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Quanto ti fidi del tuo medico?

Ultimo aggiornamento – 01 giugno, 2017

rapporto di fiducia medico-paziente: perché è importante per la percezione del dolore
Indice

Per molti di noi, andare dal proprio medico curante può essere fonte di stress. Aver a che fare con il medico del lavoro, quindi, un dottore con cui non abbiamo a che fare abitualmente, può essere un’esperienza ancora meno piacevole.

Uno studio statunitense ha ipotizzato una stretta correlazione tra il dolore che si prova durante una visita medica e quanto abbiamo in comune col nostro medico, dal credo religioso alle convinzioni politiche, dal sesso alla provenienza.

Le relazioni medico-paziente influenzano la percezione del dolore

Steven Andernson, neolaureato alla facoltà di Psicologia presso la University of Miami, Tor Wager, professore presso l’Istituto di Scienze Cognitive alla University of Colorado, e il dr. Elisabeth Losin, assistente professore di psicologia presso il College of Arts and Sciences di Miami, si sono occupati di uno studio che ha riportato dei risultati davvero molto interessanti.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Pain, la rivista ufficiale della American Pain Society, riporta come titolo “La similarità nei sentimenti e la fiducia medico-paziente influenzano il dolore: prove da interazioni cliniche simulate” e si è occupato di stabilire quanto le analogie religiose, politiche e di provenienza tra medico e paziente ne condizionino il rapporto.

Lo spunto per questo studio viene dalla letteratura di ricerca clinica, che rivela come i pazienti che hanno medici della stessa etnia provano meno dolore durante le visite e sono molto più soddisfatti. Questo deriva dal fatto che il dolore non è dovuto solamente a una componente fisiologica, ma è un insieme di aspetti fisici e psicologici. Avere a che fare con qualcosa che ci è familiare riduce lo stress e la tensione, e di conseguenza – a meno che non si tratti di condizioni gravi – le sensazioni dolorose o di fastidio che potremmo provare.

Inoltre, spesso le interazioni medico-paziente sono veloci e superficiali, a causa del fatto che generalmente un solo medico ha in cura molti pazienti e, dunque, non è in grado di seguirli dando la massima attenzione anche all’aspetto psicologico, oltre che a quello che riguarda lo stato fisico in sé. Cercare nel proprio medico un approfondimento di questo rapporto può rendere la visita un’esperienza meno stressante e molto più piacevole.

La fiducia per il proprio medico è fondamentale

Per avere conferma della loro teoria, i tre ricercatori hanno svolto un esperimento clinico in laboratorio.

Ai partecipanti allo studio è stato dato un questionario da compilare che chiedeva informazioni riguardo alle loro ideologie politiche, il genere, le credenze e le pratiche religiose. Successivamente, sono stati divisi in due gruppi in base alle loro convinzioni e ai loro valori, senza che venissero rivelate loro le specifiche di assegnazione ai gruppi.

L’obiettivo dei ricercatori era quello di mettere insieme persone simili tra loro in modo da creare un ambiente positivo, in cui esse potessero sentirsi a proprio agio e provare fiducia nei confronti del medico.

I partecipanti di entrambi i gruppi hanno dovuto interagire con il medico del proprio gruppo e con quello dell’altro, sempre del proprio genere sessuale (fattore che alimenta ulteriormente la fiducia).

Durante l’interazione clinica simulata, i medici hanno eseguito una procedura di induzione del dolore sui pazienti mediante l’applicazione di calore nella parte interna dell’avambraccio, che doveva riprodurre una procedura medica dolorosa come un colpo.

A seguito di questo passaggio, è stato richiesto ai pazienti di quantificare il dolore provato durante la finta visita medica. I risultati hanno confermato la teoria dei ricercatori: i partecipanti hanno provato meno dolore quando hanno avuto a che fare col medico del proprio gruppo, mentre il dolore si è intensificato quando la situazione era di minor agio.

Inoltre, col ripetersi dell’esperienza medica, l’aumento della fiducia ha portato il paziente a provare sempre meno dolore da una visita all’altra.

Per riprendere le parole del dr. Losin: i risultati suggeriscono che il medico “agisce essenzialmente come un placebo sociale, giocando lo stesso ruolo che una pillola di zucchero giocherebbe se stessimo facendo uno studio sulla riduzione del dolore al placebo”.

Quando un individuo crede che vi sia qualcosa che può ridurre il proprio dolore, il cervello rilascia naturalmente delle sostanze chimiche antidolorifiche. Lo stesso, secondo i tre ricercatori, avviene quando il paziente si fida del proprio medico.

Ma perché questo studio è così importante? L’obiettivo principale di questo esperimento è quello di trovare modi per aiutare le persone a provare meno dolore quando vanno dal proprio medico e a ridurre le fobie riguardo alle visite mediche e ai check-up. Non andare a farsi visitare perché si ha paura può essere pericoloso soprattutto per un paziente con patologie gravi, sia già riconosciute che non ancora diagnosticate.

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