necessario essere dei nuotatori esperti. 

Le vasche dedicate alla riabilitazione presentano un livello di acqua che normalmente non supera i 120 cm e sono presenti degli attrezzi che forniscono il supporto necessario per il galleggiamento.

In caso di sintomatologie che interessano la schiena, il nuoto e tutti gli sport acquatici possono essere un valido aiuto.

Ad esempio, in caso di scoliosi, il dottor Davide Dal Bò, fisioterapista, ricorda cheEsistono alcuni sport più 'asimmetrici' che coinvolgono la muscolatura in modo più disarmonico che non andrebbero scelti in prima battuta, ma rispetto alla sedentarietà hanno ovviamente dei vantaggi. Il nuoto è uno sport armonico che può aiutare, assieme a delle sedute di rieducazione posturale specifiche per simmetrizzare il lavoro muscolare”.

Come si imposta un corretto programma di riabilitazione in acqua?

Il programma da seguire viene solitamente costruito da uno specialista che tiene conto dei bisogni del paziente e degli obiettivi che vengono prefissati. Solitamente, la riabilitazione in acqua, come tante altre attività sportive, è strutturata in due o tre sedute a settimana per un periodo di tempo variabile.

Quali tecniche vengono eseguite per la riabilitazione?

Le tecniche riabilitative consistono nell’esecuzione di vari esercizi, spesso eseguiti anche in palestra, con parte del corpo immerso in acqua. Questi esercizi possono essere suddivisi in quattro macro-categorie:

  1. esercizi per il tono muscolare;
  2. esercizi per la mobilità articolare ed equilibrio;
  3. esercizi per il recupero di schemi motori;
  4. esercizi per il recupero dei gesti sportivi.

Gli esercizi vengono, in modo graduale, modificati per aumentarne la difficoltà: è sufficiente aumentarne l’ampiezza, la velocità oppure utilizzare degli strumenti che creino resistenza. Inoltre, è possibile modificare gli esercizi, modulando il grado di profondità dell’acqua. La modificazione degli esercizi, tuttavia, può essere effettuata solo una volta che il paziente riacquisisce, almeno in parte, le funzionalità perdute tollerando carichi maggiori.

Fra le varie tipologie di esercizio che possono essere svolte in acqua a scopo riabilitativo, troviamo gli esercizi a catena cinetica aperta e chiusa: in questa categoria, troviamo le estensioni delle gambe immerse in acqua. Tali estensioni consentono di potenziare un gruppo di muscoli specifico e di migliorare la mobilità di ogni singola articolazione.

Questa tipologia di esercizio viene svolta prevalentemente nella parte iniziale del programma di riabilitazione, essendo poco impegnativa. 

Svolti solitamente in acqua poco profonda, questi esercizi permettono il movimento di più muscoli e delle articolazioni contemporaneamente, mantenendo le estremità distali, come ad esempio i piedi, in appoggio sul fondo della piscina. Altri esercizi a catena cinetica aperta e chiusa sono gli affondi ed i piegamenti sulle gambe.

Spesso, viene richiesto un programma di riabilitazione in acqua per distorsioni di lieve entità, come ad esempio la distorsione della caviglia. In questo caso il programma viene suddiviso in alcuni step.

  1. La rieducazione propriocettiva: il paziente deve camminare lungo tutta la piscina mantenendo il piede su una tavoletta galleggiante. Ciò permette di creare una situazione di instabilità continua durante tutte le varie fasi dei passi.
  2. Il rinforzo muscolare: consiste in vari esercizi con lo step, il nuoto libero con le pinne, camminare con l’utilizzo di attrezzi.
  3. Il recupero del gesto sportivo: si eseguono vari tipi di camminata, di corsa e tutte le possibili situazioni delle attività quotidiane.

La riabilitazione in acqua è molto diffusa poiché permette di migliorare le funzionalità articolari e muscolari dopo un infortunio, può essere un valido supporto per prevenire patologie o curare sintomatologie idiopatiche croniche. Se svolta in modo corretto, la terapia acquatica è uno strumento efficace per completare le routine di allenamento degli atleti che possono in questo modo evitare traumi o lesioni.

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a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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