Rimanere in carrozzina dopo un morso di zecca: tutto sulla malattia e come prevenirla

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Alessandra Familari
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Data articolo – 03 Aprile, 2026

Un morso di zecca.

È possibile rimanere paralizzati a causa di un morso di zecca?

È quello che è accaduto ad Alberto, in carrozzina da quasi un anno dopo un morso di zecca.

Con l’arrivo della primavera e il ritorno delle attività all’aperto, cresce il rischio di incontro spiacevole con questi parassiti sempre più diffusi in alcune aree d’Italia.

Ma tutte le punture di zecca sono pericolose? Non tutte, ma alcune infezioni trasmesse da questi insetti possono avere conseguenze gravi, e, talvolta, irreversibili. 

Tra queste, una in particolare è in grado di colpire il sistema nervoso e, nei casi più severi, lasciare danni permanenti.

Vediamo di cosa si tratta.

Rimanere in carrozzina dopo un morso di zecca: cos’è l’encefalite da zecca (TBE)

Quando si parla di malattie trasmesse dalle zecche, si pensa spesso alla malattia di Lyme. Tuttavia, esiste un’altra infezione meno nota ma potenzialmente più grave: la TBE (Tick-Borne Encephalitis), ovvero l’encefalite da zecca.


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Si tratta di un’infezione virale che viene trasmessa all’uomo attraverso il morso di una zecca infetta. 

A differenza della Lyme, che è causata da un batterio ed è trattabile con antibiotici, la TBE è provocata da un virus e può colpire direttamente il sistema nervoso centrale, causando un’infiammazione del cervello e delle membrane che lo circondano.

Mentre per la Malattia di Lyme il batterio impiega 24-48 ore per migrare dalla zecca all'uomo, il virus della TBE si trova nelle ghiandole salivari della zecca e viene trasmesso immediatamente dopo il morso. La rimozione rapida è utile, ma non garantisce la prevenzione della TBE come invece fa per la Lyme.

Tutti i sintomi dell'encefalite da zecca

La TBE può manifestarsi in modo variabile. In molti casi, la prima fase può essere lieve e simile a un’influenza, ma non sempre si ferma lì. In una parte dei pazienti, infatti, l’infezione può evolvere in una forma neurologica più seria.

I sintomi possono includere:

  • febbre e malessere generale; 
  • mal di testa intenso; 
  • nausea e vomito; 
  • rigidità del collo; 
  • difficoltà nei movimenti; 
  • disturbi della coordinazione; 
  • alterazioni della coscienza fino a forme più gravi come paralisi. 

Nei casi più severi, la malattia può lasciare conseguenze neurologiche permanenti, con un impatto significativo sulla qualità della vita.

Esiste una cura per l'encefalite da zecca?

Ad oggi, purtroppo, non esiste una terapia antivirale specifica contro la TBE causata dalle zecche. 

Il trattamento utilizzato è di tipo sintomatico e di supporto, e nei casi più gravi può essere necessario il ricovero ospedaliero, anche in terapia intensiva.

Questo incarna uno degli aspetti più critici: una volta contratta l’infezione, non esiste un farmaco in grado di eliminarla. Per questo motivo, la prevenzione gioca un ruolo centrale.

Encefalite da zecca: dove è più diffusa in Italia

In Italia, l’encefalite da zecca è presente soprattutto nelle regioni del Nord, in particolare nelle aree montane e collinari del Trentino-Alto Adige, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato un aumento della presenza delle zecche e una progressiva estensione delle aree a rischio. Tra le cause principali vi sono i cambiamenti climatici, che favoriscono la sopravvivenza e la diffusione di questi parassiti anche a quote e latitudini diverse rispetto al passato.

Come proteggersi dalle zecche

Ridurre il rischio di morso è possibile, soprattutto adottando alcune precauzioni durante le attività all’aperto, come passeggiate nei boschi, escursioni o lavori in giardino.

Vediamo le principali misure di prevenzione:

  • indossare abiti lunghi e chiari per individuare più facilmente le zecche; 
  • utilizzare repellenti specifici sulla pelle e sui vestiti; 
  • evitare il contatto diretto con erba alta e vegetazione fitta; 
  • controllare attentamente il corpo al rientro, soprattutto nelle zone più esposte; 
  • rimuovere tempestivamente e correttamente eventuali zecche. 

Malattie trasmesse dalle zecche: esiste un vaccino?

A differenza di altre malattie trasmesse dalle zecche, per la TBE esiste un vaccino efficace. La vaccinazione è raccomandata soprattutto per chi vive o frequenta abitualmente aree a rischio, come escursionisti, lavoratori forestali o persone che trascorrono molto tempo nella natura.

Il vaccino per la TBE è a base di virus inattivato. Non può causare la malattia, ma "addestra" il sistema immunitario a produrre anticorpi neutralizzanti.

La protezione vaccinale incarna al momento la strategia più efficace per ridurre il rischio di forme gravi della malattia.

In un contesto in cui le zecche sono sempre più diffuse a causa del cambiamento climatico, conoscere i rischi si rivela fondamentale. E fondamentale è il comportamento preventivo e prudente che deve seguire di conseguenza, sicché può davvero fare la differenza. 

Poiché, seppure la maggior parte delle punture è innocua, alcune infezioni possono determinare conseguenze oltremodo devastanti per la qualità della vita umana.


Fonti:

Il Dolomiti - “Continuavo a rimandare il vaccino. Oggi sono in carrozzina”. La storia di Alberto, morso da una zecca: “A mio figlio dissero che, forse, non mi sarei più risvegliato”


Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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